Si chiude (per ora) il ciclo di James Bond/Daniel Craig con un film che azzera la rivisitazione di 007 e riporta il personaggio ai tempi di Sean Connery

Ventiquattresimo film dedicato al più famoso agente segreto del mondo, Spectre di Sam Mendes è una pellicola in aperta contraddizione con quanto visto nei precedenti film su Bond interpretato da Daniel Craig. Il “reboot” di 007, iniziato con Casino Royale del 2006, ci aveva abituato ad avere a che fare con un agente segreto più umano, fallibile, pieno di rimorsi e spesso guidato dalla sete di vendetta privata. Spectre azzera tutto, Bond è tornato ad essere l’inverosimile e invincibile Bond dei tempi di Sean Connery alle prese con un complotto il cui intreccio è intuibile già nei primi quindici minuti del film. Dalle pellicole del ciclo classico Mendes recupera alcuni vetusti cliché, in primis la Sepctre, l’organizzazione mondiale di malvagi che vuole dominare il mondo senza una ragione precisa, solo perché sono malvagi. Ci sono basi segrete, gorilla assassini alle calcagna di 007, donne magnifiche che cascano ai piedi di un Bond irresistibile, e l’immancabile scena di tortura e spiegazione.
Spectre ha il pregio di essere una messa in scena spettacolare, curatissima a partire dalle location fino alle scene di azione, ma alla fine della visione della pellicola resta poco.
Manca completamente l’approfondimento psicologico dei personaggi così presente in Skyfall, riecheggiano qua e là i fantasmi di un passato (Vesper Lynd, tanto per dire un nome) che si dà per digerito e superato, al punto che gli spettri non sono poi così ingombranti, non più. Bond è tornato ad essere solido, non ha più incertezze e agisce sicuro di se stesso e della sua cerchia di collaboratori fidati. Proprio a questi personaggi di contorno, guidati da un ottimo Ralph Finnes (il nuovo “M” subentrato a Judy Dench) che sembra uscito da un libro di Le Carrè, è affidato il compito di incarnare i “vecchi” servizi segreti britannici che vengono lentamente spodestati dalla volontà di un controllo globale dell’informazione che ricorda molto da vicino l’NSA.
Un film che non deluderà gli appassionati storici del “vecchio” Bond ma che potrebbe lasciare perplessi quanti si sono avvicinati al personaggio solo dopo Casino Royale.