Richard StallmanBarba lunga e ispida, sguardo limpido, un look a metà strada tra l’hippy e l’asceta: questo era ed è Richard Stallman, pioniere dell’open source. Tutto ebbe inizio nella prima metà degli anni ’70 nei laboratori informatici del Mit dove Stallman lavorava come programmatore. Ci fu un incidente e Stallman si procurò una brutta ferita al ginocchio concludendo bruscamente e dolorosamente la sua carriera di ballerino folk! Seguì un brutto periodo di cupa depressione con l’unico svago possibile offerto dall’Informatica; così Stallman si dedicò anima e corpo alla programmazione tentando di dimenticare le piste da ballo e le coreografie affollate. Il caso volle che, proprio in quegli anni, la legge americano estendeva il concetto di “diritto d’autore” anche al software compiendo quella che Stallman definì «un crimine contro l’umanità». Gli effetti nefasti di quella legge illiberale si concretizzarono in un fastidioso problema di stampa con una Xerox: Stallman tentò invano di programmarla in modo da notificare agli utenti quando fosse disponibile e quando no, ma le nuove protezioni al software di gestione della macchina glielo impedirono. Così il povero Richard col suo ginocchio malandato e tutti i suoi colleghi dovettero, ogni volta che lanciavano una stampa, attraversare il Mit fino a raggiungere la stampante per scoprire magari che non aveva nemmeno cominciato a stampare.
Seguirono una sempre più rigida predicazione della sua filosofia del software libero, l’allontanamento volontario dal Mit per evitare intromissioni nella sua “missione” e poi il progetto più importante della sua vita: il progetto Gnu. Di cosa si trattava? Di un sistema operativo creato e diffuso in assoluta conformità alle sue teorie. “Gnu” è un acronimo ricorsivo che sta per “Gnu is Not Unix” ossia “Gnu non è Unix” a rimarcare la lontananza dal più noto sistema operativo proprietario dell’epoca. Stallman, inarrestabile in quegli anni, crea la Free Software Foundation: una società privata nata con l’intento di fornire delle basi legali ed un supporto concreto al software libero. Si inventa anche il concetto di copyleft applicato al software: in concreto delle “licenze” scelte dai programmatori che specificassero cosa si poteva fare e cosa no con un i loro programmi. Stallam ne inventò una – Gpl, Gnu Public License, una licenza tutt’ora in evoluzione – con la quale diffuse tutto il software prodotto dalla sua fondazione. Sembrerà poco, ma per il mondo dell’informatica fu una rivoluzione epocale anche e soprattutto ideologica. Stallman divenne un’icona anche e soprattutto grazie al suo continuo spendersi in favore della libera circolazione delle idee (non solo del software). La sua figura, controversa come nella migliore tradizione dei rivoluzionari, abbraccia momenti epici come quando, nel 1999, Stallman si spese per lo nascita di un’enciclopedia libera on-line invitando il pubblico a contribuire con articoli (qualcuno oggi la chiama Wikipedia…). In Venezuela si impegnò pubblicamente per promuovere l’adozione di software libero nella compagnia petrolifera di stato (Pdvsa), nel governo municipale, e nell’esercito della nazione. Sostenitore scomodo e polemico di Hugo Chávez, Stallman ha criticato alcune politiche inerenti la programmazione televisiva, i diritti per la libertà di parola e la privacy negli incontri con Chavez e nei discorsi pubblici in Venezuela. Nell’Agosto del 2006 durante gli incontri con il governo dello stato indiano di Kerala, convinse i funzionari ad abbandonare il software proprietario, come quello di Microsoft, nelle scuole statali. Riuscì a strappare la decisione di portare tutti i computer scolastici di 12.500 scuole superiori da Windows a un sistema operativo libero. Dopo incontri personali, Stallman ha ottenuto dichiarazioni positive sul movimento del software libero dall’allora presidente dell’India, Dr. A.P.J. Abdul Kalam, dal candidato alla presidenza francese nel 2007 Ségolène Royal, e dal presidente dell Ecuador Rafael Correa. Negli anni ha partecipato a innumerevoli proteste sui brevetti del software. Nell’aprile 2006, Stallman tenne un cartellone con scritto “Non comprate da Ati, nemico della vostra libertà” durante un discorso di un rappresentante dell’Ati (produttore mondiale di microprocessori) nell’edificio dove Stallman lavora, con il risultato che fu chiamata la polizia. Ati da allora si è fusa con Amd e ha fatto piccoli passi per rendere la documentazione per il loro hardware disponibile all’uso della comunità del software libero. Stallman ha anche aiutato e supportato il tentativo di riportare online il progetto di una biblioteca di spartiti musicali internazionali (International Music Score Library Project), dopo che era stata tolta il 19 ottobre 2007 in seguito a una lettera (cease and desist letter) della Universal Edition. Un americano atipico questo Stallman, si potrebbe concludere, ma in fin dei conti non è poi così strano trovare nella storia americana personalità riottose e controcorrente come lui. Attualmente Stallman sostiene il Green Party (il partito ecologista americano) e si rifiuta di possedere o usare cellulari perché teme che la sua privacy possa essere violata. Questo è Richard Stallman: o lo sia ama, o lo si odia.