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cultura italiana

Dialogo della Natura e di un Islandese: il valore universale della cultura italiana

Grati alla cultura italiana, la sola che nella sua integrità ci permetta di esseri fieri di questo aggettivo, vi proponiamo un testo di un poeta, di un filosofo marchigiano che, sentendosi innanzitutto italiano quando l’Italia non c’era ancora, rifletteva sulla forza della natura e sulla condiziona umana nella sua dimensione universale. Quella dimensione che permette ad un uomo di Recanati del XIX° secolo di far parlare un islandese. Quel poeta era Giacomo Leopardi, quel testo è il Dialogo della Natura e di un Islandese.

Lo proponiamo con piacere, per riflettere insieme su quanto sta accadendo in questi giorni nel cielo d’Europa, per riflettere sul nostro rapporto con la natura e sull’incapacità dell’uomo contemporaneo di vivere insieme ad essa con armonia. E anche per ricordare, a noi che possiamo leggere questo testo nella lingua d’origine, quanto sia importante difendere la cultura che lo ha generato, di cui dobbiamo andare fierissimi (“fieri” non era abbastanza), denunciando quanti, con brutalità e stupidità estrema, stanno facendo di tutto per combatterla, annullarla, sostituirla con microculture paesane che, seppure degne di essere difese, non hanno il valore della cultura madre da cui provengono né un valore maggiore delle altre centinaia di migliaia di culture paesane che costituiscono tutti i paesi del mondo.

Questo testo, che fa parte delle Operette morali di Leopardi, racconta di un viaggiatore islandese che, giunto nell’Africa  equatoriale, si imbatte nella Natura, gigantesca figura di donna,  bellissima e austera. Lo sventurato spiega in modo umile le ragioni delle sua disgrazie e racconta le peripezie che lo hanno portato ad una vita peregrina: celebri sono i passaggi sui disagi causati alla specie umana dagli agenti atmosferici. Tornano i temi legati alla durata della vita e ai pericoli che la segnano, il continuo patire senza consolazione alcuna, e il costante peregrinare che ha portato l’islandese alla convinzione che l’uomo non potrà mai vivere senza dolore, e che il patimento sia inevitabile quanto la pace irraggiungibile. La Natura opera seguendo un ciclo perpetuo di produzione e distruzione dell’universo; l’esistenza del mondo stesso poggia su una legge universale: non v’è «in lui cosa alcuna libera da patimento.»

Ecco a voi il celebre testo:

  • Dialogo della Natura e di un Islandese

“Un Islandese, che era corso per la maggior parte del mondo, e soggiornato in diversissime terre; andando una volta per l’interiore dell’Affrica, e passando sotto la linea equinoziale in un luogo non mai prima penetrato da uomo alcuno, ebbe un caso simile a quello che intervenne a Vasco di Gama nel passare il Capo di Buona speranza; quando il medesimo Capo, guardiano dei mari australi, gli si fece incontro, sotto forma di gigante, per distorlo dal tentare quelle nuove acque[1]. Vide da lontano un busto grandissimo; che da principio immaginò dovere essere di pietra, e a somiglianza degli ermi colossali veduti da lui, molti anni prima, nell’isola di Pasqua. Ma fattosi più da vicino, trovò che era una forma smisurata di donna seduta in terra, col busto ritto, appoggiato il dosso e il gomito a una montagna; e non finta ma viva; di volto mezzo tra bello e terribile, di occhi e di capelli nerissimi; la quale guardavalo fissamente; e stata così un buono spazio senza parlare, all’ultimo gli disse. Read More

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