Siamo ormai arrivati alla fine del nostro viaggio, nella zona più a sud della Cina, verso Canton, dove la natura si è fatta prepotente e avvolge le poche case sparse dei pescatori e si è lontanissimi, per mentalità e contesto, dai grattacieli mangia-uomini di Shangai e di Xi’an, con il suo esercito di terracotta invaso dai turisti.

Montagne dalle forme smussate lottano con gli elementi primitivi che scaturiscono dal cielo: tifoni, uragani, smottamenti. La gente del posto ha una fatalità tutta sua, è comunque più cordiale rispetto a quella del nord, e dunque la sensazione è quella di essere un po’ più accettati da questo popolo così contraddittorio, che mangia in piattini piccolissimi per “non fare mai brutta figura” anche in famiglia, ma che non saluta e non si tocca. Guai a mostrare un’effusione o una carezza in pubblico! Persino nei confronti dei bambini.

Qui andiamo a vistare uno dei posti più caratteristici e suggestivi di tutta la Cina: il mercato delle medicine cinesi. Da secoli qui in oriente, la medicina tradizionale è affiancata, per non dire trascurata, da quella locale, legata alla tradizione e agli usi e costumi degli abitanti del posto. Anche questo non e’ un posto turistico: nonostante questo la gente ci guarda solo curiosa, non è invadente.

Sfacciato e oltremodo stupito è invece il NOSTRO sguardo di fronte a scorpioni sciroppati-naturalmente velenosi- fascette di millepiedi ruspanti, venduti legati insieme come fossero confezioni di spaghetti, cavallucci marini ottimi contro i problemi agli occhi e ancora zampe di cervo contro i reaumatismi, e stelle marine contro la tosse. Questo per quanto riguarda il settore degli animali.. deceduti. si passa poi a quelli.. ancora vivi e vegeti: serpenti da fare alla griglia, la cui carne, dice la guida, è saporita e croccante, scorpioni neri della dimensione di una tazza da caffelatte (e qui il mio onor di cronaca fa un balzo indietro, soprattutto quando uno dei suddetti cerca di uscire dalla sua vaschetta aperta), sanguisuge da brodo e cavallette glassate (ma queste si vendono poco perché i cinesi non sono molto golosi).

Dopo questo, ci avviciniamo ad una bancarella più curata delle altre dove sono esposti dei cani piccoli e ben curati, dal pelo giallo, il muso intelligente. Appena mi avvicino, scodinzolano felici: si vede che stanno bene, sono curati e abituati all’uomo. Chiedo alla guida se sono animali da compagnia, dato che mi ha spiegato che anche qui vanno di moda i ‘pet’ domestici da tenere in appartamento e lei mi risponde che no, quelli si mangiano. Faccio un passo indietro, sinceramente sconvolta: ma come è possibile? Sono così curati, così fiduciosi nei confronti dell’uomo… La guida mi guarda come chi sa che certe differenze rimarranno tali per sempre e si limita ad alzare le spalle.

Dopo questa visita, salto il pranzo e ci dirigiamo all’approdo del catamarano in direzione Honk Kong, ultima tappa del viaggio in Cina. So, dalle letture fatte, che sarà molto diversa dalla Cina continentale, anche per il fatto che è stata colonia inglese fino al 1997, ma comunque non sono pronta a quello che vedo: grattacieli sì e modernità, ma soprattutto persone completamente diverse da quelle incontrate fino ad ora. Intanto sono bellissime, degli incroci sorprendenti cino-inglesi che hanno dato vita a occidentali dal viso esotico, gli occhi a mandorla bruniti di oro scuro, la pelle chiara. Sono alti e snelli, segno evidente che la colonizzazione e le abitudini ha fatto loro bene, li ha resi quasi un popolo a parte, un’icona di successo e di realizzazione personale.

Hanno telefoni tecnologici e, buttando l’occhio, vedo di nuovo comparire la home page di facebook, scomparsa dal mio i-pad da ormai più di due settimane insieme ad altri siti pericolosi censurati dal regime cinese, come youtube o la BBC. Insomma non mi trovo più in Cina e, seppur con curiosità verso questo nuovo mondo, mi accorgo che il mio viaggio nell’antichità delle dinastie Tang Ming e Ching è finito. Butto uno sguardo all’orizzonte: solo a due ore di catamarano da qui, la Cina mi osserva con la sua saggezza millenaria, un filo di nubi prende improvvisamente nel cielo la forma di un viso solo a me noto e amato: è ora di tornare a casa.