Per comprendere appieno questo libro, è necessaria una premessa storica.
Durante il corso della seconda guerra mondiale, all’interno dei Lager costruiti dalla follia nazista, furono istituite delle unità speciali, addette alla gestione delle camere a gas e dei forni crematori, denominate Sonderkommando. I membri di queste unità venivano regolarmente selezionati tra gli stessi deportati, una volta arrivati al campo.
Si trattava in genere di giovani dalla costituzione forte e robusta, in grado di reggere “lavori pesanti”. I loro compiti erano vari: accompagnare le vittime alle “docce comuni”, svestirle, tranquillizzarle, se necessario; rimuovere i cadaveri, una volta gasati, e trasportarli fino ai forni crematori, dopo avere loro tolto ogni bene prezioso, tagliato i capelli ed estratto i denti d’oro. Se i corpi erano troppi, li bruciavano in fosse comuni.
Vivevano in baracche separate dagli altri prigionieri, per evitare “fughe” di notizie. Furono loro stessi a smantellare il mostruoso marchingegno nazista, all’arrivo imminente delle truppe alleate.
Questi uomini, per lo più ebrei come gli altri, sono stati spesso definiti coi termini più atroci: complici, corvi, traditori. L’accusa più ricorrente è stata quella di non aver mai tentato una ribellione, di aver collaborato al progetto nazista di distruzione di massa.

A smentire questa loro fama ci giunge la voce di Venezia Shlomo, o Salomone, ebreo greco di Salonicco, che, dopo anni di silenzio, decide di raccontare la sua verità, tanto mostruosa quanto lucida, con il libro Sonderkommando Auschwitz (BUR, Rizzoli, 2009, euro 9,20).

Shlomo era un uomo del Sonderkommando.

Nella sua ricostruzione troviamo una verità che non lascia spazio a contestazioni. Una realtà vissuta personalmente, con una confessione accorata: gli uomini del Sonderkommando non erano degli eroi. Molti, di fronte alla loro sorte, si suicidarono, altri tentarono la fuga, ma la maggior parte perse ogni coscienza morale, automatizzandosi e piegando il capo per sopravvivere.

Shlomo fa parte di questi ultimi: non è un eroe, né intende passare per tale. Eppure, ci narra, che all’interno del Sonderkommando una rivolta, seppur soffocata, ci fu. E di questa ribellione ci racconta la dinamica; ci fu chi agì mosso da ideali, chi per fame, chi per paura. In questo libro non si fanno distinzioni. E di fronte ad uomini costretti, loro malgrado, ad atroci compiti, un giudizio morale pare fuori luogo: lasciamo ai suoi ricordi raccontarci come andò.
La ricostruzione di Shlomo parte da più lontano. Dalla difficile vita nel ghetto alla deportazione nel campo di concentramento di Birkenau e al lavoro nel Sonderkommando. Fino alla rivolta fallita, l’evacuazione dal campo e la liberazione, nonché la difficile riabilitazione in un ospedale italiano. Una storia incredibile, terribile, da leggere con attenzione.

Shlomo mostra più volte la sua amarezza di fronte a quanti non consideravano e non considerano la verità dei Lager, a quanti ancora la negano o, peggio, la ignorano. È per questo motivo che Shlomo ha voluto rendere la sua testimonianza, raccontata ad una giornalista e riportata in un libro ricco di tristezza e voglia di rivalsa, illustrato da David Olere, ebreo francese deportato anch’egli a Birkenau.
Oggi, Shlomo è un uomo impegnato nel ricordare quanto accadde, perché, come ci ha insegnato anche Primo Levi, solo attraverso il ricordo, per quanto lacerante, si può restituire dignità storica e morale a quanti non sopravvissero. Ma anche, sembra aggiungere Shlomo, per donare ragione a chi, nelle fauci di un destino ingrato, dovettero agire in modo apparentemente incomprensibile.

Un libro da leggere per scrostare molti pregiudizi storici.