Heat Ledger nella parte del Joker

E’ un campione d’incassi annunciato Il Cavaliere Oscuro, nuova avventura cinematografica di Batman – la numero sei – che sta per invadere le nostre sale. Ed è anche un film osannato dai critici, che in maggioranza hanno adorato le atmosfere dark e i dilemmi morali (deve prevalere il diritto o l’ansia di sicurezza?) su cui il regista Christopher Nolan, e il protagonista Christian Bale, hanno costruito il kolossal. Ma la pellicola, suo malgrado, passerà alla storia anche per qualcos’altro: come l’ultima interpretazione di Heath Ledger, il divo di Brokeback Mountain morto per un overdose di farmaci lo scorso 22 gennaio.

E se teniamo conto che il suo ruolo è quello del Joker – un cattivo terrificante, folle, insensato, una vera e propria incarnazione del Male assoluto – allora capiamo che la coincidenza tra la sua presenza sul set e la sua scomparsa diventa abbastanza inquietante. Certo, questo non autorizza a dire – come hanno fatto, peraltro, molti giornali americani – che la discesa verso il fondo del giovane, tormentato, talentuoso Ledger sia in qualche modo legata all’incredibile identificazione con un personaggio così inquietante. Perché questo significherebbe attribuire al cinema un potere di vita e di morte che non può avere. Ma è altrettanto vero che guardare l’appassionante, cupissimo film di Nolan alla luce della tragedia personale dell’attore, fa molto effetto. Pensare che Heath, mentre girava scene ad alto tasso di malvagità e recitava dialoghi privi di qualsiasi freno, si imbottiva di pillole, non lascia certo indifferenti.

Ma resta il fatto che il co-protagonista della pellicola, almeno quasi quanto il Batman sempre più tormentato e borderline di Christian Bale, è proprio lui, il Joker. Un personaggio amatissimo dai fan dell’Uomo Pipistrello (apparve per la prima volta in un fumetto nel 1940, appena un anno dopo la nascita su carta dell’eroe), già incarnato su grande schermo dal grande Jack Nicholson nel primo Batman cinematografico. Era il 1989, il regista era Tim Burton, le atmosfere più gotiche che mai, e il divo che già ci aveva terrorizzato in Shining forniva un’interpretazione un po’ pazza, ma non priva di fascino, del personaggio.

Per il Joker di Ledger, invece, nessuna simpatia, nessuna concessione al glamour. Lo vediamo fin dalla prima, tesissima sequenza del film – finita integralmente su Internet già a fine giugno, violando il rigoroso embargo voluto dal distributore Warner Bros – in cui partecipa a una rapina in banca con altri complici, tutti con maschere da clown non troppo dissimili dal suo perenne trucco da pagliaccio, e poi li fa fuori senza pietà. Con queste totale mancanza di scrupoli, non sorprende che il Joker diventi subito il Nemico numero uno di Bruce Wayne, il ricchissimo magnate che – come abbiamo scoperto nel capitolo precedente, Batman begins, diretto sempre da Nolan – ha assunto l’identità segreta dell’Uomo Pipistrello.

Una trasformazione nata a fin di bene, ma che qui – sotto la spinta del suo più terribile avversario – rischia di assumere una luce sinistra. Non a caso, nel film, si sente ripetere spesso una parola dalla connotazione non sempre positiva, e che è di attualità perfino nel dibattito sulla sicurezza che divide politica e opinione pubblica italiana: vigilante. Insomma, Batman non sembra più un eroe: assomiglia invece a un giustiziere della notte.

Una metamorfosi del personaggio che non avviene all’improvviso, ma in un crescendo di tensione e di sequenze spettacolari. E che lascia perplessi tutti gli amici più fedeli di Bruce Wayne, dal maggiordomo Michael Caine al socio in affari Morgan Freeman. Per non parlare della sua amata (Maggie Gyllenhaal, che ha sostituito la Katie Holmes di Batman begins), che lo ha mollato per l’affascinante procuratore distrettuale Harvey Dent (Aaron Eckhart). Il quale però, nella parte finale del film, si trasforma in un altro storico cattivo della saga Batman, chiamato Due Facce…

Insomma un film complesso. Caratterizzato da scene d’azione girate quasi interamente dal vivo (Nolan ha orgogliosamente affermato che di effetti speciali ce ne sono pochissimi); dall’uso, per la prima volta in una pellicola così importante, di telecamere Imax, per filmare alcuni momenti particolarmente “panoramici”; e dai dilemmi morali. E poi, naturalmente, c’è l’interpretazione maledetta del Joker. Non a caso, all’inizio, la Warner Bros aveva pianificato la campagna promozionale del film centrandola sulla contrapposizione tra l’Uomo Pipistrello e il suo grande nemico. Poi, però, la morte di Heath ha spinto la major a focalizzare l’attenzione quasi esclusivamente su Christian Bale. Ma chiunque vedrà il film, non potrà non viverlo anche come l’epitaffio di una carriera bruciata troppo presto.

[fonte: Repubblica.it]