Penny Dreadful, come plagiare (male) Alan Moore

Tra le serie tv di genere horror Penny Dreadful spiccherebbe per originalità se l’opera di un certo signor Alan Moore non fosse piuttosto nota. Citazione o plagio? L’eterna domanda che funesta un po’ tutto il mercato televisivo degli ultimi dieci anni qui si risolve facilmente dato che l’operazione degli autori del telefilm è esattamente la medesima svolta (con maestria) da Moore la prima volta, in forma di fumetto, nel 1999 con “La lega dei gentleman straordinari” e poi più volte ripresa nel tempo (con successo calante) dallo stesso Moore. Gli elementi sono semplici: mettere in scena una storia corale con i personaggi più o meno famosi della letteratura vittoriana. Ritroviamo quindi il dottor Frankenstein, una versione alternativa di avventuriere in stile Quatermain che, per necessità di trama, ha Murray come cognome (sì, sua figlia si chiama Mina), un uomo lupo, Dorian Gray e molto altro. La ricostruzione è fiacca e la trama tutto sommato dimenticabile. Spicca su tutto l’interpretazione di Eva Green in preda a una possessione demoniaca.

Post collegati

“Bob Noorda, una vita nel segno del design”, la recensione

Spectre, un ritorno alle origini per James Bond

Versus, comparazioni tra prodotti nell’era di Internet