L’incisione come forma d’arte non è ancora molto conosciuta. Per questo motivo Udine, sempre all’avanguardia nel proporre mostre di interesse collettivo ma sempre sul fil rouge dell’approfondimento e arricchimento culturale, propone fino al 29 ottobre nell’elegante sede musicale di Casa Cavazzini un’esposizione decisamente significativa delle opere di Luigi Spacal.

La mostra

“Luigi Spacal, 1907-2000. La grafica”, questo è titolo della mostra, è organizzata dalla Triennale Europea dell’Incisione in collaborazione con il Comune di Udine, Civici Musei, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, la Fondazione Friuli e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine, nell’anniversario dei 110 anni dalla nascita del grande maestro, in una mostra che offre una selezione preziosa di oltre cento opere grafiche affiancate a qualche matrice, supportate da alcuni disegni e dipinti e perfino da tre splendidi tessuti, tutte opere che spaziano dagli anni Trenta fino alla fine degli anni Ottanta dello scorso secolo.

Le opere

Luigi Spacal: Spazio magico, 1980; disegno in tecnica mista in rilievo; 82,5 x 58 cm

I temi delle opere, in un arco di tempo così vasto, ripercorrono la vita di Spacal: il suo Carso, le celebri marine e, persino qualche opera figurativa: “Nudo” (1936, carboncino 310×410mm), dove il segno dell’artista appare delicato e al tempo stesso vigoroso, nel disegnare i contorni di una femminilità dolcemente sfumata.
Interessanti le molte vedute del porto di Trieste: “Porto di Trieste” (1952, pastello a cera nero su carta, 500×700 mm), dove il rigore del segno grafico è smorzato dall’emotività che traspare dall’opera, le linee fluide e tondeggianti che fanno trasparire un affetto mai scalfito per la sua terra, e ancora “Porto di Trieste” (pastelli colorati su carta 350×700mm), dove la citazione riconoscibile degli elementi, la forma delle barche, il sinuoso percorrere di trame di ormeggi riporta all’ineluttabile connessione fra manufatto e il inguaggio tecnico, proprio della xilografia.

Le informazioni

Solo un accenno, perché la mostra è davvero un dono godibile a trecentosessanta gradi e merita non troppe anticipazioni; è la produzione degli ultimi anni dell’artista triestino, che risulta più poetica e meditata, seppur non rinunciando al rigore compositivo e formale che da sempre lo caratterizza, opere come: “Spazio magico” (1980, disegno in tecnica mista in rilievo, 800×555mm).