Uno dei maggiori luoghi comuni riguardo le religioni è che esse siano la causa principale di guerre, morti e distruzioni, in realtà se si analizzano i fatti si scopre che le cause vere di molte guerre, morti e distruzioni sono economiche o politiche

Le religioni in realtà, in particolare il cattolicesimo, sono e sono state fonte di grande bellezza in ogni campo dell’arte (pensiamo solo per fare qualche esempio alla “Pietà” di Michelangelo, “L’Ultima Cena” di Da Vinci, l’”Ave Maria” di Schubert e così via) anche in letteratura e nella letteratura Fantasy che, tante volte, con un altro banale luogo comune, si pensa avversata dalla Chiesa. J. R. R. Tolkien, autore de “Il Signore degli Anelli”, de “Lo Hobbit” e di molte altre opere era un cattolico, profondamente credente, e le sue opere sono intrise della sua fede, certo non in maniera così esplicita come accade, ad esempio, con le opere di Lewis (che comunque rimase sempre anglicano e non si convertì mai al cattolicesimo), ma sempre in maniera potente. Chiunque, quando crea qualcosa, infonde in essa, che lo voglia oppure no, parte di ciò che è e quindi Tolkien non poteva non trasmettere la sua fede nelle sue opere. La bellezza che affascina e stupisce leggendo l’opera di Tolkien è sicuramente dovuta alla sua bravura di Tolkien, ma è anche un riflesso della sua fede.

 La riscrittura dei miti

Tolkien ha fatto rivivere l’antico, ha riscritto un mito e si è imposto nel panorama della letteratura mondiale con un successo unico. “Il Signore degli Anelli” è un racconto ambientato in un tempo immaginario e in un luogo inventato, con personaggi inventati eppure capace, con forza, di appassionare e coinvolgere perché parla della realtà dell’uomo, esattamente come fa il mito.
I primi capitoli del libro sono dedicati al popolo Hobbit, ne descrivono la quotidianità tipicamente inglese, persone oneste e laboriose, ma a volte fannullone e chiacchierone o invidiose, ma semplici, umili e povere. La caratteristica principale degli Hobbit è però un sano ottimismo di fondo e l’amore per le cose buone, cui sanno anche rinunciare se necessario. Non amano la guerra anche se sono pronti a difendersi e non cercano rapporti con altre razze, infatti vivono “una vita talmente ordinata e ben organizzata, che finirono per credere che pace e prosperità fossero normali nella Terra di Mezzo, nonché un diritto di ogni popolo ragionevole” (Il Signore degli Anelli). Sono forti, tenaci, ma non testardi, un po’ sbadati e spesso spensierati. Hanno leggi che seguono spontaneamente perché le considerano antiche e giuste e Frodo, il protagonista, rappresenta la parte migliore di questo popolo.

La tentazione del Male

Un altro protagonista del romanzo è l’Anello, tramandato a Frodo dallo zio Bilbo, forgiato da Sauron, il Signore degli Anelli, padrone delle tenebre, della morte e del male. E’ un anello maligno, che tende a sopraffare chi lo possiede portandolo al male; prolunga la vita, rende invisibili, ma chi lo possiede non cresce e non arricchisce la propria vita, ma diventa uno spettro divorato dal male. E’ quindi il simbolo del male perché altera l’uomo nei suoi tratti caratteristici: tempo, spazio e morte. E attraverso di lui la storia ci parla dell’eterna lotta tra il bene e il male.
Il male per Tolkien è ciò che si raggiunge attraverso il dominio assoluto e forzato, attraverso il potere. Sauron è rappresentato da un occhio senza palpebre perché il male vuole vedere tutto, sempre, per assoggettare tutto a sé ponendosi come unico metro di misura del mondo, l’autocentrismo assoluto, la negazione dell’altro come individuo libero e autonomo. Sauron è volontà che tutto vuole assoggettare, che rifiuta il ciclo della vita e pensa che le sue aspirazioni siano quelle di tutti, che tutti desiderino il potere e questa sarà la sua sconfitta perché non comprenderà, se non troppo tardi, che esiste qualcuno che può pensarla diversamente. Conseguenza delle azioni di Sauron sono la forza che distrugge, l’ambiguità, l’odio, il terrore e la morte che si espandono sempre di più.

Il Bene, una forza sempre presente

Il Bene non interviene mai chiaramente anche se è sempre presente una forza che sottende a tutta la storia e che è la Provvidenza. In realtà il bene non è altro che la capacità di rimanere fedeli alla propria natura che, originariamente è buona così come lo è tutta la realtà in sé, questo è il vero e il bene.
La lotta tra il Bene e il Male avviene nell’uomo e Frodo è l’emblema di questa lotta che lo coinvolge nelle sue dinamiche più intime (volontà, sentimento, intelligenza, fantasia, ma anche la sua realtà fisica). Il viaggio di Frodo è il simbolo del viaggio di ogni uomo nella sua lotta contro il male, continuamente tentato, sempre in procinto di affrontare sofferenze e difficoltà, sostenuto da una Provvidenza che è nascosta, ma sempre presente. E questo cammino è radicale, il male va estirpato alla radice, non si scende a patti con esso, bisogna essere ostinati, il male non può essere sconfitto dal male. L’anello non si può usare, solo il bene può sconfiggere il male e la via più difficile è l’unica saggia, anche se sempre folle. Un viaggio che solo con la forza e con la saggezza umana non si può compiere, un viaggio che interessa tutti, ma che necessità di una compagnia anche se poi bisogna portarlo a termine da solo.