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economia

La falsa soluzione dell’articolo 18

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Si era sempre pensato che le cause che impedissero all’Italia di attirare gli investimenti stranieri fossero: corruzione, ritardo endemico e cronico del sistema produttivo, lentezza esasperante dei processi civili, criminalità …
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I contratti a termine frenano la crescita
9 anni ago

I contratti a termine frenano la crescita

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L’Italia deve ripartire. Deve riconquistare fette di mercato, deve ricominciare a produrre, deve diventare più competitiva. Insomma deve tornare a crescere. Lo stesso Giulio Tremonti, al termine del seminario sulla valorizzazione del patrimonio dello Stato, tenutosi in via XX settembre, ha affermato. “Con oggi prende avvio una grande riforma strutturale per la riduzione del debito e per la modernizzazione e la crescita del Paese”.

Questa è l’esigenza primaria. Senza crescita non si potrà mai raggiungere il pareggio di bilancio né una riduzione del debito pubblico. Non si potrà ridurre la disoccupazione, né rassicurare veramente i mercati. Secondo uno studio compiuto dagli economisti de Lavoce.info, però, la causa principale della nostra incapacità a crescere sono i contratti a termine.  E questo perché: “I contratti a termine hanno un impatto negativo sugli incentivi ad accumulare capitale umano specifico”. Read More

Manovra, il pareggio di bilancio diventa costituzionale. E l’Italia ufficialmente neoliberista

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Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. Questo enuncia l’articolo 53 della nostra Costituzione.

Entro l’esercizio finanziario 2014 verrà aggiunto un terzo comma. Questo: “La Repubblica, in conformità ai vincoli economici e finanziari che derivano dall’appartenenza all’Unione europea, persegue l’equilibrio dei bilanci e il contenimento del debito delle pubbliche amministrazioni, anche assicurando le verifiche a consuntivo e le eventuali misure di correzione, in base ai principi e ai criteri stabiliti con legge, approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna delle Camere”.

Con questa appendice i principi Neoliberisti entreranno nella Costituzione italiana. Le crisi economiche si affronteranno riducendo le spese e aumentando le tasse, perché il pareggio di bilancio dovrà essere realizzato obbligatoriamente. Combatteremo i periodi di depressione economica con la stessa strategia fallimentare che adottò l’America dopo il crollo finanziario (e la conseguente depressione economica) del 1929.  Lo Stato non potrà spendere per sostenere l’occupazione e, con essa, la domanda. Non si potranno incentivare né le aziende né i consumi. Insomma è come se Keynes non fosse mai esistito. Come se la dottrina economica non avesse capito che il Capitalismo deve essere sostenuto dalla spesa pubblica. Stiamo assistendo al trionfo del Neoliberismo nonostante abbia fallito. Read More

Tasso di disoccupazione: un imbroglio all’italiana?
9 anni ago

Tasso di disoccupazione: un imbroglio all’italiana?

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L’Italia è un Paese incredibile, Anzi, incomprensibile. Sappiamo tutti che da noi la disoccupazione è inferiore alla media europea: 8,6% nel 2010 contro il 9,6% della Comunità Europea. Questo dato, largamente diffuso dai nostri politici e dai loro media, infonde un senso di fiducia nel futuro e nell’operato del governo.

Se, però, si considera l’occupazione, invece che la disoccupazione, improvvisamente siamo gli ultimi in Europa. Secondo i dati riportati dall’Istat e relativi al 2009, in Italia gli occupati sono il 57,5% della popolazione contro il 64,6% della media europea.

Come facciamo ad essere uno dei Paesi con meno disoccupati e al tempo stesso con meno occupati? Forse perché siamo più bravi a manipolare i dati statistici e a trovare soluzioni fantasiose. Read More

Rischio di attacco speculativo all’Italia in crisi? Chiariamoci le idee

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Si teme un attacco speculativo sul nostro Paese innescato dall’instabilità politica. Ma se l’economia italiana ha, veramente, reagito meglio di altri Stati alla crisi e se realmente la nostra situazione, come spesso ci dicono, è tra le migliori d’Europa e forse del mondo perché corriamo questo rischio?

Istintivamente direi perché quello che viene continuamente affermato dalla politica e diffuso dai media non è esattamente la verità. Qual è, allora, la vera situazione economica italiana? Come siamo posizionati nel mondo?

Chiariamoci le idee e prepariamoci ad ogni eventualità perché quanto sta accadendo nella politica italiana di questi giorni, evidentemente caotica e priva di reale coscienza di quello che può scatenare, può avere conseguenze gravi per l’assetto già delicato dell’economia italiana.

  • DEBITO PUBBLICO

Cominciamo con il considerare il voto (rating) che Standard&Poor’s ci assegna. Questo giudizio esprime la capacità di pagare il proprio debito pubblico. Noi abbiamo un modesto A+. Al pari con Corea e Repubblica Slovacca. Tanto per fare un paragone, l’Irlanda ha subito un attacco speculativo quando è passata da AA ad AA- (valutazione superiore a quella attualmente attribuita all’Italia). Read More

Quando l’Italia supererà la crisi?

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Quando supererà la crisi l’Italia? Difficile dirlo. Però, possiamo prevedere che lo faremo dopo gli altri Paesi industrializzati. I nostri salari sono fra i più bassi dell’Europa occidentale. La nostra produttività, già in seria difficoltà, ha perso nel triennio 2007-2009 il 2,7% (ma l’industria perde il 3,9%). Non siamo competitivi e c’è poca innovazione. In questa condizione non possiamo contare né sulla domanda interna, né su quella estera.

Secondo uno studio dell’Ocse, fra i 33 Paesi più industrializzati, i nostri salari reali sono al 23° posto. Se, poi, consideriamo la sola Europa Occidentale peggio di noi c’e solo il Portogallo. I salari coreani, tanto per fare un esempio, superano i nostri del 50%. Il Centro studi di Confindustria evidenzia come la produttività italiana non sia cresciuta neanche durante il periodo pre–crisi. E, soprattutto, che, come mostra la tabella riportata sotto, la nostra posizione, sia peggiorata sensibilmente. Infatti, mentre tutti gli altri principali Paesi hanno avuto un consistente aumento della produttività, in Italia è diminuita. Read More

Come annientare un’impresa efficiente e rubare il TFR dei dipendenti: il caso dell’Eutelia S.p.A.

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In Italia può accadere che una grande azienda ne compri un’altra solo per spolparla dei suoi beni e per impossessarsi dei TFR (il Trattamento di Fine Rapporto) dei dipendenti. Senza che nessuna istituzione intervenga per impedire o prevenire tale nefandezza.

Eccone un esempio reale.

Nel giugno del 2006, Eutelia S.p.A., azienda quotata in borsa e considerata il quinto operatore telefonico italiano, acquista per 1 euro (proprio UNO soltanto) da Getronics, una multinazionale olandese dell’informatica, tutta la divisione italiana. Getronics trasferisce, quindi, ad Eutelia  i TFR dei suoi 1.700 dipendenti più 250 milioni di euro di contratti. Read More

Dal Miracolo alla Crisi: lo Sboom economico!

Eccoci nell’Italia del 2010, nel paese dello Sboom Economico. Che il nuovo anno inizi sotto il segno di Cassandra, del malaugurio, dello iettatore con la sindrome dell’anti-intaliano? Punti di vista. Ma il punto di vista oggi nel Bel Paese non è quello del pessimista o dell’ottimista, è quello dei dati. Inizia su Medeaonline una rubrica dal titolo sarcastico, fanfarone, smargiasso: lo Sboom Economico, ovvero: l’Italia ai tempi dell’inversione di tendenza (scientifico), l’Italia all’inizio della decadenza (perentorio), o l’Italia sgonfiata (iperbolico); scegliete il sottotitolo che volete, uno vale l’altro. E’ l’Italia di oggi. Noi abbiamo scelto Sboom perché questa onomatopea ci pare sintetizzi molto bene il concetto.

Vi ricordate il desiderio futurista della macchina, della velocità? Ebbene l’Italia è stata così per decenni: frizzante, desiderosa di creare e fare, dinamica e dirompente, scandalosa e anticonvenzionale. Vi ricordate il tetto sul Lingotto con le Fiat che sfrecciavano a cento all’ora? Read More