Dopo l’esilio voluto dall’Europa, per aver portato sull’orlo del baratro l’Italia e l’Euro, per la sua incapacità a rassicurare i mercati, per la sua inconsistenza politica e morale, per le sue macchiette da avanspettacolo, per i suoi scandali sessuali, imbarazzanti e difficilmente giustificabili, Berlusconi ci riprova. Come Napoleone, il nostro Imperatore mediatico ritorna dalla sua isola d’Elba, per combattere la sua ultima, tragica, battaglia. Sta radunando attorno a sé i suoi fedelissimi colonnelli, quelli che senza di lui sarebbero solo degli anonimi caporali senza arte né parte, per tentare la sua seconda spettacolare scesa in campo.

Con la sua insostenibile leggerezza, crea e disfa partiti e alleanze come se niente fosse. Purché al centro di ogni cosa che esiste al mondo ci sia lui, solo lui con il suo sorriso. Nessuno trova spazio, nessuna idea può provenire dall’esterno, a meno che non l’abbia comprata.

Le sue divisioni televisive e giornalistiche riprenderanno le loro campagne di informazione (ma forse, sarebbe più giusto dire disinformazione) per mostrare le qualità e le ragioni dell’indomito condottiero. A breve arriveranno i soliti servizi sapientemente manovrati. Spot pubblicitari rassicuranti dove tutti sorridono, le bandiere sventolano, la musica commuove e le parole sono dolci, accattivanti, ipnotiche (via le tasse, libertà, voglia di fare, ricostruzione, lavoro, imprenditoria, ricchezza, ripresa). I suoi attori e conduttori faranno delle “innocenti” allusioni e il volto del nostro piccolo Napoleone ricomparirà su ogni canale televisivo, su ogni giornale, su ogni rivista, su ogni cartellone pubblicitario con la sua proverbiale vincente smorfia.

Questa volta, però, lo scenario è molto diverso da quello del 1994. Ora a far paura non sono i “comunisti”, ma è la crisi economica, la disoccupazione, la recessione, lo spread e la reputazione che l’Italia riscuote nel mondo. All’epoca Berlusconi era il nuovo. L’imprenditore prestato alla politica per arginare l’ondata rossa. Ora è il vecchio, che ha governato per quasi un ventennio con esiti catastrofici. Sarà difficile scrollarsi di dosso le responsabilità per le condizioni in cui ha lasciato il Paese.

Chi ha lungamente governato non può dire io non centro. All’interno delle sue truppe, poi, serpeggia il malcontento. Molti gli avrebbero volentieri fatto le scarpe, e questo suo ritorno gli sta scombussolando tutti i piani.  Anche Bossi, il suo uomo di fiducia che ha imbrigliato il malcontento della Lega per venderlo al suo amico Silvio, ora non c’è più. E soprattutto gli italiani sono stanchi di parole, di illusioni e di fiducia nell’uomo forte, nell’unto del Signore, nell’uomo della Provvidenza. I sondaggi danno il movimento di Grillo a circa il 20%. E il centro è sempre più affollato. Oltre all’UDC ora c’è anche il movimento di Montezemolo.

Le primarie hanno enormemente giovato al PD che ora rasenta il 38%. Inoltre, per molti moderati, ritirare la fiducia al governo Monti è stato un vero tradimento, un’assoluta mancanza di buon senso e di ragionevolezza.

I cento giorni di Berlusconi sono, quindi, iniziati. Vedremo se alla loro scadenza ci sarà un’altra Waterloo.