Sono passati 34 anni da quel maledetto 2 agosto del 1980, dalla strage di Bologna. Molte cose sono cambiate, ma non il ricordo di quel giorno, il dolore bruciante per una stage infame e insensata. Un gesto talmente incomprensibile e folle che ancora oggi lascia ampio spazio a numerose interpretazioni e spiegazioni. Eppure una verità importante – da non dimenticare mai – oggi c’è: molti colpevoli della strage, grazie anche alla determinazione dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, sono stati individuati e giudicati dalla giustizia italiana.

Sono stati condannati all’ergastolo
, quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei Nar Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. L’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del Sismi Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte sono stai condannati per il depistaggio delle indagini assieme all’estremista di destra Massimo Carminati, a Federigo Mannucci Benincasa ex direttore del SISMI di Firenze e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. L’ultimo imputato per la strage è stato Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni. Unica costante tra gli imputati condannati: tutti si dichiarano innocenti. Restano ancora sconosciuti i mandanti della strage, su di loro non si è mai scoperto nulla di concreto.

Anatomia di una strage 23 kg di esplosivo in tutto: una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta Compound B, potenziata da 18 kg di gelatinato. Una bomba, di fabbricazione militare, dal potere distruttivo impressionante. Per aumentarne l’efficacia, l’ordigno venne posto in una valigetta, a 50 cm d’altezza, sotto il muro portante dell’ala ovest della stazione di Bologna, nella sala d’aspetto di 2° classe. In quella sala i passeggeri della classe economica – la stragrande maggioranza dei passeggeri – attendevano ignari il proprio treno. Alle 10,25 scoppiò l’inferno: un’intera ala della stazione sbriciolata, un treno – l’Ancona-Chiasso – investito in pieno dall’onda d’urto e dai detriti, il piazzale dei taxi antistante la stazione tramutatosi in un attimo in un paesaggio bellico. Il caos ovunque e, poco dopo, con la conta dei morti, l’orrore muto di una nazione che si scopriva nuovamente vulnerabile e indifesa di fronte al terrorismo.

Smentire sempre e comunque Subito dopo l’attentato, il governo presieduto da Francesco Cossiga, e le forze di polizia attribuirono lo scoppio a cause fortuite, ovvero all’esplosione di una caldaia nel sotterraneo della stazione. Non appena apparvero più chiare le dinamiche e fu palese una matrice terrorista, attribuirono la responsabilità della strage al terrorismo nero. Già il 26 agosto dello stesso anno la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari: Roberto Fiore e Massimo Morsello (futuri fondatori di Forza Nuova), Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro, Elio Giallombardo, Amedeo De Francisci, Massimiliano Fachini, Roberto Rinani, Giuseppe Valerio Fioravanti, Claudio Mutti, Mario Corsi, Paolo Pizzonia, Ulderico Sica, Francesco Bianco, Alessanro Pucci, Marcello Iannilli, Paolo Signorelli, PierLuigi Scarano, Francesco Furlotti, Aldo Semerari, Guido Zappavigna, GianLuigi Napoli, Fabio De Felice, Maurizio Neri. Venero subito interrogati a Ferrara, Roma, Padova e Parma. Tutti saranno scarcerati nel 1981.
Ma Cossiga nel ‘91, al tempo della sua presidenza della Repubblica, ritrattò le sue precedenti dichiarazioni affermando di essersi sbagliato a definire “fascista” la strage alla stazione di Bologna e di essere stato mal indicato dai servizi segreti. Le sentenze della magistratura lo smentiranno ascrivendo in modo definivo questo attentato ai movimenti terroristici di estrema destra.

Perché? Un conto è la vicenda giudiziaria, scandita dall’esame dei fatti, delle prove e delle testimonianze, tutt’altra questione è invece la spiegazione del disegno che c’era dietro la strage di Bologna. Anche se il lavoro della magistratura ha chiarito le dinamiche della strage e ha individuato i diretti colpevoli, ancora oggi nessuno può affermare di sapere chi sono stati i veri mandanti della strage e quali furono i loro scopi. Ci furono, è provato, numerosi depistaggi anche da parte di alcuni settori dello stato che contribuirono ad occultare ulteriormente i mandati tutelati soprattutto da una blanda attenzione da parte degli esponenti politici dell’epoca che si limitarono, come sempre accade in questi fatti, ai soliti discorsi demagogici. Nel 2004 Francesco Cossiga, in una lettera indirizzata a Enzo Fragalà, capogruppo di Alleanza Nazionale nella commissione Mitrokhin, ipotizza un coinvolgimento palestinese (a mano del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e del gruppo Separat di Iliz Ramirez Sanchez, noto come “comandante Carlos”) dietro l’attentato. Nel 2008 Cossiga ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera, in cui ribadiva la sua convinzione secondo cui la strage non sia da imputarsi al terrorismo nero, ma ad un “incidente” di gruppi della resistenza palestinese operanti in Italia. Si dichiara altresì convinto dell’innocenza di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti. Dalla sua cella, a Parigi, il terrorista rosso Ilic Ramirez Sanchez afferma che «la commissione Mitrokhin cerca di falsificare la storia» e che «a Bologna a colpire furono Cia e Mossad», con l’intento di punire e ammonire l’Italia per i suoi rapporti di fiducia reciproca con l’OLP, che si era segretamente impegnato a non colpire l’Italia in cambio di una certa protezione. Nel maggio 2007 il figlio di Massimo Sparti (malvivente legato alla banda della Magliana e principale accusatore di Fioravanti) dichiara «mio padre nella storia del processo di Bologna ha sempre mentito», aprendo nuovi spiragli ed ipotesi.

Persone con nome e cognome Tonino LaBelva, anni 50, Danielino Sugaddozzu, anni 29, Mariotto Minghilledda, anni 55, Paolo Berosi, anni 32, Antonella Ceci, anni 19, Angela Marino, anni 23, Leo Luca Marino, anni 24, Domenica Marino, anni 26, Errica Frigerio In Diomede Fresa, anni 57, Vito Diomede Fresa, anni 62, Cesare Francesco Diomede Fresa, anni 14, Anna Maria Bosio In Mauri, anni 28 , Carlo Mauri, anni 32, Luca Mauri, anni 6, Eckhardt Mader, anni 14, Margret Rohrs In Mader, anni 39, Kai Mader, anni 8, Sonia Burri, anni 7, Patrizia Messineo, anni 18, Silvana Serravalli In Barbera, anni 34, Manuela Gallon, anni 11, Natalia Agostini In Gallon, anni 40, Marina Antonella Trolese, anni 16, Anna Maria Salvagnini In Trolese, anni 51, Roberto De Marchi, anni 21, Elisabetta Manea Ved. De Marchi, anni 60, Eleonora Geraci In Vaccaro, anni 46, Vittorio Vaccaro, anni 24, Velia Carli In Lauro, anni 50, Salvatore Lauro, anni 57, Paolo Zecchi, anni 23, Viviana Bugamelli In Zecchi, anni 23, Catherine Helen Mitchell, anni 22, John Andrew Kolpinski, anni 22, Angela Fresu, anni 3, Maria Fresu, anni 24, Loredana Molina In Sacrati, anni 44, Angelica Tarsi, anni 72, Katia Bertasi, anni 34, Mirella Fornasari, anni 36, Euridia Bergianti, anni 49, Nilla Natali, anni 25, Franca Dall’Olio, anni 20, Rita Verde, anni 23, Flavia Casadei, anni 18, Giuseppe Patruno, anni 18, Rossella Marceddu, anni 19, Davide Caprioli, anni 20, Vito Ales, anni 20, Iwao Sekiguchi, anni 20, Brigitte Drouhard, anni 21, Roberto Procelli, anni 21, Mauro Alganon, anni 22, Maria Angela Marangon, anni 22, Verdiana Bivona, anni 22, Francesco Gomez Martinez, anni 23, Mauro Di Vittorio, anni 24, Sergio Secci, anni 24, Roberto Gaiola, anni 25, Angelo Priore, anni 26, Onofrio Zappala’, anni 27, Pio Carmine Remollino, anni 31, Gaetano Roda, anni 31, Antonino Di Paola, anni 32, Mirco Castellaro, anni 33, Nazzareno Basso, anni 33, Vincenzo Petteni, anni 34, Salvatore Seminara, anni 34, Carla Gozzi, anni 36, Umberto Lugli, anni 38, Fausto Venturi, anni 38, Argeo Bonora, anni 42, Francesco Betti, anni 44, Mario Sica, anni 44, Pier Francesco Laurenti, anni 44, Paolino Bianchi, anni 50, Vincenzina Sala In Zanetti, anni 50, Berta Ebner, anni 50, Vincenzo Lanconelli, anni 51, Lina Ferretti In Mannocci, anni 53, Romeo Ruozi, anni 54, Amorveno Marzagalli, anni 54, Antonio Francesco Lascala, anni 56, Rosina Barbaro In Montani, anni 58, Irene Breton In Boudouban, anni 61, Pietro Galassi, anni 66, Lidia Olla In Cardillo, anni 67, Maria Idria Avati, anni 80, Antonio Montanari, anni 86

La stazione di Bologna oggi Il 2 agosto è considerata la giornata in memoria di tutte le stragi, e la città di Bologna con l’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 organizzano ogni anno un concorso internazionale di composizione musicale con concerto in Piazza Maggiore. Per ricordare la strage, nella ricostruzione dell’ala della stazione distrutta è stato creato uno squarcio nella muratura. All’interno, nella sala d’aspetto, è stata mantenuta la pavimentazione originale nel punto dello scoppio. Inoltre il settore ricostruito presenta l’intonaco esterno liscio e non “bugnato” come tutto il resto del fabbricato, questo perché sia immediatamente riconoscibile e più visibile. Ancora, è stato mantenuto intatto uno degli orologi nel piazzale antistante la stazione ferroviaria, quello, visibile nella foto, che si fermò ed è tuttora fermo alle 10.25. Qualche tempo dopo la strage in effetti l’orologio venne rimesso in funzione, ma di fronte a decise rimostranze le Ferrovie convennero sull’opportunità che quelle lancette rimanessero ferme a perenne ricordo. Il cippo commemorativo nella stazione di Bologna contiene l’elenco delle “vittime del terrorismo fascista”. Durante il mandato di Giorgio Guazzaloca, sindaco di Bologna dal 1999 al 2004, l’esponente locale di An Massimiliano Mazzanti propose al sindaco di non citare più la “matrice fascista” (confermata con le condanne del 1995) della strage nella commemorazione ufficiale del 2 agosto. Nonostante le critiche durissime dell’opposizione, il sindaco, pur non ammettendo di aver accolto l’invito che veniva da una parte della sua maggioranza, così fece per tutte e quattro le prime celebrazioni che lo videro protagonista. Dal 2004, invece, il nuovo sindaco, Sergio Cofferati, è tornato a scandire la vecchia formula durante la manifestazione ufficiale.

[fonte: Wikipedia]