Bruno Binosi e Mario Tempesti illustrano 150 libri possono essere pochi, se si vuole investigare a fondo il rapporto che, nel secondo dopoguerra, ha legato l’editoria italiana al mondo della grafica. Sufficienti però se di quel mondo si tracciano solo le linee essenziali mostrando, quasi a campione, le emergenze più significative. Ecco che quindi la mostra che il Comune di Gorgonzola organizza e che i curatori titolano Vestire il libro, può porsi come momento importante di riflessione su un fenomeno che in Italia è stato fondamentale per la seconda metà del ventesimo secolo: quello dell’apporto che il ‘progetto’ ha dato al diffondere consapevole della conoscenza e della cultura, in ultima istanza della democrazia stessa.La mostra presenta, come detto, 150 libri progettati da 15 famosi designers che sono, detto anche questo, uno spaccato fondante della cultura grafica degli anni che vanno dal 1945 al 2000 (come recita il sottotitolo). Gli autori individuati sono Bruno Munari e Albe Steiner, John Alcorn e Fulvio Bianconi, Bruno Binosi e Mimmo Castellano, Pierluigi Cerri e Giulio Confalonieri, Silvio Coppola e Mario Dagrada, Anita Klinz e Enzo Mari, Mario Mariotti, Studio Unimark (Bob Noorda, Massimo Vignelli, Salvatore Gregorietti) e Ferenc Pintér. Come si vede il meglio di quegli anni.
L’esposizione, anche se i soffietti promozionali parlano di primogenitura di ricerca storica e esposizione, segue quasi esattamente la falsariga di una famosa mostra approntata molti anni fa dall’Istituto per i Beni culturali della Regione Emilia-Romagna e che era allora intitolata Disegnare il libro. Bruno Munari per EinaudiSi era nel 1988 e in quella mostra erano già presenti e, per dire, passati in giudicato, tutti gli autori presenti a Gorgonzola. L’evento bolognese era poi molto più ampio (ne restano i cataloghi editi da Scheiwiller e, nella seconda edizione, da Grafis) e veniva quindi ripercorsa l’editoria di quegli anni non solo dal punto di vista dell’illustrazione o della grafica di copertina, della bontà progettuale quindi, ma anche dal punto di vista della proposta editoriale e da quella della congruità redazionale. Veniva quindi fuori in bella evidenza come la grafica avesse fornito un supporto fondamentale alla formazione di una coscienza editoriale diffusa ma come quest’ultima avesse saputo, nei casi migliori, metabolizzare e far crescere quegli iniziali spunti di progetto.
Disegnare il libro chiudeva al 1988 la propria indagine, Vestire il libro la chiude al 2000 e oggi siamo già al 2009. Sono passati più di vent’anni e ci parrebbe forse il momento di aggiornare i nostri files, di verificare cosa di nuovo, progettualmente, sia successo, quali i nuovi interventi e le nuove emergenze significative.
L’editoria italiana in questi vent’anni ha fatto molta strada, non sempre rettilinea, a volte con curve e tornanti difficoltosi, ma di grafica da esaminare ce ne sarebbe pur tanta (solo per fare i primi nomi, lo studio Tapiro per Marsilio, Francesco Messina per Bompiani, Mario Piazza per Einaudi, Vetta e Tassinari per Electa, Giovanni Lussu per Stampa alternativa, Fausta Orecchio per Orecchio Acerbo, Guido Scarabottolo per Guanda ecc.) e di qualità non certo inferiore a quella dei sullodati maestri.
Il mondo non si è fermato al 1988 e ci vorrebbe forse qualcuno deciso a mandarlo un poco più avanti.


Vestire il libro Maestri della grafica editoriale italiana (1945-2000)
: Collezione Elia Barbiani – Giorgio Conti, a cura di Andrea Tomasetig
17 gennaio – 8 febbraio 2009, Biblioteca Comunale di Gorgonzola (Milano) via Monte Nero 18 – MM2 Gorgonzola

[fonte: SocialDesignZine]