Il mito di Elizabeth Jane Cochran: solo i pazzi sanno osare

Elizabeth Jane Cochran

Potrei trascorrere una settimana in un manicomio a Blackkwell’s Island? Mi dissi che avrei voluto e l’ho fatto

Il nome di Elizabeth Cochran Seaman, meglio nota con lo pseudonimo di Nellie Bly, forse a molti non dice nulla. Tuttavia, fu sicuramente una delle donne più interessanti, impavide e particolari del primo Nocevento. Una donne che sfidò quasi tutte le regole di una società ancora di impronta maschilista, andando sicuramente controcorrente, e guadagnandosi, alla fine, stima ed ammirazione.

 

Una donna controcorrente

ELIZABETH JANE COCHRAN

Elizabeth nacque il 5 maggio1986 in Pennsylvania (gennaio 1922) ed è stata una delle giornalista americana più importanti del primo Novecento. Oltre ad essere nota per il suo giro del mondo in 72 giorni, emulando il caratteristico personaggio di Phileas Fogg creato da Jules Verne, la Cochran è famosa per aver essersi infiltrata in un istituto mentale per poter descrivere le condizioni dei pazienti malati di mente, fingendosi (in modo convincente) pazza. Fu certamente una pioniera in questo campo dando vita, così, ad un nuovo modo di fare giornalismo. 

Suo padre Michael era irlandese e si era trasferito in America intorno al 1790; cominciò come bracciante e operaio prima di comprare una mulino e le terre circostanti la sua fattoria. In seguito divenne mercante fino a diventare direttore di un ufficio postale. Si sposò due volte ed ebbe ben 10 figli dalla prima moglie, Catherine Murphy, e 5 dalla seconda moglie, Mary Jane Kennedy, tra cui Elizabeth.

Elizabeth, da bambina veniva soprannominata ‘’Pinky’’poiché spesso indossava abiti di colore rosa. Ma crescendo, la ragazza volle ritrarre se stessa in modo piú sofisticato, in modo da eliminare il soprannome e cambiò persino il suo cognome in Cochrane. Frequentò il collegio per un certo periodo ma dopo la morte di suo padre, tra il 1870 1871, fu costretta a lasciare gli studi per ristrettezze economiche.

Verso il 1880, sua madre si trasferì con il resto della famiglia a Pittsburgh.

Elizabeth lesse, su un giornale, una colonna intitolata “What Girls are good for” (a cosa servono le ragazze), in cui si asseriva che le ragazze erano buone sono per far nascere i figli e fare le casalinghe. Indignata, la ragazza fu spinta a scrivere una risposta la giornale sotto lo pseudonimo  di Lonely Oprhan Girl (l’orfanella solitaria).

 

La carriera giornalistica

L’editore, George Madden. fu fortemente impressionata dalla passione con cui era stata scritta la replica all’articolo che cercò di scoprire chi fosse l’autore. Quando la Cochrane si presentò all’editore dicendo di essere stata lei  l’autrice della risposta all’articolo, Madden gli offrì di collaborare col suo giornale, sempre sotto lo pseudonimo dell’Orfanella Solitaria. Dopo il suo primo articolo per il giornale Dispatch, dal titolo ‘’The Girl Puzzle’’ (la ragazza puzzle), Madden, sempre più impressionato dallo stile della ragazza, le offrì un lavoro a tempo pieno.

Fu anche scrittrice, inventore e collaboratrice per opera di beneficienza.

All’epoca, le donne che scrivevano per un  giornale  erano solite usare un nome giornalistico, insomma sotto altro nome; così accadde anche per Elizabeth. L’editore scelse per lei il nome di Nellie Bly, preso dal personaggio di una canzone allora in voga, Nelly Bly, di Stephen Foster.

Come primo incarico da scrittrice, lei si focalizzò sulle  condizioni di vita delle donne operaie, attraverso una serie di articoli investigativi su donne che lavoravano in fabbrica. Dopo una certa esperienza come giornalista, Elizabeth, o meglio Nellie Bly, si sentiva insoddisfatta di questo ruolo. Così cominciò a viaggiare, andando in Messico come corrispondente estero. Appena ventunenne, trascorse quasi la metà dell’anno a scrivere sulla vita e abitudini dei Messicani. Molti dei suoi articoli vennero poi raccolti nel libro dal titolo Six Months in Messico (Sei mesi in Messico); in uno di essi la Bly contestò fortemente la reclusione di un giornalista locale per aver criticato il governo messicano, e in seguito  la dittatura sotto Porfirio Díaz.

Quando le autorità messicane vennero a conoscenza del documentario della Bly,minacciarono di arrestarla, se non avesse lasciato immediatamente la nazione.

Una volta tornata a casa, e al sicuro, Nellie accuse Díaz di essere un tiranno soffocando il popolo messicano e di controllare la stampa.

Per stemperare un pò i toni, le fu chiesto di scrivere articoli sul teatro e le arti in genere. Così, nel 1887 la Bly si trasferì a New York City.

 

Dieci giorni in manicomio

Il Women’s Lunatic Asylym a Blackwell’s Island

Rimasta quasi senza soldi, la giornalista si recò presso il giornale New York World, il cui proprietario era Joseph Pulitzer, ottenendo un incarico sotto copertura. Fingendosi una malate di mente, doveva scrivere dei report sulla crudeltà e negligenza perpetrati su alcuni malati presso il Women’s Lunatic Asylym, a Blackwell’s Island.

La notte prima di entrare nell’istituto, la Bly passò il tempo a far pratica per meglio calarsi nei panni di una malata di mente. Finse di non voler andare a dormire con la scusa che aveva paura degli altri ospiti che le sembravano dei ʺpazziʺ.

Agendo in questo modo convinse tutti che lei fosse veramente pazza e il giorno seguente fu convocata la polizia. Interrogata, la donna dichiarò di avere un’amnesia, così il giudice la ritenne una drogata.

Fu esaminata da diversi specialisti e tutti la dichiararono malata mentalmente. Dunque la sua interpretazione fu così ben recitata da convincere persino i medici che fosse realmente pazza. Anzi, fu addirittura considerata un caso senza speranza. Quindi, poté continuare quasi indisturbata la sua indagine sull’istituto.

Tuttavia, il suo caso attirò inevitabilmente i media. Tutti volevano saperne di più della ʺpretty crazy girlʺ (la ragazzina matta).

Attraverso la sua viva indagine, all’interno dell’istituto, la Bly riuscì a sperimentare direttamente le pessime condizioni in cui riversavano i pazienti. 

Come cibo veniva servito del brodo fatto con acqua non potabile, carne avariata e pane raffermo.

I pazienti considerati più ʺpericolosiʺ venivano legati con grosse funi. Altri costretti a restare seduti per moltissime ore su panchine dure, senza protezioni adeguate contro il freddo. Le camere, come pure le sale da pranzo, erano sporche, fatiscenti e piene di topi. Il bagno consisteva in acqua gelida versata direttamente sulla testa dei malati con dei secchi.

Il personale aveva un comportamento riprovevole e violento verso i pazienti, urlando di stare zitti e picchiandoli ferocemente.

La Bly riuscì anche a parlare con alcuni dei pazienti convincendosi che alcuni di loro non erano affatto ʺmalati mentaliʺ.

Dopo questa forte esperienza nel manicomio, la Bly pubblicò il suo report, sotto forma di libro dal titolo Ten Days in a Mad House (dieci giorni in manicomio); il libro divenne subito famoso in tutto il mondo e scosse fortemente l’opinione pubblica.

Mentre i luminari della medicina si chiedevano come fosse riuscita ad interpretare così bene il ruolo della malata di mente, un grand jury aprì subito un’indagine investigativa per verificare le vere condizioni del manicomio, invitando la giornalista a prendervi parte. Il grand jury prese in esame i cambiamenti proposti dalla Bly al fine di migliorare le condizione dei pazienti. Fu anche istituito un fondo per la cura delle malattie mentali.

 

La sfida al romanzo di Verne


Dopo questa significativa esperienza, nel 1888 la giornalista volle cimentarsi in un’altra impresa memorabile. Pertanto chiese al suo editore di poter intraprendere un viaggio intorno al mondo, con l’idea di rendere reale il romanzo
Il giro del mondo in ottanta giorni, di Jule Verne. Così il 14 novembre 1889, la Bly salpava a bordo della Augusta Victoria e cominciò il suo viaggio di circa 24.889 miglia, portando con se solo l’essenziale.

Durante il suo viaggio, conobbe proprio Jule Verne in Francia. Inoltre tenne un report aggiornato di tutto il viaggio. Durante la tappa in Asia, la Bly visitò anche una colonia di lebbrosi e, a Singapore, comprò addirittura un asino.

Sfortunatamente, a causa delle cattive condizione atmosferiche durante l’attraversata sull’Oceano Pacifico, arrivò a San Francisco il 21 gennaio, due giorni dopo il programma previsto. Tuttavia, il suo editore Pulitzer, noleggiò un treno privato per ritornare a casa, arrivando a New York il 25 gennaio.

Questa piccola ʺsconfittaʺ non fermò certamente la dinamica giornalista, anche di seguire nuove strade.

 

Da imprenditrice al ritorno al giornalismo

Infatti, nel1895, sposò un ricco produttore di contenitori in acciaio, Robert Seaman, di 73 anni, mentre Elizabeth ne aveva solo 31. Ma, a causa del pessimo stato di salute del marito, decise di ritrarsi dal giornalismo e succedere al marito a capo dell’azienda, l’Iron Clad Manufacturing and Co. Nel 1904 suo marito morì.

Dunque si ritrovò, per un po’, ad essere una delle delle massime imprenditrici americane. Purtroppo, per motivi di negligenza e truffa da parte della dirigenza, l’Iron Clad Manufacturing and Co. fallì, e la Bly fu costretta a tornare al suo lavoro di giornalista. Decise di scrivere storie sul fronte dell’est durante la Prima guerra mondiale, che vennero successivamente incluse nel suo Women Suffrage Parede of 1913 (la parata del suffragio femminile del 1913), anticipando, in certo senso, quello che poi sarebbe avvenuto negli anni 20: il diritto al voto per le donne.

Ricoverata al St. Mark’s Hospital di New York, la giornalista morì nel 1922, all’età di 57 anni, a causa di una polmonite. Fu sepolta presso il cimitero di Woodlawn, nel Bronx.

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