In ogni epoca, con qualsiasi regime e forma di governo, alcune categorie professionali o intellettuali hanno costituito quasi sempre, per la loro funzione, un punto di riferimento e una barriera a difesa dei principali diritti di libertà e delle principali regole di civile convivenza.

La memoria storica, e anche la cronaca recente, testimoniano come la Magistratura indipendente e la libera informazione abbiano costituito non solo un presidio “istituzionale” ma abbiano anche concretamente favorito e garantito nei vari paesi la tutela di quelle essenziali libertà senza le quali un paese non può realizzare una vera legalità.

Spesso per questa funzione si è pagato un prezzo alto, anche sul piano personale, ma evidentemente il valore morale che sottende le due funzioni ha fornito la tensione ed il coraggio necessario ai tanti giudici e giornalisti per servire un comune fine, ovvero la ricerca e la difesa della verità e della giustizia, il che significa in pratica la tutela del comune cittadino.

Non intendiamo adombrare foschi scenari con all’orizzonte un “regime” autoritario, né aggiungere inutili chiose ai tanti autorevoli commenti che hanno evidenziato le incongruità, le contraddizioni e le forzature del Disegno di Legge sulle intercettazioni in via di approvazione che verrà applicato in un paese, il nostro, ed in una fase, l’attuale, che registra un livello di illegalità, di moralità pubblica e di inefficienza amministrativa tra i più indecenti della nostra storia repubblicana.

Ci preoccupa, registrando con allarme una grave disattenzione di gran parte della pubblica opinione, sottolineare quanto il provvedimento in questione, nell’impedire un’efficace azione giudiziaria e una libera e corretta informazione, vada a indebolire proprio quella lotta per la legalità senza la quale non sono in pericolo solo i nostri diritti civili, ma anche il nostro sviluppo sociale ed economico.

In sostanza dovremmo tutti comprendere che alcuni principi garantiti dalla Costituzione non sono negoziabili o condizionati agli equilibri dei partiti, né possono essere resi sapientemente resi inapplicabili grazie a norme di sapore bizantino che rendono il Magistrato impotente ed imbavagliano il giornalista.

È per questo che “la legge sulle intercettazioni” riguarda tutti, ed è per questo che riteniamo coraggiosa e legittima la presa di posizione dei Comitati di redazione nazionali che rimarcano la gravità della situazione ed invitano ad una “resistenza civile” sul provvedimento.

Alla Federazione nazionale della stampa e ai giornalisti italiani va la nostra piena solidarietà e, per esprimerla con un segno concreto, da oggi l’art. 21 della nostra Costituzione sarà pubblicato sulla pagina di apertura del nostro sito WEB.

Ci piacerebbe se tutta la stampa libera, tutti i giornali on-line, tutti i siti della nostra società civile, al di là delle opinioni o aree culturali, adottassero questa forma simbolica di protesta che così ogni giorno ricorderebbe ai cittadini che il nostro è un paese che non rinunzia e non si piega.

Carta ‘48

La redazione di medeaonline.net ringrazia l’associazione Carta ‘48 per il suo intervento.