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Cosa bisogna fare per farsi ascoltare?

Non c’è niente da fare: per avere ascolto bisogna incatenarsi a un cancello o issarsi su una gru. In alternativa si può bivaccare per un mese su una torre. Se i mesi sono tre, e la torre è aragonese, le probabilità d’essere ascoltati salgono vertiginosamente. La cosa migliore, ma non è cosa certa, è quella di rinchiudersi per sette anni nell’ex carcere dell’Asinara, possibilmente a digiuno. Un anno e trentaquattro giorni – e magari avendo l’impudenza di fare colazione, pranzo e cena – è stato provato empiricamente sulla pelle dei cassintegrati della Vinyls, non basta.

E non basta neppure scrivere un libro corale, e accorato, che parli del loro dramma e del dramma vissuto dalle loro famiglie. Se poi uno soffre di claustrofobia o di vertigini, deve limitarsi a scrivere ad un giornale per non farsi venire travasi di bile che sono sempre dietro l’angolo. Ovviamente anche questo, di per se, non è sufficiente. Il giornale deve avere anche un direttore che pubblichi quello che si scrive. È il mio personale caso: dopo quattro interventi sui vergognosi aumenti dei biglietti applicati dalle compagnie di navigazione sono giunto al quinto. Read More