La Brexit è fatta, non parliamone più. Non cerchiamo le cause, che saranno analizzate da centinaia d’esperti. Non cerchiamone le conseguenze, che saranno ipotizzate da mille veggenti. La nostra sarà un’analisi emozionale, senza riferimenti all’economia, che si baserà unicamente sull’amore per la storia e per gli ideali.

La storia

La storia del Regno Unito è strettamente legata a quella d’Europa, e questo fin dall’Impero Romano. La Banana Blu è la dorsale principale lungo il quale si è costruita la megalopoli europea e la sua economia, e si incrocia con l’altro grande asse che unisce la penisola iberica ai paesi dell’Est. La forza dell’Europa nasce dall’incrocio di queste due diagonali, che hanno da sempre favorito l’incontro delle persone, gli scambi commerciali e culturali, causato dissidi, concorrenza, guerre, e fatto nascere la diplomazia, il diritto, la democrazia.
In questo contesto, le isole britanniche hanno sempre partecipato al “progetto europeo”, ma con un distacco tutto loro, spesso riassunto con il termine “isolazionismo”, sostantivo che ricorda la loro posizione geografica e l’attitudine tutta british di voler far da soli (l’invenzione di una religione nazionale, la costruzione di un impero a loro immagine, l’adesione parziale all’Unione Europea).

Gli ideali

Il Regno Unito ha sempre vissuto l’isolazionismo come una fierezza nazionale, ma partecipando a tutte le tappe della costruzione dell’Europa : l’impero romano, l’Europa cristiana e le crociate, le corti del Rinascimento, la rivoluzione scientifica ed industriale, la corsa coloniale, l’invenzione dei diritti naturali, la democrazia, la difesa della libertà e le guerre mondiali. L’Unione Europea del XX secolo ha rappresentato l’occasione di costruire un’area definitivamente coesa, politicamente ed economicamente, alternativa all’esperienza comunista e agli eccessi del liberalismo statunitense. Un’area economicamente forte, basata su un’economia di mercato ma sociale, in cui i diritti vanno di pari passo con la libertà come in nessun altro luogo al mondo.
Seppure nel contesto insulare da sempre presente nella mentalità, il Regno Unito ha partecipato alla storia europea, costruendo con gli altri Paesi un modello di civiltà. Possiamo quindi dire che La Brexit rappresenta la prima volta che il Paese abbandoni il comune destino europeo per andare verso orizzonti sconosciuti (ma privo di colonie). La Brexit rappresenta quindi, in controtendenza con la Storia, l’abbandono degli ideali comuni che il Regno Unito aveva sempre condiviso con il resto del continente.

Thatcherismo dilagante

Paradossalmente, il modello economico tanto criticato dell’Europa di oggi è figlio del thatcherismo importato dal Regno Unito nel corso degli anni 80, che ha approfittato della caduta dell’Unione Sovietica per imporsi insieme alla globalizzazione. Assistiamo, da ormai un paio di decenni, alla trasformazione dell’Unione Europea da un continente sociale a un continente liberale. Negli anni 70 si parlava molto di Eurocomunismo, tutta un’altra storia.
Il Thatcherismo decompone lo Stato a favore del puro meccanismo privato, e, portato all’estremo, non può sopportare un sovra-stato come l’Unione Europea. Non stupisce dunque che il Regno Unito si sia defilato, ora che l’unificazione minaccia di diventare reale (e non solo un mercato da usare a suo piacimento). Non c’è da stupirsi, è la dottrina dell’Empirismo e del Pragmatismo che ritorna in superficie, la stesso che ha dettato la nascita della Rivoluzione Industriale, adottato la democrazia come modello sociale e giustificato l’impero coloniale.

L’Europa cattiva

La Brexit è quindi un atto comprensibile secondo la logica filosofica più profonda del popolo britannico, ma è un atto contro la storia del Paese e contro il suo contesto geografico. Anche limitandoci alla sola economia, gli cambi commerciali si fanno innanzitutto con i Paesi vicini che con quelli lontani.
L’Europa ultra-liberista, figlia del Thatcherismo, non è la sola Europa possibile e deve essere riformata. La partenza del Regno Unito faciliterà la sua riforma e integrazione (il Regno Unito si è sempre opposto a un esercito europeo, per esempio). L’unificazione dell’Europa, sotto tutti gli aspetti, compresi denaro e debito, è necessaria per sopravvivere nel mondo che il liberalismo ha costruito. L’Europa unita rischia di fare il gioco della Germania? L’Europa divisa rischia di fare il gioco del Nord America e dell’Asia. Non dobbiamo dimenticare che il mondo liberista e ultra finanziarizzato di oggi è figlio della globalizzazione costruita principalmente dagli anglosassoni, e che questi paesi sono i primi a defilarsi (USA e Regno Unito in primis).
L’Europa sarà cattiva, troppo liberale e buonista, favorirà l’immigrazione interna degli abitanti del continente, e quella esterna della gente del terzo mondo (utile a sostenere le pensioni di fronte all’invecchiamento della popolazione), ma è un luogo di ideali, opportunità, ricchezza e democrazia. Con la Brexit il Regno Unito rinuncia a partecipare ad un progetto che vuole difendere orizzonti economici, ecologici e culturali che non trovano eguali in nessun altra parte del mondo. E non si tratta solo di denaro, ma di un modello di civiltà.