Dopo aver umiliato l’industria musicale e doppiato gli incassi al botteghino delle sale cinematografiche, i videogame superano anche le vendite dei dvd. 18.8 miliardi di dollari contro 16 su territorio americano. Il che non significa aver battuto Hollywood, che nel complesso può ancora contare su un giro d’affari da 33 miliardi di dollari, ma comunque essere sulla buona strada.
Ed è con questo risultato che il mondo dei giochi elettronici si appresta a dar vita all’ennesima rivoluzione. Un brusco cambiamento di rotta verso qualcosa che assomiglia molto al Web 2.0, quel vasto mondo di siti e di social network dove sono gli stessi utenti a produrre i contenuti. Alcuni esempi di questa nuova generazione di giochi si potranno provare per la prima volta a Los Angeles, dove lunedì 14 apre i battenti l’E3 Expo, fiera di riferimento per il business dei videogame. Di altri invece si sa già da tempo e a breve arriveranno nei negozi. Tutti hanno smesso di guardare ad Hollywood come modello da imitare, preferendo di gran lunga la musica, la scienza e appunto i siti come YouTube, MySpace e perfino iTunes. Guitar Hero: World Tour, l’ultima versione di un gioco musicale che ormai ha raggiunto quota 20 milioni di copie, è uno di questi. Consentirà, come già accaduto con il suo antagonista Rockband, non solo di suonare diversi strumenti con persone connesse via Internet, ma anche di acquistare musica e condividere online le proprie performance.

Ma ce ne sono alcuni che si spingono oltre lasciando che sia il giocatore a manipolare il videogame. Spore ad esempio, ma anche Little Big Planet e per certi aspetti Fable 2. Il primo, opera di quel Will Wright diventato noto con Sim City e The Sims, è una sorta di libro interattivo sull’evoluzione. Si parte da un organismo unicellulare e lo si cresce fino a forma di vita intelligente per poi sviluppare linguaggio, cultura, tecnologia. Liberamente tratto dal film “Powers of Ten” dei coniugi Eames, designer americani di fama, è uno strumento per sperimentare forme di vita e di organizzazioni sociali. Anche le più improbabili ed estreme.

Little Big Planet invece l’ha creato un team londinese, Media Molecule, partendo dal disordine di una soffitta piena di vecchi oggetti scompagnati. Ed è proprio con questi materiali che si costruiscono gli scenari del videogame avendo come unico limite la propria immaginazione. Infine Fable 2 di Peter Molyneux, game designer inglese a dir poco eccentrico, che nel suo gioco lascerà a noi decidere se essere buoni o cattivi, se vivere una vita da single o mettere su famiglia e perfino se avere o meno figli.

Poi c’è il filone, inaugurato dalla Nintendo, dei giochi salutisti. Quelli per restare in forma, mangiare sano, smettere di fumare, imparare le lingue. Al quale si stanno aggiungendo nuovi videogame pensati per le adolescenti che al contrario dei loro coetanei maschi giocano ancora poco. E allora ecco Amiche e Segreti, creato in Italia in collaborazione con Paolo Crepet. Il diario interattivo del terzo millennio, stando agli sviluppatori.

Questo non significa che i videogame classici e violenti come Call of Duty, Gears of War o Resident Evil scompariranno. Anzi, proprio all’E3 di Los Angeles verranno mostrati i nuovi capitoli. Solo che in molti si sono accorti che il vero pubblico di massa, necessario per arrivare a un giro d’affari da oltre 40 miliardi di dollari, di zombie e di fantascienza proprio non ne vuol sentir parlare.

[fonte: Repubblica.it]