In vista delle primarie del centrosinistra (che si terranno il 25 novembre) abbiamo chiesto a tre redattori di Medeaonline una riflessione su questo importante momento della vita politica italiana. Qui di seguito potete leggere il primo articolo, nei prossimi giorni pubblicheremo i rimanenti due. Crediamo molto nelle primarie come metodo di scelta dei candidati politici e per questo motivo pensiamo di fare un buon servizio ai nostri lettori dedicando a queste primarie un po’ di spazio e attenzione. Apprendiamo con piacere che anche il centrodestra ha deciso di adottare questo metodo, ci piacerebbe poter ricevere riflessioni e contributi sulla politica italiana anche da elettori del centrodestra, di centro e di qualsiasi schieramento politico (estremisti, fascisti e razzisti esclusi) in modo da poter allargare il più possibile la nostra riflessione sul bene comune.
La Redazione di Medeaonline

Mio padre, eroico e impavido disertore della Seconda Guerra mondiale, durante i bombardamenti alleati su Roma, si rifugiava nello scantinato del suo palazzo assieme ai familiari e a tutti gli altri inquilini. Quando giungeva in questo arrabattato bunker, perdeva ogni legame con la realtà. Dimenticava il pericolo di morte e distruzione che i grappoli di bombe rappresentavano, e si concentrava sulle cose di quel piccolo universo semibuio che il “rifugio” rappresentava. Così, mentre i palazzi crollavano, lui si preoccupava solo se la biondina del terzo piano lo avesse “spizzato” (se gli avesse gettato un’occhiata furtiva) o se quel ciccione del primo piano avesse portato con sé i suoi insopportabili sigari. La stessa cosa, sta ora succedendo al Partito Democratico. In questo tempo in cui le bombe sociali esplodono e i cittadini sono schiacciati dai problemi economici e dalle concrete difficoltà quotidiane, i dirigenti del partito vivono in una realtà parallela, dove l’unica cosa che conta è stabilire chi sia il più “figo”.

Le primarie sono solo una lotta interna per il potere. Rattristati, abbiamo assistito a scontri durissimi fra i candidati per stabilire il metodo di voto. La rissa ha avuto un epilogo, tristemente, grottesco: con Renzi che dava mandato ad un pool di avvocati per presentare un ricorso al Garante della Privacy. Vedere il partito del popolo sprecare tempo, energie e, soprattutto, soldi pubblici per decidere chi sia a comandare, fa veramente cadere le braccia. Forse la sinistra sta cercando il modo per perdere anche queste elezioni che sembravano già vinte. Invece di compattarsi per trovare un programma in grado di fare l’occhiolino sia ai probabili elettori moderati, sia a quelli più di sinistra. Si battono uno contro l’altro come i quattro capponi di Renzo (no Renzi, ma Renzo, quello dei Promessi Sposi). Cosa che accade molto di sovente fra i compagni di sventura. La voglia di prevalere è superiore al buon senso. La gente vorrebbe sapere che cosa ci guadagnerà a votare Pd. Vorrebbe che si parlasse di programmi reali e realizzabili, non di generiche idee più o meno progressiste. Vorrebbe che la sinistra si elevasse sopra gli altri partiti per concretezza e per attaccamento alle sorti del popolo che si vanta di rappresentare. Vorrebbe che progettasse una società equa, senza privilegi, senza sprechi e senza gli odiosi sperperi della politica. E invece, nessuno dei candidati è veramente nuovo. Nessuno ha nel suo programma la drastica riduzione dei privilegi e dei costi della politica. Nessuno, ha un piano per costruire una politica morale, trasparente, onesta. Nessuno ha capito che quello che conta in questo momento di crisi e di scandali sono l’onestà, l’integrità, la correttezza e l’irreprensibilità dei politici. L’unico che ha inteso la fame di pulizia che hanno gli italiani è Beppe Grillo, un comico che “certifica”, con le sue cinque stelle, l’onestà degli aspiranti politici.

Queste primarie sono l’ostentazione della lotta per il potere. Una volta questi scontri avvenivano durante un congresso, che risolveva, al suo interno, tutte le tensioni del partito. Chi vinceva tracciava le linee guida e il programma con cui presentarsi alle elezioni. Ora, la pochezza delle idee e degli uomini politici costringe a queste manifestazioni più pompose ma vuote, esteriori. Ormai per decidere chi votare ci si deve basare su chi abbia l’aspetto più trendy, più moderno, più performante. Tutte parole per nascondere il profondo vuoto della nostra politica. Ma non si può pretendere, che ci si accontenti di tanta pochezza.
Da un lato abbiamo il “rottamatore” Renzi che vuole cacciare via i vecchi dal partito, come se lui fosse, politicamente parlando, nuovo. Uno che è stato presidente della provincia di Firenze e poi sindaco della stessa città, tanto in fasce non sembra. E poi, essere nuovi e giovani è forse una garanzia di onestà? Anche i due della Regione Lazio (Maruccio e Fiorito) finiti nelle maglie della Magistratura sono giovani. E che dire del Trota o della Minetti? Un’eventuale vittoria di Renzi, percepito come il leader della sinistra che guarda agli ex berlusconiani, potrebbe, forse, impensierire di più il Pdl, ma rischierebbe di creare una nuova scissione nella sinistra italiana.
Dall’altro lato troviamo Bersani. Politico, a mio giudizio, “senza infamia e senza lode”. Che sta nel mezzo, sospeso fra il Cielo e gli Inferi. Non è l’uomo della svolta. Però, la sua vittoria collocherebbe stabilmente il Pd a sinistra, rendendolo più solido e compatto. Inoltre assicurerebbe il tentativo, assieme alle altre forze progressiste (Holland innanzitutto), di spostare la politica economica europea verso crescita e lavoro.  Ammorbidendo il rigore che l’ha contraddistinta finora.
Per questo penso che alla fine sia il meno peggio. Quello che, “tappandomi il naso”, voterei.