Pubblichiamo l’appello lanciato da Luciano Donatelli, Presidente dell’Unione Industriale Biellese, per sensibilizzare il governo italiano affinché agisca per difendere la manifattura italiana, nel caso specifico quella tessile (e più in generale il “sistema moda” made in Italy): uno dei settori fondamentali della nostra economia. Gli slanci di ottimismo del presidente del Consiglio non devono, a nostro avviso, cadere nell’irrealismo: la crisi esiste, è giunta in un paese, il nostro, che era già avviato alla recessione in precedenza, e che vede ora accellerarsi un processo già in atto da diversi anni. L’Italia deve difendere e sostenere il suo sistema industriale. Anzi, deve approfittare della crisi per migliorarlo e promuoverlo con più forza.

Carissimo Presidente,
prendo spunto da una recente lettera aperta di ringraziamento di un notissimo mobiliere, per scriverLe a nome di un distretto, quello Biellese, che nel 1960 aveva 40.000 “cavalli da tiro” e oggi ne conta a malapena 20.000.
Un distretto a rischio estinzione che si sente per sua natura a disagio a “dimostrare” anche su una “piazza mediatica” come questa. Il nostro DNA è quello di padri fondatori quali Quintino Sella e Giuseppe Pella, ex primo ministro degli Anni ‘50, di cui siamo paradossalmente fieri proprio per i “favori” che non ha fatto alla sua città, lasciando ai propri eredi beni come un qualunque comune impiegato statale. Singolare in un’Italia in cui chi grida e chi si strappa le vesti ottiene da sempre qualcosa per il proprio campanile. Ed è proprio con il pudore dei nostri nonni e padri che noi biellesi, stremati, ma fieri di un sistema tessile d’eccellenza, scendiamo in piazza. Siamo capofila di una filiera unica che alimenta circa il 40% del mercato mondiale del tessuto fine, con i suoi stabilimenti, ma soprattutto con la sua forza lavoro fatta da colletti bianchi, blu e da una miriade di famiglie artigiane.

Mi creda, caro Presidente, è struggente vedere i piccoli imprenditori piangere con gli operai/colleghi quando sono costretti a chiudere le aziende dopo aver rotto tutti i loro salvadanai.

Tutta questa gente che per generazioni ha lavorato a testa bassa, che si è risollevata da un’alluvione devastante 40 anni or sono ed è rinata, operai e imprenditori spalla a spalla, sfangando una valle con le proprie mani, oggi rischia di scomparire in un silenzio che non è più accettabile.
Lasciar morire un bacino d’eccellenza come il nostro è come chiudere una miniera d’oro in un paese di orafi. E gli “orafi”, che come noi fanno parte del Sistema Moda Italia, rischiano di collassare alla nostra stregua.

I rimpianti coccodrilleschi di Regno Unito e Francia, di cui peraltro siamo fornitori manifatturieri fondamentali, dovrebbero insegnarci qualcosa. Dopo un iniquo ciclo economico fatto di carta, è ormai chiaro che il manifatturiero sarà un elemento chiave per il nostro futuro, ed un manifatturiero d’eccellenza potrà generare un nuovo Rinascimento in cui i giovani devono poter ereditare i valori dei nostri nonni e padri, innovando a tutto campo. Da anni investiamo in innovazione, ricerca e promozione con il supporto della Regione Piemonte, ma tutto ciò non è sufficiente. I nostri parlamentari biellesi agitano da mesi fazzoletti bianchi sino ad oggi con poca fortuna.

L’unico europarlamentare, espressione del nostro territorio, che ci sostiene a Bruxelles in sinergia con Sistema Moda Italia difendendo il made in Italy, è duramente osteggiato dai vari commissari nordici, sulla scia del signor Mandelson, che ha svenduto alle lobbies commerciali nordiche il tessile europeo. Tessile che solo in Italia dà sostegno a oltre un milione di famiglie, con un saldo attivo di 9 miliardi di euro.

È evidente che queste lobbies non vogliono far sapere al consumatore, al contrario di quelle del vino e dell’olio, da dove proviene un prodotto che, dopo ciò che ingeriamo, è l’elemento più a contatto con l’organismo umano. È solo in un’Europa colabrodo che si lasciano importare prodotti altamente cancerogeni, tinti con coloranti azoici e ammine aromatiche da anni bandite dalle produzioni italiane.

È facile capire chi è Davide e chi è Golia.
Ciò nonostante, il Biellese lotta e combatte con caparbietà ed orgoglio da oltre un secolo, ma queste doti non bastano più anche ai più valorosi “gladiatori” se non vi è un forte aiuto governativo.

Noi Biellesi non chiediamo regalie, ma dopo anni di contribuzione e dedizione all’economia del nostro Paese, chiediamo strumenti che ci consentano di superare questa nuova “alluvione” molto più subdola, che rischia di essere un Vajont senza ritorno.

In sintonia con l’azione del nostro Presidente SMI, Michele Tronconi, e il sindacato dei tessili, chiediamo pertanto sostegno soprattutto alle piccole e medie imprese che non hanno più ossigeno; non è in corso una bronchite, signor Presidente, ma un infarto, e l’infarto va affrontato tempestivamente altrimenti si rischia l’arresto cardiaco.

Ciò che chiediamo sono interventi per finanziare il consolidamento del debito, l’aumento delle risorse per i confidi e le agevolazioni per la capitalizzazione e l’aggregazione delle imprese. Linee di finanziamento per il capitale circolante delle piccole imprese per almeno 18 mesi a tassi legati all’Euribor con uno spread ragionevole.

La detassazione degli utili investiti e la messa a regime del credito d’imposta per la ricerca sono misure di cui non possiamo fare a meno. Ahimè, signor Presidente, il DL nr. 185 definito “anticrisi” è in certi casi quasi punitivo. Non prevede agevolazioni per gli investimenti ed addirittura penalizza il credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo, e inoltre non modifica la disciplina relativa all’indeducibilità degli interessi passivi come più volte richiesto da Confindustria.

Concludo questo primo e credo ultimo “cahier de doléances”, signor Presidente, esprimendo la delusione di un distretto in cui tutte le parti sociali e istituzionali sono concordi nel sentirsi escluse. Escluse da misure che supportano giustamente l’automotive, gli elettrodomestici, i mobili, dimenticando un settore che è sempre stato considerato la cenerentola d’Italia. Il Biellese vuole caparbiamente sopravvivere e generare ancora valore aggiunto per la sua gente, ma soprattutto per il nostro Paese che non può pensare al futuro se ne lascia morire le radici.

Cordialmente Suo.
Luciano Donatelli
Presidente Unione Industriale Biellese

Firma la petizione per difendere il tessile!

Fonte: www.ui.biella.it