Il 15 luglio 2016 è ormai una data “storica” per la Turchia, dopo il tentativo di colpo di Stato. Medea ha intervistato due cittadini turchi per conoscere la loro opinione.

L’ho vissuto in prima persona poiché non ero ancora partita per le vacanze. Io l’ho definita la lunga notte bianca turca, perché quella sera nessuno dormiva, nessuno era tranquillo. Tutti in trepida attesa di notizie, riscontri; telefonate e messaggi di parenti e amici che erano letteralmente terrorizzati a causa delle “tragiche notizie” che i mezzi di informazioni trasmettevano. E questo ha creato grande confusione e clima di terrore fra molti. Per questo motivo, senza addentrarsi in questioni prettamente politiche, mi è sembrato giusto spiegare un po’ la situazione reale durante quei giorni caldi, attraverso la voce e il punto di vista, di chi è nato qui e di chi ci vive da sempre. Ecco quindi la mia intervista ad una coppia di amici: Semih, una persona molto colta, che stimo moltissimo e che parla un’italiano praticamente perfetto, e Deniz, una delle mie migliori amiche qui a Istanbul, con un innato amore per gli animali: ha ben 16 gatti e due cani!

Carissimi Deniz e Semih, innanzitutto grazie per la vostra disponibilità per questa intervista. Volete brevemente presentarvi?
Deniz: «Sono nata a Bari nel 1967 da madre italiana e padre turco. Sono cresciuta nel capoluogo pugliese completando i miei studi superiori. A 21 anni mentre studiavo medicina veterinaria, quasi per gioco ho fatto un concorso in polizia vincendolo. Ho così passato i successivi 7 anni alla Criminalpol di Ancona. Nel 1990 sono stata mandata in missione a Istanbul per aprire il primo ufficio visti al Consolato Generale D’Italia (fino ad allora i turchi avevano libero accesso in Italia). Nel 1994 ho sposato un cittadino turco e mi sono trasferita a Istanbul, congedandomi dalla Polizia di Stato. Ho ripreso gli studi laureandomi in “Lingua e cultura italiana”. Da circa 18 anni insegno, e oggi ho un’attività tutta mia di lezioni private e online».
Semih: «Grazie Rossella per questa opportunità. Mi chiamo Muzaffer Semih Özer, ho 54 anni e sono sposato da 22 con Deniz che è cittadina italiana. Ho frequentato il liceo italiano e mi sono laureato in Economia presso l’università di Hacettepe di Ankara. Attualmente lavoro nel settore privato come interprete industriale».

Vogliamo spiegare brevemente gli eventi dello scorso luglio? C’erano già nell’aria dei sentori o è stato un evento che nessuno si aspettava? Il popolo turco immaginava che una “mossa” del genere poteva accadere?
Deniz: «Quello che é accaduto il 15 luglio 2016 resterà indelebile nella storia della Turchia, già costellata di eventi sanguinosi e tragici nel passato, dai quali però si é sempre rialzata con le proprie forze e più forte. Quella notte abbiamo subito un tentativo di presa militare, grazie al cielo fallito. Non posso dire che nell’aria ci fossero sentori di tale manovra, ma di certo da quando è al potere l’odierno governo i tentativi di rovesciarlo (anche se più lievi, secondo me) sono stati frequenti. Ma non ci si aspettava una cosa cosi’ azzardata. Così come i fautori non si aspettavano la reazione del popolo. Avevano sottovalutato il potere della massa, dando per scontate troppe cose».
Semih: «Per capire gli eventi dello scorso luglio, bisogna prima tornare agli eventi accaduti in Turchia negli anni ’70. Spiegare brevemente è quasi impossibile, direi. A mio avviso, il 15 Luglio la Turchia ha subito un “attentato a tutto il sistema vitale”. È stato un evento a sorpresa per tutto il popolo turco, me compreso. Ti dirò, mi interesso di politica da circa 40 anni, ma mai avrei immaginato che una “setta religiosa” si azzardasse a mettere in pratica una mossa cruenta del genere!»

Qual è la vostra opinione?
Deniz: « La mia personale opinione è che un Paese come la Turchia non deve mai essere sottovalutato, soprattutto sotto il profilo politico. Si fa un gran parlare del governo attuale senza saperne veramente le dinamiche e le prospettive, rimanendo solo alla superficie. Io ci vivo e ogni cambiamento, decisione, innovazione qui viene affrontata con enorme partecipazione. Il popolo turco, per quanto accolga molteplici etnie, religioni, culture, è un popolo che all’occorrenza è molto unito sotto la stessa bandiera. E per questo mi sento molto orgogliosa di essere per metà turca».
Semih: «Il mio parere personale? Secondo me, dal punto di vista della democrazia, il popolo turco ha dimostrato a tutto il mondo di che pasta è fatto. Una notte tragica come quella del 15 luglio è diventata un giorno da festeggiare nei secoli».

Quali fattori potrebbero rompere gli equilibri politici e le relazioni con l’estero?
Deniz: «Premetto che non sono mai stata una grande esperta di politica, un po’ per disinteresse e un po’ (non lo nego) per pigrizia, ma ultimamente mi sono trovata, mio malgrado, catapultata in un mondo assolutamente incredibile fatto di lotte, tradimenti, giochi di potere e strategie. Non voglio però esprimermi in merito a tale domanda proprio perché mi ritengo poco attendibile. Per cui preferisco che a rispondere sia mio marito, che invece é sempre stato attento a tutti gli eventi interni ed internazionali».
Semih: «Beh, qui mi limito a dire che l’Occidente, che vuole esportare la democrazia in Turchia, purtroppo è stato bocciato secondo i miei criteri».

Questo clima di “terrore e dittatura” che è arrivato all’estero, secondo voi, è figlio del potere dei mass media o della concezione che gran parte dell’Occidente ha verso l’Islam o comunque verso i Musulmani?
Deniz: «Assolutamente! Non che quella notte sia stata una passeggiata, sia chiaro! Quando il rombo degli F16 sfiorava i nostri tetti, abbiamo ovviamente temuto il peggio. Ma già a un paio d’ore dall’accaduto le cose sembravano prendere una piega ben diversa. Seguivamo gli avvenimenti in trepidazione e quando il presidente, via social, ha chiesto al suo popolo di scendere in strada per affrontare i soldati e rinnovare il proprio diritto alla democrazia, non ti nascondo che ho avuto un brivido. Ho gridato: “Ma é pazzo? Ci sarà una carneficina!”. Il mio lato molto italiano era venuto fuori prepotente… Sottovalutavo il potere del popolo turco! Mio marito, infatti, serafico mi ha risposto: “Non credo proprio! I turchi non sparano ai propri fratelli!” E aveva ragione. Infatti la gran parte dei militari (per lo più giovani di leva convinti di fare “esercitazione”), resosi conto in quale orribile piano erano caduti, si sono arresi. E quelli che invece erano consapevoli e coinvolti sono stati letteralmente “catturati” dalla folla impazzita. Ovviamente ci sono stati diversi morti e feriti, che saranno ricordati per sempre in quanto caduti per la patria. Questo evento però ha purtroppo rincarato la dose di disinformazione e negatività che imperversava già da tempo nei riguardi della Turchia. Non è vittimismo, sia ben chiaro, basta fare un giro nel web per rendersi conto. A cominciare dall’asserire che qui viviamo in dittatura! Ma qualcuno di questi signori sa cosa sia una dittatura? Potrei io stare qui a scrivervi se vivessi in un clima dittatorale e di terrore? E poi, questa fobia dell’Islam! È diventato un tormentone insostenibile! Ma anche tra molti turchi serpeggia l’idea che ci sia una crescente “islamizzazione”. Ma è ridicolo pensare il contrario! La Turchia è già un Paese islamico, lo è sempre stato. Il fatto che sia per costituzione laico, non significa che il 94% della popolazione non sia musulmano. La meraviglia (che si fa fatica ad accettare) è che praticanti e non, osservanti e non, vivano insieme. E poi c’è la famose questione del velo! C’è, c’è stato e ci sarà sempre! Coloro che sostengono che “i veli” sono aumentati, non sbaglia tecnicamente. Chi vive a Istanbul per lo meno. Negli ultimi 10 anni la popolazione é raddoppiata. Moltissimi arrivati dalle zone più lontane in cerca di benessere, gente con tradizioni molto radicate e a volte con livelli culturali bassissimi. Istanbul è una vetrina per il mondo, ma non è la tutta Turchia! Se fate un giro in Anatolia vi renderete conto di quanto si abbassi la percentuale di donne “coperte”, per poi rialzarsi avvicinandosi ai confini siriani o iracheni. Insomma, per quanto si possa comprendere che quel che non si conosce, che il diverso fa paura, e che i tragici eventi che stanno colpendo il mondo per mano di fanatici criminali che si dichiarano musulmani, ma che in realtà agiscono andando totalmente fuori ogni precetto dell’Islam, bisognerebbe saper scindere e ponderare. Cosa pressoché impossibile perché vi è una paura atavica dell’Islam, alimentata da secoli di ignoranza e pregiudizio. E a mio parere non cambierà».
Semih: «Tu sei qui da 4 anni, hai mai respirato aria di dittatura? Quella fetta di Occidente che reputa il presidente Erdoğan un dittatore, in realtà offende anche il popolo turco che invece, quella notte, ha dimostrato a tutto il mondo cos’è capace di fare per la libertà. Se ci fosse stata dittatura, pensi che questo presidente riuscirebbe a stare ancora al potere? Tra l’altro è stato eletto regolarmente con il 52% dei voti. Questa è la mia opinione».

No, devo dire che quest’atmosfera di dittatura non la sento. Personalmente mi è capitato che alcuni amici e parenti fossero fortemente preoccupati e mi esortavano a tornare a “casa” e, sebbene comprendessi i loro timori in base a ciò che ascoltavano o leggevano dai telegiornali e giornali e nonostante le mie rassicurazioni e spiegazioni,qualcuno è anche arrivato a dire che non era così e che non ne sapevo granché, pur vivendo qui da un po’. A voi e successo più o meno uguale?
Deniz: «Purtroppo sì, sono stata letteralmente assalita da messaggi preoccupati di amici e conoscenti. Alcuni addirittura chiedevano se potevo circolare e se avevo da mangiare! Ovviamente ho sorriso… Ma d’altro canto come dargli torto? Chi non avrebbe avuto tali timori accendendo la tv o leggendo i giornali? Un terrorismo mediatico a livelli incredibili! Ho discusso con gente che non credeva alle mie parole, con gente che mi ha detto: “sei di parte”, oppure “Si! Eh, anche gli asini volano…”. È stata un’esperienza veramente orrenda. Soprattutto perché io amo profondamente questo Paese e mi da immenso dolore vederlo additato e denigrato immeritatamente. È logico che abbiamo avuto paura, ma già dal giorno seguente la vita é continuata come prima. Ora, a distanza di un mese potrei dire addirittura come se nulla fosse accaduto. Ma il danno é fatto: il turismo é in ginocchio, gli alberghi vuoti, le zone piu’famose deserte».

Deniz tu sei italo-turca, come hai vissuto questa situazione sia come turca che come italiana?Semih, tu conosci la cultura italiana in modo profondo, oltre a parlare l’italiano fluentemente, e mi hai anche raccontato di aver vissuto un vero colpo di stato negli anni ’80; vuoi brevemente spiegare che differenza c’è tra quello che hai vissuto tu e la situazione odierna?
Deniz: «Io sono in una situazione veramente difficile: sono nata e cresciuta in un Paese tra i più belli al mondo, che vanta il 70% dell’arte mondiale, culla della cultura e del bello. Ma ho anche sangue turco nelle vene. E viene fuori prepotente ogni qualvolta sento un pregiudizio su questa terra meravigliosa, che ha dato luce alle più grandi civiltà e ai due più grandi imperi: quello romano/bizantino e poi quello ottomano. Insomma, sono orgogliosa di questa mia orgine mista, mi sento come uno dei tre ponti sul Bosforo, con un piede in occidente e uno in oriente. Ma sono cresciuta dovendo sempre giustificare, spiegare, difendere la Turchia. Un Paese con una posizione strategica che ha sempre fatto gola al resto del mondo. E da quando é uscita da quell’indifferenza, diventando un Paese economicamente forte ha cominciato a essere considerato un effettivo “rivale”, con tutto quello che ne consegue».
Semih: «In turco esiste un detto “emir demiri keser” che significa “l’ordine taglia il ferro”. Magari tradotto in italiano non rende molto ma in questo Paese significa che la gerarchia va rispettata. La sera del 15 Luglio, appena ho cominciato a capire che stava succedendo qualcosa di grosso, la prima cosa che mi sono chiesto è stata se il tutto fosse comandato dal capo di stato maggiore. Se fosse stato così, sarebbe stato un colpo di stato di carattere tradizionale. In Turchia il militare per tradizione è il seguace di Mustafa Kemal Atatürk, per cui a livello politico si sente responsabile quando il Paese ha dei problemi interni o internazionali. Infatti, nel 1980 c’è stato un colpo di stato del genere. Ricordo che in quei giorni tremendi di caos e sangue, non riscontrando il buon operato da parte dei politici, i militari hanno deciso di prendere il potere e dopo due anni molti civili sono stati rilasciati. Solo chi l’ha vissuto, può comprenderne il vero significato di un colpo di stato».

Io sono qui da quasi 4 anni e sto imparando a conoscere la vostra terra in ogni suo aspetto e finora non ne sono e delusa, ma ho avvertito solo un certa chiusura dal 2013 ad oggi, come una sorta di protezione. È così? Secondo voi in questi 3/ 4 anni c’è maggior tensione o chiusura verso “l’altro”? O cosa secondo voi?
Deniz: «Il popolo turco fondamentalmente è lo stesso. È vero che, come dicevo prima, se prendiamo Istanbul come esempio non riusciremo mai ad avere omogeneità. È una megalopoli, è troppo grande e dispersiva, ed ospita molte etnie e culture. Ma facendo un viaggio in Anatolia, ad esempio, ci si puo rendere conto che i turchi sono sempre gli stessi, sognatori, un po’ ingenui, ospitali e aperti verso gli altri. In fondo ci sono abituati da sempre, nella loro storia hanno sempre condiviso i loro spazi con ortodossi, cattolici, ebrei, armeni, etc. Non è cosa nuova. È pur vero che esiste una minoranza (e parliamo del circa il 7/8%) di fanatici che attira l’attenzione con gesti o affermazioni assolutamente da condannare e che non rappresentano la vera indole turca. Purtroppo però, i media internazionali in queste cose ci sguazzano. Mettendo tutto insieme ne fanno un quadro nefasto che, credimi, questo Paese non merita».
Semih: «Una “chiusura” come credo la intendi tu, secondo me non esiste assolutamente. Attenzione, si parla di una terra dove il razzismo non si è mai radicato completamente; è un popolo che ha sempre accettato il prossimo per poter amare il suo Creatore. Purtroppo il mondo occidentale, di cui la Turchia ha tentato di fare parte sin dall’epoca degli Ottomani, sembra che non sia tanto disposto ad accoglierla. È questo che ci allontana ormai. Semmai c’è un atteggiamento di difesa!»

Sì infatti, per “chiusura” intendevo proprio questo una difesa della propria terra, della propria identità, delle proprie tradizioni. A parte il pericolo attentati, che ormai dilaga in tutto il mondo purtroppo, quali sono secondo voi i pro e i contro di vivere in Turchia? a chi consigliereste divenire, restare e a chi invece lo sconsigliereste?
Deniz: «A prescindere dal rischio o meno, io sconsiglio caldamente di pensare di viverci a tutti coloro che non sanno accettare la diversità, che sono radicati nelle proprie abitudini e che non vogliano conoscere o vivere esperienze diverse. Non ha senso andare in un’altra nazione e cercare di ricreare il proprio. L’integrazione, sotto ogni profilo, é essenziale.
«Per quanto riguarda il pericolo attentati, é un altro fattore a cui la Turchia non é nuova. Il terrorismo del PKK é una piaga vecchia, che ha avuto solo brevi periodi di tregua (grazie anche al tanto discusso governo attuale). Ora c’é l’ombra dell’Isıs, che sappiamo bene non riguarda solo la Turchia. Se partiamo da questo presupposto, direi che in questo momento non ci siano molta scelta di luoghi dove sentirsi totalmente “sicuri”. E poi c’é anche un altro fattore da non sottovalutare: la Turchia é avvezza alle situazioni d’emergenza, e sa dare una risposta immediata quando subisce un colpo, rialzandosi immediatamente, a costo di attirarsi anche critiche, ma la vita non si ferma mai».

Semih, la Turchia è un Paese che con Atatürk ha conosciuto un forte progresso ed emancipazione, e non credo che i Turchi vogliano tornare indietro,sbaglio? Secondo te qual è l’opinione della popolazione a riguardo?
Semih: «Guarda, la Turchia è una nazione che non torna mai indietro. Come popolo noi guardiamo sempre a nuovi orizzonti sin da quando eravamo in Asia Centrale. A mio parere, grazie al lavoro di questo governo noi stiamo cercando di migliorare la situazione generale della nostra terra».

A mio avviso è idea diffusa che tutti i Paesi mussulmani siano uguali tra loro. Invece secondo voi in che cosa la Turchia si differenzia da altri stati musulmani come il Marocco, l’Algeria o la Tunisia, giusto per citarne alcuni?
Semih: «Non ti dimenticare mai che se vuoi offendere veramente un Turco basta dire che assomiglia a un arabo».

Deniz vorresti spiegare in modo sintetico e generale la vera situazione della donna in Turchia, visto che durante i giorni caldi sono state oggetti di argomento. Anche la tua opinione personale.
Deniz: «È un argomento che mi sta molto a cuore. Negli ultimi tempi dilagano in modo proporzionale notizie e allarmismi che ci danno veramente per spacciate! Sottomesse, velate, costrette… Insomma, non libere. È assurdo! La donna in Turchia (e parlo di tutte, dalla contadina, alla manager) non lo permetterebbe mai! Perché la società turca è storicamente matriarcale. Nelle tribù, ancor prima di arrivare in Anatolia, era la donna il fulcro della famiglia. Intorno a lei girava tutto, spesso anche per le decisioni più “maschili” si chedeva il loro consiglio. E così era al tempo dei sultani. Ad esempio, la valide (la madre del sultano) spesso era la depositaria dei più grossi segreti e decideva velatamente le sorti di questo o quel suddito. Nella famiglia turca tradizionale è ancora così. In Anatolia, la madre, la nonna, o la donna più anziana, hanno un’importanza essenziale. “Il paradiso é sotto i piedi della donna”, dice addirittura una sura del Corano. Non bisogna pensare subito alla costrizione quando le si vede coperte. Purtroppo oggi se ne vedono molte con il chador nero, ma ci tengo a sottolineare che questa è una “moda” abbastanza recente, d’influenza siriana o irachena, perché la donna turca velata classica indossa lunghi soprabiti e un foulard colorato. E soprattutto il viso é scoperto. Ma la cosa che rende fieri è che accanto a loro ci sono anche le donne che vestono in modo prettamente “occidentale”, La libertà è anche questa. Inoltre ci sono donne che ricoprono ogni tipo di ruolo lavorativo. Ricordiamo anche che il voto alle donne è stato concesso nel 1930, prima di molti altri Paesi europei (Italia compresa). Ci sono politiche, ministre, militari,sindachesse, autiste e così via. Le donne non hanno discriminazioni economiche, né se sono incinte. Anzi, ricevono sussidi e agevolazioni in tal caso dallo stato. E’ ovvio che anche qui ci sono casi di sopprusi o femminicidi, ma in rapporto al resto del mondo non trovo giusto focalizzare l’attenzione solo su questo; sarebbe quantomeno riduttivo e soprattutto non onesto. Vero è che la media culturale é ancora molto bassa e controllare tutto la nazione, soprattutto alcune zone sperdute, é impresa ardua. Ma devo dire che molte associazioni e lo stato stanno facendo passi importanti.Bisogna tenerne conto».

Secondo voi, dopo gli ultimi avvenimenti è ancora opportuno per la Turchia entrare nella comunità europea? I turchi sono propensi oppure no? Mentre voi cosa vorreste?
Deniz: «Io non penso che gli ultimi avvenimenti abbiano in qualche modo influenzato l’accettazione nella Comunità Europea. La Turchia aveva fatto domanda circa 50 anni fa. Se fino ad ora non vi sono entrati significa che fondamentalmente non vi è l’intenzione di farlo. Diciamo che ogni volta vien fuori un intoppo (vedi diritti umani, genocidio armeno, questione curda…) Lo dirò senza giri di parole: un Paese di oltre 70 milioni di musulmani, il cui 60% é sotto i 35 anni, non può essere “gradito” all’occidente. In ogni caso poiché le trattative sono sempre in vigore, casomai vi fosse un’accettazione, sarà fatto un referendum popolare, perché sia una decisione del popolo appunto. E sinceramente non vedo molte possibilità per un sì. In realtà, le cose vanno viste da un altro punto di vista: gli ultimi avvenimenti non hanno penalizzato la Turchia per l’ingresso nella UE, ma hanno invece fatto fare un bel passo indietro alla popolazione che ora vede la cosa con molto meno entusiasmo. Ed io con loro».
Semih: «Assolutamente no! Secondo me la Turchia non deve entrare nella Comunità Europea. E personalmente penso che anche la maggioranza del popolo turco, dopo gli ultimi event, ha cominciato a pensare in questa maniera».

Da quello che mi pare di capire, i Turchi sono molto patriottici, mentre qualcuno li ha definiti fanatici, altri caparbi a mantenere una loro identità non essendo né propriamente orientali né occidentali ma Turchi. Secondo voi?
Deniz: «I turchi hanno un senso della patria fortissimo. Temo sia davvero difficile da comprendere per un occidentale. Sono capaci di anteporla a tutto, anche agli affetti più cari. “Vatan sağ olsun” (La patria viva) si sente dire al mutilato, a chi ha perso il figlio, il marito, chi va al militare. E’ nel sangue, indelebile. E si tramanda di padre in figlio. Non è fanatismo questo, ma un forte senso di proprietà, perché loro sanno molto bene quanto é costata questa terra, sanno molto bene quanto i loro padri  hanno sacrificato. Già da quando erano popoli nomadi dell’Asia centrale, i loro valori erano “Dio, la patria e il cavallo”. Quindi, come potevano dimenticarsene? Sono stati artefici dell’impero più esteso di tutti i tempi; hanno combattuto per la libertà, per la democrazia, non si puo’ sradicare un sentimento così forte. E’ vero, non sono occidentali né propriamente orientali sono “semplicemente” turchi. “Ne mutlu türküm diyene”, la scritta che troneggia nei campi militari, nelle scuole, all’ingresso delle citta’ dice: “Che sia felice colui che puo’ dire: sono turco”, la dice lunga sulla loro identità.»
Semih : «Ti dico solo una frase che ho letto in quei giorni difficili sugli striscioni delle piazze : “ La nostra casa puo’essere in affitto, ma la patria e’ nostra”.»

La Turchia è un Paese laico e democratico anche se in molti non la pensano così. Secondo voi che cosa manca a questo bellissimo Paese per essere veramente democratico?
Deniz: «Io credo che l’unica cosa è che ci sia un po’ piu’ di diplomazia.Ma conoscendo l’indole turca non posso sperarci piu’ di tanto. “Se ti sta bene é cosi’, se no ciao” é un po’ il modus dei turchi. Se le cose fossero affrontate con un po’ piu’ di elasticita’o morbidezza, forse anche il giudizio oltre confine sarebbe meno duro. Per il resto io sento di vivere in un paese democratico, non perfetto ovvio, ma democratico davvero. Ovviamente c’è chi non la pensa così…Il problema é che si considera la liberta’ come un concetto assoluto, senza limitazioni, molto piu’ simile all’anarchia per quanto mi riguarda. Invece io sono dell’idea “mano di ferro in guanto di velluto”. Il paese in cui vivo deve fare ancora tanta strada perche’ il mondo lo conosca veramente…forse non succedera’ mai ma sperarci non fa male a nessuno.»
Semih : «Ho 54 anni e ho girato abbastanza per poter dire che conosco bene tutta l’Europa. Sinceramente a livello di democrazia non mi sento assolutamente inferiore, anche perche’ penso che la democrazia che c’è in Turchia sia un po’ piu’ sincera.»

Come vedete il futuro della Turchia?
Deniz: «Sono serena. Non ho paura di tutte le cose che scrivono i giornali; io qui ci vivo, la mia gente la conosco. E quando si tratta della patria non ci sono differenze di razze, religioni o culture. Sono un popolo solo. Chi puo’ dire altrettanto del Paese in cui vive?»
Semih : «Il futuro ? Dovresti rispondere tu a questa domanda visto che hai vissuto in pieno tutti i cambiamenti in meglio da quattro anni. C’è un altro Paese nel resto del mondo che, nonostante tutto quello che sta subendo, riesce a investire 47 miliardi di dollari per sei progetti di importana mondiale?Ecco per me il futuro.»

Capisco. C’è una citazione, una frase particolare, motto o proverbio che descriva la Turchia?Deniz: «Mi ripeto: Vatan sağ olsun”(La patria viva).»
Semih : «Condivido in pieno la frase di mia moglie.»

Bene! Vi ringrazio per aver accettato di parlarne siete stati molto gentili. E che sia giusto o no dirlo in lingua turca: Türkiye akbar! (la Turchia è grande!)
Semi e Deniz. Grazie a te per averci dato l’opportunità di far sentire anche le nostre voci e la nostra opinione.