Era il 2010 e Wu Ming 1 traduceva per la prima volta un'antologia di Stephen King al posto dello storico traduttore di King Tulio Dobner

In autunno Sperling & Kupfer pubblicherà in Italia Full Dark, No Stars, l’ultima fatica letteraria di Stephen King. La traduzione è stata affidata a Roberto Bui – uno degli scrittori che compongono il gruppo Wu Ming (nella fattispecie lui è Wu Ming 1) – che prende così il posto di Tullio Dobner, storico traduttore di King. La notizia si esaurirebbe qui, ma c’è altro anzi, il bello – anche se, a dire il vero, di bello c’è ben poco – arriva proprio ora.

Il suo nome è Roberto Bui, ma chiamatelo Wu Ming 1

Roberto Bui non è un autore come tanti: forse per l’esperienza coi Wu Ming oppure per una sua particolare e ammirevole attitudine al confronto si è cacciato in un bel pasticcio. Ha involontariamente scatenare una vera e propria rissa telematica. Come? Molto semplicemente Bui ha aperto una discussione pubblica su aNobii (un social network dedicato ai libri e agli appassionati di letteratura) per annunciare il suo nuovo incarico ai fan di King. Da vero appassionato kinghiano – forse un po’ ingenuamente – ha cercato prima di tutto di stabilire un rapporto con gli altri ammiratori di King. Perché? Semplice: Bui capiva bene quanto fosse difficile per un lettore di Stephen King abituato alle traduzioni di Dobner accettare questo cambiamento. Infatti Bui chiede per sé la presunzione di innocenza («giudicatemi dal risultato» dice ai fan di King), fiducia (elenca con cura le “prove” della sua devozione al maestro del brivido di Portland) e si dichiara disponibile al confronto. Ironia della sorte, in cambio riceve una reazione talmente assurda e violenta che non avrebbe sfigurato in un libro di King…

Scoppia la guerra (preventiva) sulla traduzione

Inizialmente i commentatori si sono mantenuti neutrali: qualcuno augurava buon lavoro a Bui, qualcuno lo bacchettava per quello che considerava un «tentativo di arruffianarsi gli anobiani» il tutto rimaneva comunque su toni civili. Poi sono comparse le prime insinuazioni sul come Bui avesse ottenuto il posto di Dobner (che, sostenevano i maligni, faceva gola perché – considerata la frequenza con cui sforna romanzi King – assicurava nel tempo una notevole rendita), sono seguite a ruota improbabili petizioni per ridare il lavoro a Dobner, poi l’accusa nemmeno tanto velata a Bui di voler screditare il lavoro del suo predecessore: insomma la discussione è degenerata. Gli utenti hanno cominciato a litigare tra loro per motivi assurdi. Bui ha tentato pazientemente di riportare la calma: ha risposto a ogni domanda, ribattuto a ogni critica senza mai perde le staffe. Questo suo tentativo di avvicinare i lettori di King, man mano che la discussione si sviluppava, si faceva sempre più commuovente. C’era un’incomprensione diffusa di fondo che rendeva qualsiasi chiarimento inutile: Wu Ming 1 brancolava nel buio ed è stato costretto a chiudere la discussione.

Il conflitto si estende

Ma la polemica non finisce qui, si diffonde in rete e diventa oggetto di riflessione: un traduttore propone di aprire la propria “bottega di artigiano” a curiosi e appassionati, vuole discutere con loro gli sviluppi del lavoro, insomma vuole renderli partecipi di una cosa che interessa molti e in risposta ottiene solo una gazzarra da osteria. Il gusto per la polemica e la ricerca della rissa verbale a tutti i costi (questo aspetto della vicenda è stato sviscerato in maniera molto interessante dalla scrittrice romana Lara Manni che parla, in riferimento ad alcuni interventi, di vero e proprio bullismo) hanno vinto su qualsiasi buonsenso. Il coraggioso e ammirevole Bui, dal canto suo, sembrerebbe volerci riprovare con altre modalità su Giap!, il blog dei Wu Ming. Resta l’amarezza per un’occasione di confronto tra lettori e scrittori (in questo caso traduttori) andata persa per motivi veramente stupidi. Buon lavoro a Bui, siamo certi che le persone serie la giudicheremo dal risultato.