Termina con questa puntata il nostro viaggio con Giuliano Bonanni, attore e regista friulano che firma una produzione italo-francese de "Le nozze di Figaro". Scopriamo il teatro dal punto di vista degli attori.

Abbiamo ascoltato il punto di vista del Regista Giuliano Bonanni. Ma come “vivono” la scena gli attori della compagnia francese Avanti in preparazione dello spettacolo Le nozze di Figaro di Beaumarchais? A loro la parola.

Maschere

“In queste sei settimane, durante l’allestimento, racconta AGATHE BOUDRIERES – mi é piaciuto molto lavorare sul gioco in maschera e sull’improvvisazione. Diretta da Giuliano, la mia paura del vuoto e della pagina bianca si é dileguata poco a poco e questo vuoto é diventato un immenso spazio creativo dove ho potuto sviluppare il mio immaginario”.
“Molte cose mi hanno colpito in questo periodo con Giuliano sulle Nozze di Figaro – racconta anche REBECCA MINI – le improvvisazioni in maschera, per esempio, sono sempre dei viaggi strani, quando ci leviamo la maschera ci rendiamo conto che non sappiamo bene dove siamo stati! In ogni caso tutto ció che sentiamo, tutti gli impulsi sono delle sorprese e saperli usare o canalizzare per farli diventare interessanti é stato molto difficile. Ma era appassionante per me sentire tutte queste nuove possibilità vincolate nel gioco in maschera e dover usare la dissociazione dei movimenti, la geometria della maschera, il passagio al pubblico etc etc…”.  Rebecca è stata entusiasta anche del lavoro fatto attraverso l’improvvisazione per presentare i personaggi: “Dovevamo scegliere – racconta a proposito – due personaggi che ci piacevano e fare un’improvvisazione per presentarli al pubblico,partendo da una situazione presente nella pièce, da una parte del testo o recitare una scena da noi inventata. Giuliano ci ha fatto provare tutto questo grazie ad una serie di esercizi, il piú memorabile fra tutti è stato quello in cui dovevamo cercare di cambiare le parole della nostra presentazione dicendo esattamente il contrario di quello che avevamo appena detto ma dimostrando la stessa emozione! Vi lascio immaginare il risultato. C’é stata anche la scoperta del training che ci ha insegnato Giuliano, tra cui lo “standing” e il famoso “scompenso”, in cui ci siamo deliziati con le vesciche ai piedi o i momenti in cui eravamo tutti accasciati a terra senza sapere, per certi versi, se il cuore avesse ripreso a battere normalmente!”.

Training

E il lavoro dell’attore, dopo la preparazione fisica e mentale ha una svolta quando vengono assegnate le parti: “ Quando abbiamo iniziato ad entrare nella dinamica propria dei nostri personaggi – ha ricordato ancora Rebecca – e le relazioni che avevano l’un l’altro, ho cominciato a capire tutto il senso e l’obbiettivo del training e del lavoro preparatorio che avevamo fatto e cioè la possibilità concreta di “sentire” il personaggio attraverso una percezione fisica, emotiva e energetica piú forte e precisa. Ho anche sentito che, grazie allo studio prevalente di tutte le linee dinamiche che attraversano lo spettacolo, il personaggio trovava molto piú velocemente consistenza, e questo spingeva noi attori a entrare subito nel contesto”.
“Questo tipo di lavoro – continua l’attrice – ha anche sollevato varie domande rispetto alle relazioni tra i personaggi, che non erano esplicite nel testo ma che abbiamo avuto bisogno di costruire per far evolvere i personaggi in un universo completo. Per esempio mi ricordo di una delle prime volte in cui abbiamo cominciato a muoverci nello spazio impersonando i nostri vari personaggi: dovevamo cercare la fisicità e l’emotività di base del personaggio, facendolo passare attraverso varie emozioni e dosando i vari stati d’animo. Ad un certo punto Giuliano ha cominciato a nominare i personaggi due alla volta per farli incontrare al centro del “ring” ,come lo chiamava lui. Mi ricordo bene delle due improvvisazioni che ho fatto quella mattina. La prima con il Conte (Io faccio la Contessa Almaviva): quel che mi ha colpito é che anche solo con l’emotività di base e tenendo bene a mente le dinamiche che legavano i due congiunti, i due personaggi sono entrati subito in relazione e anche in tensione senza fare quasi nulla! Ovviamente eravamo un po’ maldestri ma qualcosa si era acceso tra noi. L’altra improvvisazione era con Marcellina: eravamo completamente disorientate perché non avevamo mai pensato alla relazione che ci potesse essere tra la contessa e Marcellina, cosa le legava nelle Nozze di Figaro, cosa le opponeva, quali legami si erano creati nel Barbiere di Siviglia? Come gestivano il fatto che certi loro obbiettivi le opponevano, che gli alleati dell’una potevano essere i nemici dell’altra? E durante l’improvvisazione cercavamo delle risposte ma non arrvavamo per forza alle stesse conclusioni! Era molto divertente ed istruttivo! Per me é stato uno dei momenti piú belli, in cui mi sono resa conto dell’esigenza che richiede il nostro lavoro”.

Il pubblico

“Siamo davvero andati AVANTI sia sul piano artistico che su quello della preparazione fisica, interviene anche IVAN MADER, che ha inoltre specificato come tutto il lavoro fatto insieme in vista dello spettacolo sia stato proficuo e interessante: “Avevamo la volontà – spiega- di proporre un lavoro pulito, mischiando training, lavoro sulle maschere e creazione personale. Mi sono sentito come se fossi un bambino che possiede l’energia e le capacità di imparare sempre cose nuove. Un ricordo che mi fa sorridere e penare allo stesso tempo- conclude Ivan – è quello degli esercizi che ci insegnavano a giungere al confine con i nostri limiti fisici: c’era il sollievo e la soddisfazione, una volta eseguiti, di essere riusciti ad andare oltre i nostri “confini” per liberare la mente”.
Anche LUCA ANTONY MARTONE ha considerato la preparazione alle Nozze di Figaro un’esperienza veramente divertente e costruttiva: “l’abbiamo sperimentato – racconta a proposito – quando abbiamo recitato il nostro primo atto ai bambini della scuola elementare a Versailles. É stato bello vedere come reagissero diversamente a seconda degli effetti comici che volevamo provocare nel pubblico. In questo , essendo un “pubblico piccolo” ovviamente avevano più effetto le battute spontanee e la comincità naturale, quella che fa parte della vita dell’uomo, rispetto a quella derivante dalla drammaturgia e dal testo. D’altra parte i bambini sono proprio così: fiduciosi e senza filtri verso il mondo, proprio come dovrebbe essere un attore”.
“Ha aiutato anche lavorare sulle dinamiche e sulle relazioni tra i personaggi, ricorda THIBAUT KIZIRIAN, leggendo anche gli altri due testi che fanno parte della trilogia di Beaumarchais, Il barbiere di Siviglia e La madre colpevole. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare su tutti i personaggi e su tutte le relazioni intrecciate fra loro e grazie a questo metodo i personaggi sono stati molto piú completi e profondi”.

Queste  riflessioni, seppur non lineari nella loro spontanea espressività, rendono bene l’idea del progetto a cui si sta lavorando: un bravo attore, infatti, ha il compito di rendere credibile il proprio personaggio, sia a livello esteriore, cioè fisico, ma soprattutto a livello interiore, ovvero emotivo. Le testimonianze di questi giovani attori evidenziano come ogni allestimento teatrale rappresenti un evento unico ed irripetibile. Perchè ci sia un’alta qualità espressiva è indispensabile che tutti gli interpreti attivino la loro parte artistica e non si appoggino alla mera ripetizione del testo.