Come l'Europa e gli Stati Uniti stanno decidendo il futuro dei loro cittadini senza consultarli

Un fantasma si aggira per l’ Oceano Atlantico, è l’aquila americana del libero scambio. Questa immagine è circolata in alcuni Paesi durante la campagna elettorale delle ultime elezioni europee. Non in Italia, dove l’argomento non è stato minimamente sfiorato. Facciamo allora un poco di chiarezza, per capire di cosa stiamo parlando. Il fantasma in questione è il Grande Mercato Transatlantico (GMT), un argomento sconosciuto ai più, benché sia uno dei più importanti che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi anni. Gli alti dirigenti europei hanno fatto di tutto per tenere l’argomento il più sottotono possibile, quasi segreto, come si fa quando si progetta una truffa. Evidentemente il cittadino europeo non deve essere correttamente informato su questo tema, o meglio: che sia informato a patto concluso.

Cos’è il GMT?

Il Grande Mercato Transatlantico (GMT), alias Partnariato Transatlantico sul Commercio e Investimento (PTCI), alias Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), alias Trans-Atlantic Free Trade Agreement (TAFTA), è un accordo di libero scambio in corso di discussione dal luglio del 2013 tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea. L’obbiettivo è quello di creare il più grande mercato del mondo con più di ottocento milioni di consumatori. L’accordo, nato sotto la benedizione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (il WTO, secondo l’acronimo inglese), mira non solo ad abbassare le barriere doganali tra gli Stati aderenti ma anche ad abolire le barriere dette “non tariffarie”: le quote, le formalità amministrative, le prescrizioni sanitarie, tecniche e sociali, tutte quelle norme sociali e giuridiche, insomma, che regolano lo stato di diritto di una Nazione.

Senza dogane né limiti

Non si tratta di un processo nuovo. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, i diversi cicli di liberalizzazione degli scambi internazionali hanno fatto precipitare le medie dei diritti doganali dal 45% del 1947 al 3,7% del 1993. Dal 1 gennario1995, l’anno dell’entrata in vigore del WTO che ha innaugurato di fatto l’era della Globalizzazione, l’Organizzazione Mondiale del Commercio ha progressivamente allargato le liberalizzazioni del commercio mondiale. Tuttavia, i negoziati si sono spesso trovate bloccati, soprattutto su questioni agricole (basti pensare allo scacco dal cosiddetto “ciclo di Doha”). Per continuare a promuovere il libero scambio, bisognava mettere a punto una tattica di contornamento. Il GMT rappresenta il capolavoro di questa strategia: una volta firmato l’accordo tra le due più grandi potenze commerciali del pianeta (che rappresentano ad oggi quasi la metà della produzione della ricchezza mondiale), le sue scelte finiranno per imporsi a tutto il pianeta, soprattutto nell’ottica di contrasto alle potenze emergenti, Cina e Russia in primis.

La fine degli Stati Nazionali

La portata di questo progetto sorpasserà il quadro dei semplici “accordi” di libero scambio e toccherà nel profondo le vite dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. Le istituzioni nazionali, in particolare, saranno tagliate fuori dai processi decisionali a scala mondiale. Le regole democratiche saranno definitavemente soppiantate dalle preferenze delle multinazionali, che molto spesso non corrispondono più agli interessi nazionali (il caso Fiat insegna). Gli Stati acconsentiranno, attraverso l’accordo transatlantico, a un ulteriore, considerabile abbandono di sovranità, e il Paese che contravverà ai precetti del libero scambio si esporrà a severe sanzioni finanziarie. Verrà insomma ingigantita a scala intercontinentale la logica “contro gli aiuti di Stato” che l’Unione Europea ha sperimentato al suo interno negli ultimi vent’anni. In Europa diventerà quindi impossibile realizzare una qualsiasi politica industriale, non solo a livello nazionale ma anche a livello continentale.

Dieci minacce per l’Europa

Il trattato porterebbe con sé l’omogeneizzazione dei diritti e dei doveri dei paesi aderenti. Diritti che, come spesso ci ha insegnato la Globalizzazione, tenderanno inevitabilmente ad andare verso il basso. Wolf Jäcklein, animatore dello spazio intenazionale della Confederazione Generale del Lavoro francese (la CGT), ha indicato dieci possibili minacce per i popoli europei dopo l’adozione del trattato:

  1. Il non rispetto dei diritti fondamentali del lavoro. Gli Stati Uniti hanno ratificato solo due delle otto norme fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIT) che mirano a proteggere i lavoratori. I lavoratori europei possono dunque temere un’erosione dei diritti di cui beneficiano attualmente.
  2. Degradazione dei diritti di rappresentanza collettiva dei lavoratori. IL GMT intende sradicare le barriere che frenano il flusso dei prodotti tra i due continenti. Obbiettivo: facilitare la possibilità per le imprese di scegliere il luogo d’implantazione dei propri siti produttivi in funzione dei costi sociali. I diritti sindacali invece si fermeranno alle frontiere.
  3. Alleggerimento delle norme e degli standard tecnici. In Europa s’impone il principio di precauzione : la messa sul mercato di un prodotto dipende da una valutazione dei rischi che esso presenta. Negli Stati Uniti la valutazione si effettua a posteriori e viene accompagnato da azioni a protezione del consumatore danneggiato (le class action, le indenizzazioni, i ricorsi). L’interesse delle lobby potrà dunque prevalere sul principio di precauzione.
  4. Libertà di circolazione delle persone limitata alla sola ottica lavorativa, che concorrerà all’aumento del dumping sociale.
  5. Abbassamento degli obbiettivi dello sviluppo sostenibile, argomento non realmente affrontato nella bozza d’accordo.
  6. Scomparsa progressiva dei servizi pubblici. I negoziati si orientano verso un’apertura alla privatizzazione dei servizi pubblici, soprattutto per i servizi nuovi, che saranno automaticamente considerati come appartenenti al settore privato.
  7. Crescita della disoccupazione. All’interno dell’Unione europea le imprese non-europee possono beneficiare di appalti pubblici. Molto meno negli Stati Uniti, dove le regole tendono a garantire una presenza minima di “impresi locali”.
  8. Perdita della privacy dei dati personali, molto più debole nella legislazione statunitense.
  9. Una messa in discussione delle difesa della proprità intellettuale.
  10. La sottomissione degli Stati a un diritto tagliato su misura per le multinazionali.

L’impero delle multinazionali

Qui si nasconde il cuore di questo progetto. Il GMT  permetterà di sotrarre definitivamente le multinazionali alle giuridisdizioni degli Stati, donando loro la capacità di difendersi davanti a tribunali speciali e poter contestare le decisioni dei Paesi che considereranno dannose per la loro azione. Il potere di regolamentazione nazionale si ridurrà quasi a nulla. Impossibile, per esempio, in queste condizioni, vietare le discusse trivellazioni di Gas di Scisto o mettere fine alle strategie d’ottimizzazione fiscale di Google.

Un dualismo impresa-consumatore

A cosa ci troviamo di fronte, allora? Al superamento definitivo del modello dello Stato Nazione, persino nell’accezione più larga che l’Europa sta cercando con grande difficoltà di darsi da tre decenni. Assistiamo alla creazione di uno Stato sovranazionale, espressione di un mondo globale privo di reali orizzonti politici e finalizzato alla realizzazione di un sistema sociale basato sul solo dualismo impresa-consumatore. Tutto questo sotto l’egida degli Stati Uniti, patria di questo modello sociale, economico e culturale.

Le tappe per convalidare l’accordo

La creazione di un’Assemblea Transatlantica è già stata evocata in una risoluzione del parlamento europeo del 25 aprile 2007. Secondo il calendario ufficiale, i negoziati dovrebbero concludersi nel 2015 e saranno seguiti dal processo di ratificazione al Consiglio e al Parlamento Europeo, per poi essere definitivamente convalidati dai parlamenti nazionali. I negoziati sono gestiti dai funzionari della Commissione europea e dai funzionari del Ministero del commercio statunitense. Un processo lento, burocratico, silenziono, lontano dall’attenzione dell’opinione pubblica europea, troppo occupata a seguire le vicende quotidiane delle ormai ininfluenti politiche nazionali.

Fonti
AA.VV. “Grand Marché Transtlantique”, Dossier Le Monde diplomatique, giugno 2014
AA.VV. “Comment les Americains vont nous bouffer”, Marianne n°886, aprile 2014