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I Vulcani in mostra a Milano
1 anno ago

I Vulcani in mostra a Milano

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Fino all’11 settembre 2016 il Museo di Storia Naturale di Milano ospita l’esposizione Vulcani, a cura del vulcanologo Marco Carlo Stoppato. La mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano …
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Il Tibet è arrivato a Treviso
5 anni ago

Il Tibet è arrivato a Treviso

By  •  Indice, Arte

Il 20 ottobre a Casa dei Carraresi a Treviso apre la tanto attesa mostra evento TIBET. TESORI DAL TETTO DEL MONDO. Il curatore Adriano Màdaro, giornalista e sinologo, ha portato …
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Autunno d’arte in Italia: tutti gli appuntamenti da non perdere

By  •  Indice, Arte

Ricomincia un anno, ricomincia il ritmo del lavoro, della scuola, degli impegni. E comincia una nuova stagione d’arte per l’anno 2012-2013. Le mostre, proposte per quest’autunno, non sembrano risentire troppo …
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Diaboliteknico: il Re del Terrore si prende la laurea

Non solo calzamaglia nera, pugnali saettanti e occhi di ghiaccio: Diabolik è anche un po’ ingegnere, architetto e designer delle sue mirabolanti invenzioni. E’ per questo che dal 19 al 25 aprile 2010 nell’atrio del Rettorato in Piazza Leonardo da Vinci 32 arriva Diaboliteknico, un’originale mostra dedicata al Re del Terrore.

L’impronta politecnica sta tutta nell’incontro che la inaugura “Architettura, Design, invenzioni scientifiche e ingegneristiche del fumetto”, alle ore 18 del 19 aprile nell’Aula De Donato del Politecnico di Milano in Piazza Leonardo da Vinci 32. Ospiti d’eccezione Mario Gomboli, autore di Diabolik, direttore della casa editrice Astorina e laureato Politecnico, il disegnatore Giuseppe Palumbo e il soggettista e sceneggiatore Tito Faraci. Aprirà la serata Giancarlo Marzorati, Presidente dell’Associazione Laureati del Politecnico di Milano mentre Marco Imperadori, Professore del Politecnico, modererà gli interventi. Read More

Inganni ad arte. A Firenze la storia del trompe-l’oeil

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Fino al 24 gennaio 2010 Palazzo Strozzi a Firenze ospita la mostra “Inganni ad arte. Meraviglie del trompe-l’oeil dall’antichità al contemporaneo”, curata da Annamaria Giusti. Dagli affreschi dell’antichità greco-romana attraverso capolavori dell’arte moderna europea fino ai giorni nostri, centinaia di opere provenienti da musei e collezioni private italiani ed esteri, raccontano l’intrigante e spettacolare storia del trompe-l’œil.
Il tema dell’inganno, dell’eterna sfida fra la realtà e la sua simulazione è presentato non solo nell’ambito della pittura, ma nella trasversalità che di fatto ha caratterizzato la sua diffusa fortuna nel percorso dell’arte europea: tarsie lignee che aprono immaginarie finestre su vedute urbane; piani di tavolo che invitano ad afferrare oggetti ingannevolmente prensili; vasellami travestiti in forme animali e vegetali; sculture policrome che con materie di antica tradizione o con le moderne resine “danno vita” a cloni sottilmente inquietanti.

La mostra abbraccia l’intero arco cronologico del trompe-l’œil, riunendo un’antologia di esempi rappresentativi dei suoi diversi aspetti. Pitture parietali d’epoca romana illustrano i motivi dell’antichità classica che per prima ha spinto la “verosimiglianza” fino all’illusionismo. Read More

Frank O. Gehry, dal Guggenheim Museum il grado zero della scrittura architettonica

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Esiste un grado zero della scrittura architettonica? Bruno Zevi non aveva dubbi: la storia dell’architettura classica, normativa per definizione, è piena d’eccezioni; il linguaggio architettonico, fondato per secoli su regole e paradigmi, con l’epoca moderna ha saputo svincolarsi da ogni modello e diventare democratico, poetico, libero. È tornato al grado zero.

Esiste una linea rossa che, secondo Zevi, unisce il lavoro di Wright, Utzon, Saarinen, passando per il momento solenne, il punto di non ritorno: la Cappella di Ronchamp di Le Corbusier. L’architetto più normativo della prima metà del secolo si lascia andare in un gesto libero, privo di vincoli, espressionista, scultoreo. Un episodio che segna la storia dell’architettura.

Qui entra in scena Frank O. Gehry, l’architetto californiano che dalla fine degli anni ’70 incarna la libertà più assoluta, scevra d’ogni norma europea, pedante e autoreferenziale. Un’architettura che comincia dalla propria casa a Santa Monica, costruita con materiali di scarto, che prosegue con le opere degli anni ’80, destrutturate e scomposte, per giungere all’episodio dirompente, il nuovo punto di non ritorno: il progetto del Guggenheim Museum di Bilbao, un’opera colossale, a tutto tondo, gestuale. Da questo momento Bruno Zevi riconosce in Gehry il punto d’arrivo del grado zero della scrittura architettonica, da questo episodio prende avvio la mostra allestita alla Triennale di Milano fino al 10 Gennaio 2010: Frank O. Gehry dal 1997. Read More

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