Ma i vampiri esistono veramente? E se esistono possono commettere crimini? A queste e ad altre domande Sherlock Holmes avrebbe risposto: elementare Watson

Arthur Conan Doyle

Arthur Conan Doyle

Inserito nella raccolta di racconti “Il taccuino di Sherlock Holmes” (1927), quinta e ultima raccolta d’investigazioni del famoso detective di Baker Street, il caso del vampiro del Sussex è una furba incursione di Conan Doyle nel genere sovrannaturale. Oddio, più che incursione sarebbe meglio dire uno sfioramento perché questa storia di vampiri di vampiresco ha solo il titolo.

Holmes, annoiato dalla penuria di casi, viene contattato da una ditta di import–export con cui aveva collaborato in precedenza che gli chiede di interessarsi al caso di un loro cliente, tale Robert Ferguson. A breve segue una lettera di Ferguson che, con la vecchia scusa del “chiedo per un amico”, racconta la storia di un vedovo inglese che in seconde nozze sposa una peruviana. “L’amico” è già padre di un ragazzo di 15 anni con gravi problemi motori a causa della spina dorsale lesionata da un incidente a cavallo, con la bella peruviana mette al mondo un altro bambino.

Fin qui niente di strano. Senonché, a un certo punto, la bambinaia che si occupa del neonato nota un morboso interesse della madre che gira attorno al bimbo come uno squalo. Un giorno la sorprende nell’atto di morderlo al collo. A questo episodio, poi ripetutosi, vanno aggiunte due aggressioni ai danni del figliastro 15enne che viene percosso brutalmente in un caso con un bastone.

“L’amico” ovviamente non crede alla bambinaia ma è costretto a ricredersi quando coglie in flagrante sua moglie con le labbra insanguinate e il neonato con una ferita sul collo.

Naturalmente Holmes, che non crede ai vampiri e al sovrannaturale, accetta il caso. Le indagini si svolgono nel Sussex, qui dovrà scoprire se sia vero oppure no che un incauto cittadino di Sua Maestà ha permesso a un vampiro sudamericano di mettere piede sul territorio britannico.

Conan Doyle prima di Sherlock Holmes era un notevole narratore di storie del sovrannaturale, alcune con protagonisti dei vampiri ben prima che il suo caro amico Bram Stoker fissasse i canoni del genere. Con questa avventura di Holmes, Conan Doyle ripercorre quei sentieri piegandoli però alla visione del mondo del suo famoso investigatore che non ammette nulla al di fuori della logica e della natura.

Curiosamente tra gli apocrifi di Holmes, uno dei più riusciti è “Sherlock Holmes contro Dracula” (1978) di Loren D. Estleman nel quale il famoso detective parte da un curioso naufragio, con tutti gli annessi assicurativi e commerciali che ne derivano, e si ritrova sulle tracce di un conte transilvano emofago.