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Filippino Lippi

La Firenze del ‘400 rivive alle Scuderie del Quirinale: il ruolo di Filippino Lippi e Sandro Botticelli
7 anni ago

La Firenze del ‘400 rivive alle Scuderie del Quirinale: il ruolo di Filippino Lippi e Sandro Botticelli

By  •  Indice, Arte

Filippino Lippi, Storie di Virginia, 1478-80, Firenze

Le esposizioni che le Scuderie del Quirinale hanno dedicato negli ultimi anni a Caravaggio e a Lorenzo Lotto avevano il merito, comunque grandioso, di riunire in una sola volta e nello stesso luogo capolavori sparsi in giro per il mondo. Era poi la grandezza delle opere stesse a “fare” la mostra. Quello che invece rende ancora più interessante ciò che le Scuderie stavolta propongono fino al 15 gennaio prossimo è un apparato critico-documentario molto stimolante, grazie al quale la mostra “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400” rappresenta un appuntamento decisamente  imperdibile. Proprio tra due testimonianze scritte è racchiusa la parabola umana e artistica di Filippino Lippi.  La prima, che accoglie il visitatore all’ingresso,  è la denuncia del 1461 agli Ufficiali di notte di Firenze della nascita illegittima di un bambino, nato da una relazione tra due religiosi: il bambino in questione è Filippino e ha già circa 4 anni, il padre è il frate carmelitano, e notissimo pittore, Filippo Lippi, e la madre è la monaca agostiniana Lucrezia Buti. Il secondo documento, che congeda il visitatore al termine del percorso, è un piccolo passo della vita che Vasari dedica a Filippino nella sua opera: “restò la fama di questo gentil maestro talmente nei cuori di quegli che l’avevano praticato, ch’è meritò coprire con la grazia della sua virtù l’infamia della natività sua, e sempre visse in grandezza et in riputazione”. In mezzo a questi due documenti si snoda una mostra bellissima, che consacra, in base anche a studi recenti, il recupero dell’opera di Filippino Lippi, dopo un’epoca di severi giudizi critici. E lo fa attraverso la maniera più diretta ed efficace possibile, il confronto serrato con le opere di quel Sandro Botticelli a cui per troppo tempo è stato, ingiustamente, subordinato. In realtà del Botticelli, nonostante il suo nome campeggi nel titolo della rassegna, c’è  veramente poco. Sufficiente, però, per indagare, in maniera chiara, il rapporto fra i due pittori. È il solito espediente di quei nomi “calamita” (vedi, per esempio, Van Gogh o l’onnipresente Caravaggio), che vengono aggiunti, furbescamente, nel tentativo di attirare il maggior numero di pubblico, che è quello che conta. Al di là di ciò, superata la biglietteria, è una successione, superba e commovente, di opere di opere di grandissimo pregio. Read More