Mezzo secolo d'arte, dall’Unità d’Italia alla Grande Guerra, evento che conclude definitivamente l’Ottocento, in mostra a Forlì

Questa rassegna si ricollega, per le ambizioni e l’impegno nel riconsiderare un periodo significativo della nostra storia dell’arte.

Oggetto d’indagine l’Italia alla fine dell’Ottocento, anni esaltanti e tormentati che hanno visto gli intellettuali e gli artisti impegnarsi sul fronte comune della nascita di una nuova coscienza unitaria, di un’identità nazionale che rispecchiasse l’avvenuta unificazione politica del paese.

Una nuova patria

Giovanni Muzzioli: La vendetta di Poppea (1876 Modena, Museo Civico d'Arte)

Giovanni Muzzioli: La vendetta di Poppea (1876 Modena, Museo Civico d’Arte)

Come la letteratura, dominata da Carducci, Pascoli e D’Annunzio grandi interpreti dell’orgoglio e delle aspirazioni nazionali, e la musica, che con Verdi, Puccini e Mascagni ha saputo esprimere le grandi passioni, anche le arti figurative, in particolare la pittura la cui presenza è dominante, sono state un formidabile strumento di aggregazione.

Hanno esplorato infatti nuovi territori tra l’esaltante mitizzazione della storia, la memoria delle recenti lotte risorgimentali, viste come una grandiosa epopea popolare, e la dolorosa testimonianza del presente caratterizzato da forti tensioni sociali.

Per capire le attese, le speranze, le delusioni di un Paese ancora diviso antropologicamente sotto molti aspetti,la mostra propone un excursus tra le esperienze dei movimenti più sperimentali che, come i Macchiaioli e i Divisionisti e la cosiddetta arte “ufficiale” che è stata, nel bene e nel male, il mezzo più efficace e popolare per fare conoscere agli italiani i percorsi appassionanti e contradditori di una storia antica caratterizzata da aspirazioni e slanci comuni, ma anche da tensioni e divisioni.

I paesaggi del Bel Paese

Angiolo Tommasi: Emigranti (1896. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)

Angiolo Tommasi: Emigranti (1896. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)

L’Arte come strumento per scoprire, fuori dallo spazio alienante delle grandi città che le esigenze della modernità stavano cambiando i paesaggi intatti del Bel Paese caratterizzato da una diversità che continuava ad attirare i viaggiatori stranieri.

Per celebrare i fasti della vita moderna, che verranno proiettati nel mito della Belle Époque.

Per denunciare infine la drammatica condizione delle classi subalterne e rivelare le ingiustizie della società, attraverso la rappresentazione dei vinti, degli emarginati.

Attraverso una selezione di opere iconiche, soprattutto quelle presentate, premiate, acquistate dallo Stato e dagli enti pubblici, ma anche oggetto di dibattito e di scandalo, alle grandi Esposizioni Nazionali, da quella di Firenze del 1861 a quelle che tra Roma, Torino e Firenze (le tre città che erano state capitali) hanno celebrato il cinquantenario dell’Unità, le dieci sezioni della mostra ricostruiscono i percorsi dei diversi generi, da quello storico, alla rappresentazione della vita moderna, dall’ arte di denuncia sociale, al ritratto, al paesaggio.

I maestri italiani

Ettore Tito: Luglio (Sulla spiaggia)

Ettore Tito: Luglio (Sulla spiaggia)

In un emozionante racconto epico affidato soprattutto alle opere di grande formato, mai movimentate prima, ci vengono incontro temi di impatto popolare e dal significato universale risolti nel cortocircuito visivo di capolavori indimenticabili.

La varietà dei linguaggi con cui sono stati rappresentati consentono di ripercorrere un periodo di grandi trasformazioni della visione, dallo splendido tramonto del Romanticismo all’ affermazione del Purismo e del Realismo, dall’Eclettismo storicista al Simbolismo, dalla “rivoluzione” dei Macchiaioli alle sperimentazioni estreme dei Divisionisti.

Emergono con i loro capolavori i protagonisti di quei tormentati decenni, pittori come Hayez, Domenico e Gerolamo Induno, Pompeo Molmenti, Faruffini, Cesare Maccari, Muzzioli, Costa, Fattori, Signorini, Lega, Lojacono, Patini, De Nittis, Boldini, Zandomenenghi, Corcos, Tito, Mancini, Previati, Morbelli, Pellizza da Volpedo, Michetti, Segantini, Sartorio, Balla, Boccioni, e scultori come Vela, Cecioni, Bazzaro, Butti, Monteverde, Gemito, Troubetzkoy, Bistolfi, Canonica.

Anche se sarà poi la straordinaria occasione di far finalmente conoscere al grande pubblico tanti altri artisti sorprendenti, oggi ingiustamente trascurati o dimenticati.

La mostra

Telemaco Signorini: L’Alzaia (1864. Collezione privata, courtesy Jean-Luc Baroni Ltd)

Telemaco Signorini: L’Alzaia (1864. Collezione privata, courtesy Jean-Luc Baroni Ltd)

In un percorso coinvolgente, anche per la particolarità e la qualità dell’allestimento, la scena muta continuamente riservando al visitatore non poche sorprese, nell’ incontro inatteso e ravvicinato con un Ottocento mai visto.

Dai capolavori dell’ ultimo dei Romantici, il vecchio e glorioso Hayez, interprete degli slanci della giovinezza, di una bellezza senza tempo e delle passioni del Medioevo, si passa alla potenza visionaria del teatrale Otello di Molmenti, del finalmente visibile Valentino a Capua di Previati, un immenso dipinto leggendario come le epiche battaglie risorgimentali evocate dai lombardi Induno e Faruffini e dal meridionale Cammarano, presente con un quadro entrato nell’ immaginario degli italiani come la strepitosa e travolgente Breccia di Porta Pia.

L’epica dei vinti, resa universale dal Signorini dell’Alzaia e dalla dolorosa attualità degli Emigranti di Tommasi, appare placarsi nella dolcezza di un quadro mitico e amatissimo come le Due madri e nei solenni paesaggi alpini, come quello monumentale di Alla stanga, che fanno di Segantini, celebrato da D’Annunzio, il genio che nei suoi occhi “umili e degni” è riuscito a rendere l’ “infinita bellezza” della natura.

Quella natura che ci rivela il suo mistero in quello struggente capolavoro finale, misterioso come certi versi del Pascoli simbolista, che è Lo specchio della vita di Pellizza da Volpedo.

Dato il rilevo nazionale e internazionale dell’evento, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha deciso di donare una parte del biglietto della mostra alla raccolta fondi che Mediafriends, attraverso l’iniziativa Fabbrica del Sorriso, dedica anche quest’anno al sostegno dei bambini.

Si è voluto abbinare la bellezza di una esposizione d’arte di grande prestigio alla salvaguardia del futuro dei più piccoli, sapendo che un importante evento come la mostra forlivese possiede tutte le qualità per sensibilizzare l’opinione pubblica oltre che su un tema culturale di indubbio valore anche su quello della solidarietà sociale.

Info
OTTOCENTO. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini
Dal 9 Febbraio 2019 al 16 Giugno 2019
Forlì, Musei San Domenico
https://www.mostraottocento.com/