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Lo Sboom Economico

La nuova lotta di classe? Una guerra persa
4 anni ago

La nuova lotta di classe? Una guerra persa

In Italia i disoccupati sono 3.254.000. Nel 2007 erano (sembra incredibile) 1.401.000. In soli 6 anni abbiamo perso circa 1.800.000 posti di lavoro. Il Pil della Nazione è sceso di un altro 1,8% Read More

I contratti a termine frenano la crescita
6 anni ago

I contratti a termine frenano la crescita

L’Italia deve ripartire. Deve riconquistare fette di mercato, deve ricominciare a produrre, deve diventare più competitiva. Insomma deve tornare a crescere. Lo stesso Giulio Tremonti, al termine del seminario sulla valorizzazione del patrimonio dello Stato, tenutosi in via XX settembre, ha affermato. “Con oggi prende avvio una grande riforma strutturale per la riduzione del debito e per la modernizzazione e la crescita del Paese”.

Questa è l’esigenza primaria. Senza crescita non si potrà mai raggiungere il pareggio di bilancio né una riduzione del debito pubblico. Non si potrà ridurre la disoccupazione, né rassicurare veramente i mercati. Secondo uno studio compiuto dagli economisti de Lavoce.info, però, la causa principale della nostra incapacità a crescere sono i contratti a termine.  E questo perché: “I contratti a termine hanno un impatto negativo sugli incentivi ad accumulare capitale umano specifico”. Read More

Rischio di attacco speculativo all’Italia in crisi? Chiariamoci le idee

Si teme un attacco speculativo sul nostro Paese innescato dall’instabilità politica. Ma se l’economia italiana ha, veramente, reagito meglio di altri Stati alla crisi e se realmente la nostra situazione, come spesso ci dicono, è tra le migliori d’Europa e forse del mondo perché corriamo questo rischio?

Istintivamente direi perché quello che viene continuamente affermato dalla politica e diffuso dai media non è esattamente la verità. Qual è, allora, la vera situazione economica italiana? Come siamo posizionati nel mondo?

Chiariamoci le idee e prepariamoci ad ogni eventualità perché quanto sta accadendo nella politica italiana di questi giorni, evidentemente caotica e priva di reale coscienza di quello che può scatenare, può avere conseguenze gravi per l’assetto già delicato dell’economia italiana.

  • DEBITO PUBBLICO

Cominciamo con il considerare il voto (rating) che Standard&Poor’s ci assegna. Questo giudizio esprime la capacità di pagare il proprio debito pubblico. Noi abbiamo un modesto A+. Al pari con Corea e Repubblica Slovacca. Tanto per fare un paragone, l’Irlanda ha subito un attacco speculativo quando è passata da AA ad AA- (valutazione superiore a quella attualmente attribuita all’Italia). Read More

Ripresa economica in Italia? Chiariamoci le idee

Uno studio dell’OCSE, rielaborato da NENS (Nuova Economia Nuova Società) mostra come i Paesi più industrializzati del mondo hanno reagito alla crisi del biennio 2008-2009.

Dalla tabella riportata sotto e che ne racchiude i risultati (clicca per ingrandire), appare subito evidente che per Australia, Israele, Cile, Corea, Repubblica Slovacca e Svizzera i due anni di crisi non hanno causato una flessione del prodotto interno lordo. Anzi alcuni di essi (Australia e Israele) hanno continuato a crescere nonostante tutto il resto del mondo stesse vacillando. Anche Cina e India non hanno risentito della crisi, ma lo studio non ne riporta i dati perché non fanno parte dell’OCSE. Read More

Pressione fiscale e privatizzazioni in Italia: chiariamoci le idee


Mentre la classe politica italiana è impegnata a lanciarsi penne nei corridoi del parlamento e ad occuparsi delle vicende di scarso interesse di un oligarca poco illuminato, medeaonline cerca, come ogni buon cittadino, di capire come stanno veramente le cose nel Bel Paese. Chissà, magari studiando un poco i fatti, si capirà meglio come agire nei prossimi anni.

Come rivela la Rivista di Statistica dell’OCSE, relativa al 2009, la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il 43,5% divenendo la terza del mondo. Prima di noi ci sono Danimarca (48,2%) e Svezia (46,4%). Paesi, però, dove esiste un evolutissimo sistema di Welfare che giustifica l’entità di tali prelievi. Il terzo posto ci è stato lasciato dal Belgio, che è riuscito a ridurre la pressione fiscale di 1 punto percentuale. Noi, invece, nonostante la crisi abbiamo avuto, rispetto al 2008, un aumento dello 0,2%.

La nostra pressione fiscale, a dispetto dei proclami elettorali, sembra inarrestabile. Ma non è sempre stato così. Come si vede dalla tabella sottostante, riportata dallo studio dell’OCSE (clicca sull’immagine per ingrandire), nel 1965 era uguale al 25,5% (in linea con gli Stati Uniti, dove era del 24,7%). Un decennio dopo, nel 1975, era, addirittura diminuita toccando il 25,4% (tanto per fare il solito esempio, negli USA era il 25,6%). Nel 1985, però, raggiungeva il 33,6%, per arrivare al 43,5% del 2009 (Gli USA sono al 24%). Durante questi anni di crisi, molti Paesi, per sostenere la domanda interna e favorire la competitività delle proprie industrie, sono riusciti a ridurla. Nel periodo 2007 – 2009, la Francia è passata dal 43,5% al 41.9%, gli USA dal 27,9% al 24%, il Regno Unito dal 36,2% al 34,3%, la Spagna dal 37,3% al 30,7%, la Norvegia dal 43,8% al 41%, ecc … Read More

Ricchezza e mobilità sociale in Italia: chiariamoci le idee

Dopo la pubblicazione della “Ricerca annuale sulla ricchezza delle famiglie italiane, presentata dalla Banca d’Italia il 20 dicembre scorso, molti media nazionali hanno diffuso, amplificandola, la notizia che nel nostro Paese il 10% delle famiglie detiene circa il 45% della ricchezza, come se questo fosse un dato nuovo e inatteso. In realtà questa percentuale (come risulta dalla figura sottostante riportata proprio dallo studio di Bankitalia – clicca per ingrandire) è rimasta praticamente invariata dal 1993.  Nella loro imprecisione i maggiori quotidiani e TG, hanno anche ignorato che lo studio terminava nel 2008 e, quindi, che i risultati non mostravano gli eventuali cambiamenti dovuti alla crisi economica. Per avere i dati del 2010 dovremo aspettare il 2012. Read More

Un paese in agonia: tagliata l’assistenza informatica alla giustizia italiana

L’Anm “esprime preoccupazione” per l’interruzione dal 2011, a causa della mancanza dei fondi necessari, dei servizi di manutenzione e assistenza ai sistemi informatici degli uffici giudiziari comunicata da una …
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Quando l’Italia supererà la crisi?


Quando supererà la crisi l’Italia? Difficile dirlo. Però, possiamo prevedere che lo faremo dopo gli altri Paesi industrializzati. I nostri salari sono fra i più bassi dell’Europa occidentale. La nostra produttività, già in seria difficoltà, ha perso nel triennio 2007-2009 il 2,7% (ma l’industria perde il 3,9%). Non siamo competitivi e c’è poca innovazione. In questa condizione non possiamo contare né sulla domanda interna, né su quella estera.

Secondo uno studio dell’Ocse, fra i 33 Paesi più industrializzati, i nostri salari reali sono al 23° posto. Se, poi, consideriamo la sola Europa Occidentale peggio di noi c’e solo il Portogallo. I salari coreani, tanto per fare un esempio, superano i nostri del 50%. Il Centro studi di Confindustria evidenzia come la produttività italiana non sia cresciuta neanche durante il periodo pre–crisi. E, soprattutto, che, come mostra la tabella riportata sotto, la nostra posizione, sia peggiorata sensibilmente. Infatti, mentre tutti gli altri principali Paesi hanno avuto un consistente aumento della produttività, in Italia è diminuita. Read More

Come annientare un’impresa efficiente e rubare il TFR dei dipendenti: il caso dell’Eutelia S.p.A.

In Italia può accadere che una grande azienda ne compri un’altra solo per spolparla dei suoi beni e per impossessarsi dei TFR (il Trattamento di Fine Rapporto) dei dipendenti. Senza che nessuna istituzione intervenga per impedire o prevenire tale nefandezza.

Eccone un esempio reale.

Nel giugno del 2006, Eutelia S.p.A., azienda quotata in borsa e considerata il quinto operatore telefonico italiano, acquista per 1 euro (proprio UNO soltanto) da Getronics, una multinazionale olandese dell’informatica, tutta la divisione italiana. Getronics trasferisce, quindi, ad Eutelia  i TFR dei suoi 1.700 dipendenti più 250 milioni di euro di contratti. Read More

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