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Grecia fuori dall’Euro, quali conseguenze?
6 anni ago

Grecia fuori dall’Euro, quali conseguenze?

La Grecia potrebbe, a breve, abbandonare l’Euro. Che convenienza avrebbe? E, soprattutto, che conseguenze ci sarebbero per il nostro Paese? La tristemente famosa Troika (Commissione UE, Bce, Fmi) ha obbligato la Grecia a ricercare il risanamento dei conti pubblici con una cura troppo aggressiva. Magari bisognava diluirla su un periodo più lungo. Tuttavia, al punto in cui siamo, se il nuovo Governo non rispetterà gli impegni presi, potrebbe non ricevere più quegli aiuti europei che gli permettono di pagare pensioni, stipendi e di onorare i debiti. Pertanto, non riuscendo neanche a finanziarsi sui mercati internazionali sarebbe costretta a ritornare alla dracma. Read More

Quell’insensata nostalgia per gli anni ’70
7 anni ago

Quell’insensata nostalgia per gli anni ’70

È da qualche tempo che provo una grande nostalgia per gli anni ’70. Lo so, erano anni fortemente ideologizzati, fatti di scontri violenti dentro e fuori del Parlamento. Erano anni …
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La lettera a Bruxelles e la vittoria di Pirro della Confindustria

Questa settimana la lettera di Berlusconi è arrivata a Bruxelles. Sembra sia stata sinceramente apprezzata. D’altronde non poteva essere altrimenti. Sicuramente la sua stesura è stata concordata con gli stessi vertici europei che dovevano valutarla (in fondo ne riporto i punti principali). In Italia due punti lasciano perplessi.

Il più controverso è quello sui Licenziamenti facili. A parte che la sua realizzazione non è scontata, poiché innescherà scioperi e contestazioni a non finire, il provvedimento non stimola la creazione di nuovi posti di lavoro, ma si limita a ridurre il costo di quelli già esistenti. Le aziende per aumentare gli utili tenderanno, inevitabilmente, a licenziare i dipendenti più pagati (e spesso più anziani) per assumere giovani meno tutelati e meno retribuiti. I padri perderanno il lavoro a scapito dei figli, e questo mentre l’età pensionabile si allontana sempre di più. Nel complesso le famiglie saranno ancora più povere e precarie. Il lavoro viene considerato una “coperta corta” che non potendo riscaldare tutti, scopre i capifamiglia per favorire i giovani. Read More

E’ ora di un governo di unità nazionale

 

Ora basta. Dimissioni e governo di unità nazionale: è tempo di una grande colazione. Non c’è scelta. O si fa in questo modo o pagheremo le conseguenze di una cattiva gestione della cosa pubblica per i prossimi venti o trent’anni, trascinando probabilmente l’Europa con noi. Il fallimento del governo di Silvio Berlusconi è ormai sotto gli occhi di tutti eppure questo centro-destra non accenna ad ammetterlo. In qualsiasi altro Paese europeo nessuno avrebbe tollerato la distruzione progressiva e costante di un Paese, come è accaduto ogni volta che Silvio Berlusconi è stato al governo. Sono i fatti che lo dimostrano. Tutti gli effetti negativi che ora si vedono sono frutto di 10 anni d’assenza di un governo (di cui 8 governati dal Cavaliere in generale e da Tremonti in particolare). Si sono fatte poche scelte e quelle fatte erano sbagliate. Ecco i fatti: ne analizzeremo i principali. Read More

Classe politica italiana, ci consenta di essere un po’ arrabbiati con lei

I disordini di Roma sono da condannare duramente. Sono state danneggiate le vetrine delle banche, della posta e di altri negozi. Sono state incendiate alcune automobili e anche qualche cassonetto dell’immondizia. Inoltre, si è ingaggiata una furiosa sassaiola ai danni di polizia e carabinieri. Per finire si è impedito lo svolgimento della manifestazione degli indignados regolarmente autorizzata. Tutti reati gravissimi, che ledono la proprietà privata, il rispetto della persona e il diritto a manifestare liberamente le proprie idee. Diciamo che questi violenti hanno fatto (esagerando) un milione di euro di danni, forse due, forse tre. Quindi vanno puniti duramente, meglio se con il carcere. Ma che cosa fare a chi ha permesso un debito di circa 2000 miliardi di euro?
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Ma qual é la vera Italia?
7 anni ago

Ma qual é la vera Italia?

Che Paese è il nostro? Un paese maltrattato e offeso da una gestione dissennata della cosa pubblica. Siamo feriti e, secondo alcuni, moribondi. Però, non tutti gli italiani sono come …
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I contratti a termine frenano la crescita
7 anni ago

I contratti a termine frenano la crescita

L’Italia deve ripartire. Deve riconquistare fette di mercato, deve ricominciare a produrre, deve diventare più competitiva. Insomma deve tornare a crescere. Lo stesso Giulio Tremonti, al termine del seminario sulla valorizzazione del patrimonio dello Stato, tenutosi in via XX settembre, ha affermato. “Con oggi prende avvio una grande riforma strutturale per la riduzione del debito e per la modernizzazione e la crescita del Paese”.

Questa è l’esigenza primaria. Senza crescita non si potrà mai raggiungere il pareggio di bilancio né una riduzione del debito pubblico. Non si potrà ridurre la disoccupazione, né rassicurare veramente i mercati. Secondo uno studio compiuto dagli economisti de Lavoce.info, però, la causa principale della nostra incapacità a crescere sono i contratti a termine.  E questo perché: “I contratti a termine hanno un impatto negativo sugli incentivi ad accumulare capitale umano specifico”. Read More

Manovra, il pareggio di bilancio diventa costituzionale. E l’Italia ufficialmente neoliberista

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. Questo enuncia l’articolo 53 della nostra Costituzione.

Entro l’esercizio finanziario 2014 verrà aggiunto un terzo comma. Questo: “La Repubblica, in conformità ai vincoli economici e finanziari che derivano dall’appartenenza all’Unione europea, persegue l’equilibrio dei bilanci e il contenimento del debito delle pubbliche amministrazioni, anche assicurando le verifiche a consuntivo e le eventuali misure di correzione, in base ai principi e ai criteri stabiliti con legge, approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna delle Camere”.

Con questa appendice i principi Neoliberisti entreranno nella Costituzione italiana. Le crisi economiche si affronteranno riducendo le spese e aumentando le tasse, perché il pareggio di bilancio dovrà essere realizzato obbligatoriamente. Combatteremo i periodi di depressione economica con la stessa strategia fallimentare che adottò l’America dopo il crollo finanziario (e la conseguente depressione economica) del 1929.  Lo Stato non potrà spendere per sostenere l’occupazione e, con essa, la domanda. Non si potranno incentivare né le aziende né i consumi. Insomma è come se Keynes non fosse mai esistito. Come se la dottrina economica non avesse capito che il Capitalismo deve essere sostenuto dalla spesa pubblica. Stiamo assistendo al trionfo del Neoliberismo nonostante abbia fallito. Read More

Tasso di disoccupazione: un imbroglio all’italiana?
7 anni ago

Tasso di disoccupazione: un imbroglio all’italiana?

L’Italia è un Paese incredibile, Anzi, incomprensibile. Sappiamo tutti che da noi la disoccupazione è inferiore alla media europea: 8,6% nel 2010 contro il 9,6% della Comunità Europea. Questo dato, largamente diffuso dai nostri politici e dai loro media, infonde un senso di fiducia nel futuro e nell’operato del governo.

Se, però, si considera l’occupazione, invece che la disoccupazione, improvvisamente siamo gli ultimi in Europa. Secondo i dati riportati dall’Istat e relativi al 2009, in Italia gli occupati sono il 57,5% della popolazione contro il 64,6% della media europea.

Come facciamo ad essere uno dei Paesi con meno disoccupati e al tempo stesso con meno occupati? Forse perché siamo più bravi a manipolare i dati statistici e a trovare soluzioni fantasiose. Read More

Rischio di attacco speculativo all’Italia in crisi? Chiariamoci le idee

Si teme un attacco speculativo sul nostro Paese innescato dall’instabilità politica. Ma se l’economia italiana ha, veramente, reagito meglio di altri Stati alla crisi e se realmente la nostra situazione, come spesso ci dicono, è tra le migliori d’Europa e forse del mondo perché corriamo questo rischio?

Istintivamente direi perché quello che viene continuamente affermato dalla politica e diffuso dai media non è esattamente la verità. Qual è, allora, la vera situazione economica italiana? Come siamo posizionati nel mondo?

Chiariamoci le idee e prepariamoci ad ogni eventualità perché quanto sta accadendo nella politica italiana di questi giorni, evidentemente caotica e priva di reale coscienza di quello che può scatenare, può avere conseguenze gravi per l’assetto già delicato dell’economia italiana.

  • DEBITO PUBBLICO

Cominciamo con il considerare il voto (rating) che Standard&Poor’s ci assegna. Questo giudizio esprime la capacità di pagare il proprio debito pubblico. Noi abbiamo un modesto A+. Al pari con Corea e Repubblica Slovacca. Tanto per fare un paragone, l’Irlanda ha subito un attacco speculativo quando è passata da AA ad AA- (valutazione superiore a quella attualmente attribuita all’Italia). Read More