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La crisi non esiste ma le aziende chiudono: il caso dell’Iris di Sassuolo

La crisi, secondo i media ufficiali italiani (leggi “televisione”), non esiste quasi o finirà a breve. Nel frattempo centinaia di aziende piccole, medie e grandi chiudono i battenti, schiacciate dalla concorrenza asiatica a basso prezzo, dalle delocalizzazioni suicide, dalle speculazioni finanziarie e immobiliarie di menagers senza scrupoli. Ci sarebbero centinaia di storie da raccontare: storie allarmanti, che significano posti di lavoro persi, famiglie disperate, realtà produttive secolari o decennali che spariscono, il declassamento conseguente dell’Italia nello scacchiere dei paesi industriali avanzati. Sta avvenendo in tutti i settori: dalla meccanica all’informatica, dalla moda alla sanità.

Un paio di settimane fa Antonio Di Pietro aveva denunciato il lassismo del parlamento italiano, impegnato otto ore la settimane per votare leggi di dubbia utilità, mentre la crisi fa deperire il paese come un cancro omicida. Di Pietro aveva portato un esempio di dibattito fuori dalla realtà: quello affrontato in parlamento sulla lunghezza delle code dei cani. Ebbene, prontamente, la televisione italiana, pochi giorni dopo, trasmetteva una puntata intera di Porta a Porta dedicata alle code canine, allestendo una processione rinascimentale di vip, politici, starlette e lustrini, tutti felicemente accompagnati dai loro amici a quattro zampe. Insomma un gran diletto, degno della corte di Luigi XVI.

Nel frattempo la gente sciopera, occupa fabbriche, manifesta. Read More

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