In occasione della settimana della cultura e a seguito dei danni che l’erosione costiera sta perpetrando sul promontorio di Camarina, il Museo regionale archeologico di Kamarina, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali della provincia di Ragusa e LEGAMBIENTE di Vittoria, organizzano un incontro dibattito per discutere della situazione attuale e raccogliere i contributi di esperti, istituzioni e associazioni. Un momento di divulgazione che faccia chiarezza sull’intricato modello di gestione del nostro patrimonio e sulle modalità di salvaguardia e valorizzazione delle nostre risorse. Scarica il programma dell’incontro!

Cos’è Kamarina?
Ai confini tra i comuni di Ragusa e Vittoria, presso la foce del fiume Ippari, si sta consumando da tempo una vera e propria tragedia: il promontorio che ospita i resti dell’antica città corinzia di Camarina, unitamente al museo, si sta letteralmente sgretolando. Non si tratta della solita tendenza al catastrofismo, ma il constatare che giorno dopo giorno – da almeno due anni – si stanno perdendo pezzi di storia che non recupereremo mai più. La quasi totalità delle mura di cinta prospicienti il mare, sono stati persi e i blocchi millenari risiedono ormai in fondo al mare.

I motivi dei continui crolli del costone sono da addebitare ad una fortissima e rapidissima azione erosiva del mare capace di causare voragini in non meno di 500 metri di costa. Sul versante di ponente di Scoglitti si registra un fenomeno opposto, con il mare che si allontana e le sabbie che si sollevano di 15-20 centimetri all’anno. In questi termini non può trattarsi di solo fenomeno naturale. Il Coordinamento Spontaneo di Cittadini “TuttiPerKamarina” punta il dito contro il molo di ponente del porto di Scoglitti. E’ lui – sostengono -, l’elemento in grado di modificare tutta la morfologia della costa che va da Baia Dorica fino appunto al promontorio in questione.

Constatando l’agghiacciante immobilismo, ai primi di novembre di quest’anno, un gruppo di cittadini di Vittoria e Scoglitti, hanno dato vita al Coordinamento spontaneo TuttiPerKamarina. «Ci eravamo accorti dei crolli già nell’estate del 2008 e ci aspettavamo conseguenti interventi degni dell’urgenza, visto che l’azione erosiva del mare non da tregua e sembra aumentare giorno dopo giorno. Ma sono passati i mesi e poi gli anni, e l’agonia di Kamarina continua. Di tanto in tanto giungono voci di consistenti stanziamenti, e naturalmente ci piacerebbe se un giorno o l’altro dovessimo avvistare operai e tecnici muoversi nel sito per porvi rimedio. Nel frattempo comunque noi intendiamo fare sapere all’Assessorato ai Beni Culturali quanto i cittadini del circondario tengano a quel sito importante, e non soltanto dal punto di vista economico-culturale, ma pure da quello dell’appartenenza e quindi esistenziale. Inoltre esistono gravi problemi di sicurezza per le persone che vanno a curiosare avvicinandosi troppo alle zone in piena fase di smottamento. Infine c’è pure una esigenza di reale riqualificazione di quell’importante sito culturale, paesaggistico e quindi economico. E tanto si potrebbe fare se solo gli amministratori locali avessero quel minimo di lungimiranza nel predisporre e pianificare iniziative collaterali virtuose».

TuttiPerKamarina ha prodotto vari articoli di denuncia, interviste e video. Hanno inviato centinaia di mail al Prefetto, che ha fatto rattoppare la recinzione, dimenticando però di inibire il passaggio dalla spiaggia dove si registrano quotidiani crolli. Altresì il Coordinamento ha promosso, a Vittoria e a Ragusa una petizione popolare (anche on line: http://www.firmiamo.it/tuttiperkamarina) che continuerà con raccolte di firme su cartaceo per il resto dell’anno, e le stesse verranno recapitate direttamente all’assessorato ai beni culturali a Palermo. Subito dopo l’intervento per la messa in sicurezza, il Coordinamento TuttiPerkamarina auspica un’ attenzione speciale per ciò che sulla carta risulta essere un parco archeologico; affinchè si trasformi in una effettiva opportunità culturale, turistica e di immagine. Temporeggiare ancora significa rassegnarsi a perdere ulteriori pezzi di storia.

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