Gentilissimi cittadini, stimatissimi lettori,

un episodio tristissimo e angosciante ha colpito il mondo del lavoro. Alcuni lavoratori Agile (ex Eutelia) sono stati condannati a tre mesi di reclusione, pena convertita in una multa di 7600 euro, per aver tentato di salvare il loro posto di lavoro.

Dopo che l’Azienda gli aveva sottratto i TFR, dopo mesi senza stipendio, dopo che non venivano pagati i fornitori e che la Società era di fatto abbandonata dalla proprietà, si sono decisi a presidiare la loro sede nel disperato tentativo di non farsi portare via anche il lavoro, anzi la speranza del lavoro. Era, ed è, tutto quello che hanno. Nonostante fossero senza guida e senza direttive aziendali, hanno mandato avanti tutte le attività e i servizi sia di Agile sia di Eutelia, autotassandosi e lavorando gratis.

Hanno protestato, manifestato, rilasciato interviste ai giornali, alle radio, alle televisioni. Hanno chiesto e implorato l’aiuto delle Istituzioni. Tutti sapevano quello che stavano facendo. Se avevano torto, se stavano compiendo un reato così grave, perché le forze dell’ordine li hanno lasciato fare?

Le loro azioni sono state un gesto di legittima difesa. Art. 52 C.P. – Legittima difesa:
1) Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.
E loro stavano difendendo il proprio diritto al lavoro, il diritto a far studiare i figli e a dargli una casa e un futuro. Tutto qui.

E così, mentre chi insegue i rapinatori, che gli hanno preso poche centinaia di euro, fuori dal negozio e li uccide sparandogli alle spalle viene assolto (si veda la vicenda di Petrali), loro sono stati condannati. La sproporzione è enorme, assurda, paradossale. Forse il Tribunale ha voluto fargli uno scherzo. O forse, la Magistratura con le sue sentenze vuole indicare una possibile via da seguire per riottenere la loro dignità di lavoratori?

Nel loro caso i rapinatori non si sono accontentati di pochi euro. Si sono impossessati del lavoro passato, di quello presente e anche di quello futuro. Gli hanno preso tutto. Ma non dovevano protestare, non dovevano contrastarli. Perlomeno questo ci dice la sentenza. Cercando di fermarli sono diventati dei criminali. Invece loro pensavano di essere le vittime, di essere i buoni che vanno difesi.

Evidentemente in questa nostra Italia fatta al contrario, per essere considerati degni di tutela bisogna essere dei sopraffattori, meglio se violenti. Invece sono solo dei lavoratori.