Purtroppo il lavoro è diventato qualcosa che vale poco. Lo vediamo ogni giorno, lo tocchiamo con mano: ormai troppo spesso chi vive di lavoro dipendente non riesce ad arrivare alla fine del mese, e senza fare spese folli, senza fare una vita di lusso. Ma questo non vale per tutti: chi guadagna tanto oggi, infatti, guadagna molto di più. Almeno fino a questa crisi. Ora, forse, è tempo di ridiscutere tutto. È giunto il momento di parlare di “redistribuzione della ricchezza”, di “indici di concentrazione” perché, è ovvio: questo capitalismo senza regola non funziona più, oltre che essere assolutamente ingiusto. Per essere più chiari parliamo in cifre: un dirigente di una delle quindici più importanti società americane nel 1980 guadagnava in media 42 volte di più di un impiegato della stessa società. Nel 1990 la differenza era di 107 volte, nel 2003 di 360 volte, mentre nel 2007 la proporzione è arrivata a 520 volte. Possiamo dirla anche così: in quindici anni, tra il 1990 e il 2005, la differenza tra il 10% dei dipendenti più pagati e il 10% di quelli meno pagati è aumentata nel 70% dei paesi. In breve: ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. In una sola parola: ingiustizia. La fine della classe media così come l’avevamo conosciuta.

Il Rapporto 2008 del Ilo.
È apparso in questi giorni il Rapporto 2008 sul lavoro redatto dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), che si dichiara “preoccupata”. L’allarme, sostiene l’Ilo, è ancora maggiore se si pensa alla drammatica situazione finanziaria di questo periodo perché “il costo finanziario ed economico della crisi ricadrà maggiormente sulle centinaia di milioni di persone che non hanno potuto approfittare dei benefici della recente crescita economica”. In questo senso, gli Stati Uniti e il Sud America restano all’avanguardia in questa forma di ingiustizia sociale ma la tendenza è globale. Ovunque il lavoro ha perso peso rispetto ad altre forme di reddito, soprattutto finanziarie, che stanno mostrando tutta la loro precarietà. In 51 paesi sui 73 per i quali c’erano dati disponibili, la parte degli stipendi sul reddito totale è diminuita nel corso degli ultimi 20 anni, in un contesto, paradossalmente, in cui l’occupazione è cresciuta. L’illusione finanziaria ha dato a molte persone una pericolosa percezione di ricchezza e ha aumentato il loro livello di indebitamento, così quando la bolla è scoppiata molte famiglie si sono ritrovate senza il paracadute del loro stipendio.

L’Europa e l’Italia.
In questo contesto l’Europa è a rischio come tutti gli altri continenti, e l’Italia ancor più perché nel nostro paese non esiste alcuna politica di difesa del potere d’acquisto della classe media e quindi della stragrande maggioranza delle persone. Una situazione che sta portando l’Italia a un impoverimento generalizzato e che favorisce l’arricchimento di pochi individui. L’esempio è il profitto delle imprese italiane che, sebbene siano oggi in crisi di crescita, vantano fatturati enormi (è il caso di banche, imprese di costruzioni, di meccanica, di energia, di telecomunicazioni…): soldi che vengono distribuiti tra i dirigenti e i quadri: il dipendente medio si deve accontentare di stipendi intorno al migliaio di euro. In molti casi, soprattutto tra i giovani (leggi: meno di quarant’anni) lo stipendio è inferiore ai mille euro, fatto che ha portato l’Italia, in una decina d’anni, ai livelli più bassi tra le remunerazioni europee. La causa di tutto è la cattiva politica dei governi succedutisi  e i vuoti legislativi che lasciano il mercato regolarsi da sé.

Il Salario Minimo Garantito.
Un sostegno concreto al potere d’acquisto è il Salario Minimo Garantito, presente in venti dei ventisette paesi europei, ovvero un “salario minimo” stabilito dallo stato sotto cui non si può essere pagati. Il Salario Minimo ammonta a 1321 euro in Francia, a 1361 euro nel Regno Unito, a 1400 euro in Irlanda, a 1300 in Olanda, fino al più alto, quello del Lussenburgo, a 1570 euro. In Germania non esiste ma da qualche tempo se ne parla, in Italia non esiste, non se ne parla (nemmeno a sinistra) e soprattutto si pensa di eliminare anche i contratti nazionali, unica attuale forma di tutela per non avere stipendi bulgari (dove il Salario Minimo esiste ed è di 92 euro). Ma quando si va a votare la gente pensa all’abolizione dell’ICI e alla possibilità di diventare dei piccoli imprenditori. Strana forma di attenzione alla politica: forse alla fine ognuno si merita il salario che ha.

Fonte dei dati: Alice Lavoro