La collaboratrice di medeaonline Valentina Coluccia è in viaggio in Cina. Da oggi pubblichiamo i suoi post in questa rubrica dal titolo “Un viaggio in Cina”, alla scoperta di una civiltà millenaria.

Il primo impatto con la Cina per un occidentale non è dei più semplici. Arrivi in aeroporto e non accettano la tua moneta-e ti chiedi se l’euro è stato davvero una semplificazione, forse per l’Europa sì per l’Asia meno-per comprare una bottiglietta d’acqua e la guida locale che ti mostrerà le suggestioni di Pechino, proprio perché è stata scelta fra quelle “non turistiche” ma cinesi al cento per cento, è sgarbata per i nostri modi e ti risponde che ” no grazie non accettiamo la vostra moneta se proprio non possiamo farne a meno”.

Cammina veloce quasi mi semina nel traffico già denso alle 9 del mattino, è sbrigativa non parla con me ma mi guarda con quella che credo sia malcelata curiosità’ mista ad un certo distacco. Mi colpisce il fatto che assolutamente non mi sfiora  nemmeno per sbaglio, ad un certi  punto la tocco alzando la valigia per metterla nel bagagliaio di una scassatissima camionetta venuta a prenderci -rimane scassatissima fino a poco dopo in cui superiamo macchine cosi’ piene di botte e pacche che ridimensiono subito a mia impressione iniziale e seguo con interesse le manovre rocambolesche dell’autista che non sfigurerebbe in un film di Dario Argento.

Mentre guida mangia una specie di panino dall’odore molto penetrante, è difficile non osservarlo perché il suo mangiare è caparbio e convulso, quasi animalesco ma al tempo stesso ti fa capire quanto sia istintivo e concreto il suo legame col cibo. Più tardi mi dira’ in un inglese molto stentato, perlopiu’ aiutato dai gesti, che è una sorta di foglia commestibile ripiena di cotenna di maiale in salsa di fagioli neri. Tra jet lag e stravolgimenti di un organismo gettato ad est del proprio emisfero saggiamente non commento né mi ci soffermo sopra a pensare.

Arriviamo alla prima grande sorpresa della giornata:il Tempio del Cielo, uno dei complessi religiosi meglio conservati di tutta la Cina e patrimonio dell’UNESCO. pensato come soluzione di continuità accanto alla città Proibita era il luogo dove l’imperatore si recava per ringraziare il cielo nei solstizi d’estate e inverno a ancora il quindicesimo giorno del primo mese lunare come auspicio per un buon raccolto. La sua magnificenza colpisce perché è stato costruito senza usare chiodi o cemento. Gli occhi sono catturati dalle più delicate e intense sfumature di blu delle mattonelle smaltate che ricoprono i tetti delle sale di preghiera, l’effigie dorata del drago, simbolo dell’imperatore rifulge in tutta la  poderosa bellezza fra gli spazi geometrici e precisi del soffitto a cassettoni.

Ancora accanto visito un luogo dove fluisce e scorre una sotterranea ma palpabile spiritualita’: e’ la sala delle diecimila felicità, con una statua del Buddha alta  oltre 26 metri è intagliata dal tronco di un unico albero di legno di sandalo. La parte inferiore che non si vede a occhio nudo arriva fino a 8 metri di profondità nel sottosuolo. il suo viso trasmette una sensazione di pace ma anche di grande potere, numerosissimi sono i fedeli, soprattutto i giovani, che si inchinano a pregarlo ruotando incensi accesi fra le mani o lasciandone per devozione scatole intagliate e preziose ai suoi piedi.

Quando lo lascio alle spalle e mi rituffo nel traffico di Pechino mi sembra quasi di aver perso qualcosa o, pensandoci meglio, di aver abbandonato ,in quel luogo, qualcosa di me. Forse, alla fine e’ proprio un po’ della mia frenetica e caparbia occidentalita’.