Esistono molti punti in comune tra Silvio e Dracula. Sì, lo so, detta così fa ridere, ma provate a rifletterci sopra. Il conte transilvano era il prodotto letterario dei pruriti, delle ossessioni e delle paure della società vittoriana. Infatti fu subito un grande successo popolare (diciamo che la maggioranza degli inglesi ne andava matta) perché la gente disprezzava e temeva il personaggio pubblicamente, ma poi privatamente lo invidiava. Dracula agli occhi del cittadino britannico medio rappresentava una sessualità deviata, perversa, violenta che si spingeva addirittura alla cannibalizzazione della persona amata. Il conte non si vergognava della propria sfacciata poligamia, del legame morboso intrecciato con le sue amanti che – lentamente – finivano per diventare esattamente come lui: creature amorali votate esclusivamente alla soddisfazione (infinita) dei propri piaceri. E nel gesto del morso e nel sangue sono racchiuse talmente tante allusioni sessuali che sarebbe difficile (oltre che noioso) trattarle tutte in questo articolo.

Ora veniamo a Silvio, di cui si raccontano epiche avventure. Tutte naturalmente da verificare ma che, alla luce dell’immagine che ha sempre lasciato intravedere, non ci stupiscono affatto. Avventure che vanno meglio analizzate per comprendere noi stessi.

Sotto la sua guida (ma non solo la sua…) gli italiani hanno fatto grande sfoggio di pubbliche virtù e di vizi privati. Fino all’altro ieri la sua parte politica rivendicava il diritto alla difesa della famiglia tradizionale, della vita, della moralità e della religione cristiana (ufficiosamente tornata una religione di stato). Tanto buonismo – per dirla con un termine caro agli elettori di centrodestra – ha prodotto un mostro: Silvio stesso. Un uomo che – se non fosse una persona in carne e ossa – sarebbe stato un grandissimo personaggio da romanzo. Lui accentra in sé gli appetiti sessuali più nascosti dell’italiano medio che, sì, ama la famiglia, ma fondamentalmente vorrebbe possedere un numero infinito di amanti. Un sogno proibito, forte di una tradizione maschilista dura a morire nel nostro paese, rappresentata egregiamente dall’harem felliniano di 8 e ½. Diciamo “possedere” perché l’amore sotto Silvio non si ottiene corteggiando o col classico colpo di fulmine. Sarebbero tutte perdite di tempo che rallenterebbero la produzione e il lavoro. L’amore nell’era di Silvio si compra e si vende in cambio di denaro e di potere. Le donne tornano ad essere poco più che bestie sacrificali, buone solo per una cosa sola e ammirevoli solo quando sanno capitalizzare le proprie indicibili virtù.

Scandaloso? Non più di tanto, almeno a giudicare da come reagisce la gente – il suo popolo – che lo ama e lo difende. Già perché a lui (e al suo lettore-elettore di riflesso) spetta di diritto la libertà di infrangere qualsiasi morale. Anche perché poi qualsiasi cosa lo riguardi resta sempre in un limbo fatto di articoli di giornali e rivelazioni, fotografie e denuncie. Quel che lo riguarda è tutto opinabile. Insomma, contro di lui sono inutili le armi che dovrebbero annientarlo così come le pallottole si rivelavano inutile contro il temibile Dracula.
Guardiamo un istante la gente che lo vota perché è chiaro che l’orrore sta tutto dentro di loro (noi?) e non in lui. Così come Dracula vampirizzava le proprie vittime legandole a sé per l’eternità, anche Silvio fa lo stesso coi propri elettori. Ma in entrambi i casi sarebbe sbagliato pensare che il contagio sia imposto, in realtà è una malattia voluta, desiderata e cercata più di ogni altra cosa. In cambio della totale sottomissione Dracula prometteva la “vita eterna”, Silvio la “bella vita”.

Ad un certo punto del romanzo di Stoker però compare l’uomo di scienza, Van Helsing, che provvede a riportare ordine nelle cose. Non le migliora – nel senso che la società che difende resterà bigotta e ipocrita – ma perlomeno evita che peggiorino.
Nella nostra realtà purtroppo la situazione si è ribaltata: non c’è più una società civile da difendere dal mostro, c’è una società di mostri da riportare alla civiltà. Proprio un bel grattacapo, professor Van Helsing!

NB: Articolo pubblicato su medeaonline.net nel giugno del 2009. Evidentemente sempre d’attualità (sic!)