Molto prima della dolce vita, prima dei vitelloni e dei paparazzi, a Roma c'erano anche pericolosi vampiri dai capelli rossi

Curioso notare come, nell’800, l’Italia non era sinonimo di sole, mare, amore, pizza, mandolino e mafia. In quel periodo il Belpaese era visto come un luogo misterioso in cui sopravvivevano, nascosti nelle campagne assolate, miti e mostri della romanità classica.

E quindi perché non un vampiro romano?

“Un mistero della campagna romana” racconta le gesta di un gruppo di artisti legati tra loro da profonda amicizia, ambigua, ma pur sempre amicizia.

All’epoca (e forse ancora oggi) era convinzione comune che gli artisti fossero libertini anche dal punto di vista sessuale, ma chiaramente non si poteva scrivere, quindi si lasciava intendere l’omosessualità e magari anche la bisessualità.

Marcello, il centro del gruppo, un giorno dice di volersi ritirare in campagna alla ricerca dell’ispirazione e trova una villa isolata che potrebbe fare al caso suo. Per un po’ sparisce dalla circolazione, gli amici sono preoccupati ma lui è un artista e con lui le stranezze sono all’ordine del giorno.

Poi uno del circolino ha una specie di allucinazione e si ammala, ha febbre alta e delira, compaiono anche episodi di spasmi violenti, lo devono immobilizzare. Nel suo delirio è ossessionato dalla sorte di Marcello che sospetta morto.

A questo punto entra in scena un inglese che, al contrario degli altri artisti del gruppo tutti italo–francesi, dice di avere i piedi per terra. Viene incaricato di indagare e si intrufola nella villa di Marcello. Lo becca mentre s’infratta con una donna avvolta in un manto nero, scendono in una catacomba nascosta in un bosco. Il massimo del romanticismo.

L’inglese riferisce ai suoi mandanti quello che ha scoperto, poi durante una crisi del malato a cui lui assiste, compare Marcello sotto forma di fantasma. Quando l’apparizione si dissolve tutti concordano sul fatto che l’amico artista abbia “stirato le zampe”.

Decidono di andare a verificare. Arrivano alla villa e la trovano deserta, scendono nella catacomba e trovano il cadavere di Marcello, qualcuno l’ha dissanguato.

A questo punto non è difficile fare due più due: nella catacomba c’è un sarcofago di pietra di epoca romana che l’inglese apre trovandovi all’interno una magnifica donna dai capelli rossi e dal nome evocativo: Vespertilia.

Piccolo inciso, in età romana i capelli rossi erano sinonimo di prostituzione.

Scoprono il nome del mostro decifrando un’incisione in cui si spiega che la donna nel sarcofago è un pericoloso vampiro. Vedi a non conoscere greco e latino?

Nessuno, con un minimo di sale in zucca, si sarebbe sognato di eliminare l’unico testimone vivente dell’antica Roma. Nessuno tranne un inglese, ovviamente.