Lunedì 4 giugno è stata istituita una giornata di lutto nazionale per commemorare le vittime del terremoto del 29 maggio. Durante la giornata di lutto, spiega il comunicato finale di Palazzo Chigi, le bandiere nazionale ed europea sugli edifici pubblici di tutta Italia saranno esposte a mezz’asta. Si osserverà un minuto di raccoglimento nelle scuole di ogni ordine e grado. Sono inoltre auspicate iniziative autonome da parte delle associazioni di categoria del commercio per la chiusura degli esercizi durante le esequie degli scomparsi e la modifica dei programmi televisivi nella giornata delle esequie.

E’ stato inoltre istituito un fondo per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto in Emilia. E’ sufficiente infatti inviare un sms al numero della solidarietà 45500, attivo fino al 26 giugno. Ogni sms vale una donazione di due euro. Il ricavato verrà versato sul Fondo della Protezione Civile. Il valore dell’sms sarà di due euro sia se inviato da cellulari: Tim, Vodafone, Wind, 3, Poste Mobile, CoopVoce, Tiscali e Noverca; sia se  si effettuerà una chiamata allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb, TeleTu e Tiscali. L’iniziativa è frutto di un accordo tra la Regione Emilia Romagna e la Protezione civile nazionale.

L’Ue ribadisce la disponibilità a intervenire nelle zone colpite dal sisma. “Ci troviamo di fronte ad una catastrofe nazionale, la Commissione europea interverrà a favore delle zone dell’Emilia colpite dal terremoto con il fondo di solidarietà”. Lo ha confermato il commissario europeo alla politica regionale, Johannes Hahn, dopo aver visitato l’Emilia con il vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani. “La situazione è estremamente difficile – ha aggiunto – per le persone che hanno perso la casa e per quelle che temono di perdere il lavoro”. Il Commissario Hahn non ha fatto cifre esatte. “La valutazione dei danni è ancora in corso – ha detto al riguardo – ma posso dire che se si tratta di danni intorno ai 5 miliardi di euro, noi potremmo dare un aiuto nell’ordine di 150-200 milioni con il fondo di solidarietà”. La Commissione europea valuterà “le opportunità legali per offrire aiuti di Stato che potrebbero decisamente aiutare le piccole e medie imprese” colpite dal sisma in Emilia. Lo ha detto il Commissario europeo per le Politiche regionali, Johannes Hahn, in questi giorni a Trieste.

Sulla messa in sicurezza del territorio anche dal rischio idrogeologico il ministro dell’Ambiente Corrado Clini è tornato sul piano da oltre 40 miliardi in 15 anni, un parte anche con risorse Ue. A livello economico il bacino emiliano sembra a pezzi, a soffrire di questa situazione soprattutto il comparto agroalimentare e quello delle apparecchiature elettromedicali, di cui il modenese rappresenta il secondo distretto industriale al mondo dopo la California.

“L’agricoltura non paga solo le conseguenze dirette del terremoto, stimate complessivamente per 500 milioni di euro, ma ad allungare la lista dei danni ben presto si cominceranno a sommare ai crolli degli edifici e dei fabbricati rurali, anche gli effetti degli stop alla produzione o delle difficoltà di svolgimento delle normali operazioni agricole, come la raccolta della frutta”. Lo afferma la Cia, la Confederazione italiana agricoltori. La filiera frutticola emiliana produce “il 17% della frutta italiana e potrebbe perdere il 10% del prodotto, basti pensare che ben il 50% delle pesche italiane proviene proprio dalla regione segnata dal sisma – sottolinea la Cia – così come il 15,8% delle ciliegie. Per quanto riguarda le pere, addirittura l’80% della produzione ‘made in Italy’ si concentra proprio nell’area compresa tra la provincia di Modena, di Ferrara e una parte di Bologna”.

È per questo che la Cia sta lavorando a mettere in connessione le varie aziende distribuite sul territorio, creando “un’efficiente rete di aiuto reciproco tra agricoltori”, in modo da evitare i blocchi di produzione. “Una sorta di ‘baratto’ della solidarietà, che vuole limitare i danni in tutti quegli ambiti produttivi che fanno grande il settore primario delle province di Ferrara, Modena e Mantova, che da sole producono il 6% del valore della produzione agricola nazionale”.

Pochi giorni fa il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha escluso qualsiasi delocalizzazione delle industrie fuori dalla regione “altrimenti si spezzerebbe un network vitale”.  Eppure, gli operai della JColor di Finale Emilia, provincia di Modena, hanno bloccato in questi giorni l’ingresso della loro azienda per impedire ad alcuni camion di portare da Finale a Lainate, in provincia di Milano, del materiale di stoccaggio. I 70 lavoratori sono stati posti in cassa integrazione dopo il primo sisma che ha devastato i magazzini e reso impossibile la produzione. “L’azienda ha spostato la produzione a Milano – afferma Alberta Boschini, sindacalista Uil – e dopo aver detto ai lavoratori che avrebbe mantenuto a Finale la logistica, oggi ha fatto marcia indietro dicendo che anche la logistica sarà portata a Milano”. Una piccola delocalizzazione interna all’Italia che preannuncia tutta la delicatezza della gestione del post-terremoto nei prossimi mesi. Senza contare il rischio della delocalizzazione fuori dall’Italia .