Un atto di orrore, condannabile senza se e senza ma. Tuttavia la sparatoria al Tribunale di Milano dovrebbe farci interrogare sul perché di certi atti estremi. Il Paese è smarrito di fronte alla crisi e purtroppo la classa dirigente non sa fornire le risposte adeguate

Tutti, media, politici, forze dell’ordine, magistratura, si affannano per capire COME sia stata possibile una strage all’interno del tribunale di Milano. Invece, la domanda da porsi dovrebbe essere: PERCHÉ un imprenditore abbia deciso di uccidere senza esitazione e/o pietà tre persone, ferirne altre tre e tentare di ucciderne una quarta?
L’assassino era coinvolto nel crack Eutelia-Agile a causa del quale 2000 famiglie sono state gettate sul lastrico con costi sociali-familiari-psicologici drammatici. Era anche lui una vittima “messa in mezzo” da qualcuno? Oppure aveva solo dei risentimenti personali? La verità interessa qualcuno, oppure conta solo proteggere giudici, avvocati e quant’altro all’interno del tribunale? Si parla solo di falle all’interno della sicurezza. Ma quello è un finto problema, uno specchietto per distrarre l’attenzione dalle vere cause. Infatti la Storia ci insegna che le vittime potevano essere tranquillamente uccise davanti le loro case o all’uscita dal lavoro. Anzi, in questo caso il colpevole avrebbe avuto più possibilità di farla franca.
Purtroppo, però, sembra che il “perché” non interessi nessuno.

Soluzioni fittizie per cause ignote

I Tg si sono affaticati per raccontarci il tipo di controlli che si devono superare per accedere al tribunale. Il Consiglio dei ministri ha deliberato i funerali di Stato (a cui, nel momento in cui scrivo dovrebbe partecipare anche il presidente della Repubblica) per le vittime della strage. Il Presidente del Consiglio ha sentenziato che la colpa è della “prolificazione delle armi”. In questa spasmodica ricerca delle soluzioni più inutili alla comprensione di una possibile verità, si sono intensificati i controlli per accedere nei tribunali. L’unico risultato è stato quello di creare file talmente lunghe che molti processi sono stati rinviati perché mancavano i giudici, gli avvocati, gli imputati o i testimoni. A Napoli, gli avvocati esasperati per le ore di attesa hanno deciso di sfondare il varco d’ingresso causando il ferimento di due persone. In sostanza, sono stati attuati solo provvedimenti di facciata, esteriori, in linea con la nostra peggiore tradizione. È come se dopo la strage di piazza Fontana, il presidente del consiglio di allora avesse affermato: “la colpa è delle bombe” e ci fossimo limitati a mettere i metal detector all’ingresso delle banche e basta, senza compiere indagini per ricercare la verità (In effetti, nel nostro Paese la verità viene ricercata molto raramente. Più che altro viene insabbiata).

La vertenza dimenticata: l’Agile-Eutelia

Nessuno ha tentato di farci capire in che modo Giardiello fosse legato con la vicenda Agile-Eutelia, né i suoi risentimenti, né perché abbia affermato “Il Tribunale mi ha rovinato, quel posto è l’origine di tutti i miei mali”. Forse questa storia fa troppa paura. Infatti il cliché avrebbe voluto che l’imprenditore fallito puntasse la pistola contro sé stesso e al massimo contro la propria famiglia. Invece, la sua azione (o dovremmo dire reazione) è diversa, inaspettata, imprevedibile. Apre la strada a nuovi inquietanti scenari, dove chi ritiene di aver ricevuto un torto si fa giustizia da solo. Il “sistema”, nella sua totalità se ne sente minacciato e, di conseguenza, reagisce facendo quadrato e ponendo l’attenzione sul problema più gestibile, meno preoccupante: quello del controllo degli accessi. Nella speranza che ancora una volta gli italiani, anziché guardare la Luna, ci soffermiamo sul dito che la indica.

La nostra rivista, nel suo piccolo si era già occupata della vertenza Eutelia-Agile. Di seguito riportiamo alcuni articoli pubblicati allora:

www.medeaonline.net/tag/agile