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Scuderie del Quirinale

Alle Scuderie del Quirinale: il signor Jacopo Robusti, in arte Tintoretto

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Tintoretto, Il miracolo dello schiavo

Le Scuderie del Quirinale ospitano, fino al 1 giugno, la mostra Tintoretto. «Il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura», così Giorgio Vasari ritrasse colui che per primo riuscì, nella Venezia di pieno Cinquecento, ad allontanarsi dal mito di Tiziano proponendo una pittura che, evitando i consueti canoni della bellezza veneziana, impose una linea di forte e nitido realismo capace di fare scuola per diverse generazioni d’artisti. Tensione drammatica, furore michelangiolesco, attenzione agli aspetti scenografici e alle proposte del teatro e dell’architettura oltre a una formidabile capacità di assimilazione delle novità e delle idee impostate dai grandi contemporanei: Tintoretto creò una pittura di tocco e di esasperato colorismo per narrare ogni aspetto della miseria umana con partecipata commozione, mirando a un’espressività che, nella ritrattistica, divenne una ricerca di verità in grado di travalicare la stessa caratterizzazione fisionomica e psicologica del personaggio ritratto. Read More

La Firenze del ‘400 rivive alle Scuderie del Quirinale: il ruolo di Filippino Lippi e Sandro Botticelli
6 anni ago

La Firenze del ‘400 rivive alle Scuderie del Quirinale: il ruolo di Filippino Lippi e Sandro Botticelli

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Filippino Lippi, Storie di Virginia, 1478-80, Firenze

Le esposizioni che le Scuderie del Quirinale hanno dedicato negli ultimi anni a Caravaggio e a Lorenzo Lotto avevano il merito, comunque grandioso, di riunire in una sola volta e nello stesso luogo capolavori sparsi in giro per il mondo. Era poi la grandezza delle opere stesse a “fare” la mostra. Quello che invece rende ancora più interessante ciò che le Scuderie stavolta propongono fino al 15 gennaio prossimo è un apparato critico-documentario molto stimolante, grazie al quale la mostra “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400” rappresenta un appuntamento decisamente  imperdibile. Proprio tra due testimonianze scritte è racchiusa la parabola umana e artistica di Filippino Lippi.  La prima, che accoglie il visitatore all’ingresso,  è la denuncia del 1461 agli Ufficiali di notte di Firenze della nascita illegittima di un bambino, nato da una relazione tra due religiosi: il bambino in questione è Filippino e ha già circa 4 anni, il padre è il frate carmelitano, e notissimo pittore, Filippo Lippi, e la madre è la monaca agostiniana Lucrezia Buti. Il secondo documento, che congeda il visitatore al termine del percorso, è un piccolo passo della vita che Vasari dedica a Filippino nella sua opera: “restò la fama di questo gentil maestro talmente nei cuori di quegli che l’avevano praticato, ch’è meritò coprire con la grazia della sua virtù l’infamia della natività sua, e sempre visse in grandezza et in riputazione”. In mezzo a questi due documenti si snoda una mostra bellissima, che consacra, in base anche a studi recenti, il recupero dell’opera di Filippino Lippi, dopo un’epoca di severi giudizi critici. E lo fa attraverso la maniera più diretta ed efficace possibile, il confronto serrato con le opere di quel Sandro Botticelli a cui per troppo tempo è stato, ingiustamente, subordinato. In realtà del Botticelli, nonostante il suo nome campeggi nel titolo della rassegna, c’è  veramente poco. Sufficiente, però, per indagare, in maniera chiara, il rapporto fra i due pittori. È il solito espediente di quei nomi “calamita” (vedi, per esempio, Van Gogh o l’onnipresente Caravaggio), che vengono aggiunti, furbescamente, nel tentativo di attirare il maggior numero di pubblico, che è quello che conta. Al di là di ciò, superata la biglietteria, è una successione, superba e commovente, di opere di opere di grandissimo pregio. Read More

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