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Sono in disaccordo con Marchionne perché…

Sergio Marchionne non mi piace, inutile negarlo. Intendiamoci non ho nulla di personale contro di lui, semplicemente disprezzo profondamente il suo modo di intendere il lavoro che fa e quello dei suoi dipendenti. Si da un gran da fare per presentarsi come l’uomo della provvidenza, il salvatore di una azienda che va lasciato lavorare libero da qualsiasi vincolo, perché lui sì che sa cosa va fatto. Ci vuole modernità, flessibilità, disponibilità e un aumento vertiginoso della produttività. Per produrre di più, sì, ma per vendere a chi? Mah! Un atteggiamento simile (da padrone alla vecchia maniera), in un uomo nella sua posizione, sarebbe anche comprensibile, ma resta comunque deprecabile. Il suo peccato meno grave, tanto per cominciare, è lo stile: non ce l’ha. È inevitabile paragonarlo ai suoi predecessori e, in particolar modo, all’avvocato Gianni Agnelli: era uno squalo, intendiamoci, ma possedeva quelle qualità umane che gli permettevano di trattare con la gente. Marchionne non tratte, impone ultimatum e questo possiamo pure concederglielo – ricordiamoci che, nella sua concezione di azienda, lui è il padrone e i lavoratori non sono diversi dai macchinari: quando servono si accendono, quando non servono si spengono –, ma non è detto che debba per forza piacerci. Io, scusate se mi ripeto, lo trovo disprezzabile. Read More

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