Volevo fare un esperimento, un tentativo di analisi e di metalettura del fenomeno Sharknado, ma ho seri dubbi di esserci riuscito

Mi spiego meglio. Dopo lunga attesa costellata di numerosi pubblicizzazioni televisive ho visto Sharknado e mi è sorta questa domanda: che questo film sia fatto così male, dipende da una precisa volontà del regista oppure abbiamo a che fare solo con un caso di film di serie Z (altro che B!), fortuitamente assurto agli onori dei nerd di tutto il mondo? La casa produttrice alle spalle del film, The Asylum, è fonte instancabile di film per l’home video. Qual è la logica di The Asylum? Sfruttare l’ondata di successo dei grandi blockbuster per produrre mockbuster, versioni caserecce con contenuti che ricordano i loro più nobili (o costosi) ispiratori e che li rievocano nel titolo come solo l’industria del porno riuscirebbe a fare. Possiamo trovare nel loro catalogo The Da Vinci Treasure, Snakes on a train, Transmorphers, Paranormal Entity e molti altri. Il regista del nostro film, Anthony Ferrante, ha al suo attivo anche la perla Boo (sì, si legge proprio Buh!), ghost story dal titolo degno della comica Virginia Raffaele.

Ma entriamo nella vicenda

Film catastrofico del 2013, diretto per l’appunto dal geniaccio Anthony Ferrante, prodotto e distribuito dallo studio in questione e pensato appositamente per il canale statunitense Syfy, Sharknado inizia sulle coste del Messico, dove due uomini su di un peschereccio vengono coinvolti in una tempesta che li uccide mentre discutono di commercio di squali. Chi ha orecchie per intendere, intenda! A Los Angeles un attacco improvviso di migliaia di squali miete moltissime vittime tra i surfisti. Si salva l’ex campione di surf Fin, e d’ora in poi sarà il nostro eroe. Subito dopo, al bar della spiaggia, c’è chi si rende conto che sta per giungere una tempesta che potrebbe risultare ben più pericolosa del previsto. Fin avverte l’ex moglie, che si metta in salvo. La tempesta arriva di colpo e il bar è distrutto: è a quel punto, venendogli a mancare alcoolici e battute sceme degli altri avventori, che il nostro eroe si rende conto di quanto sia grave la situazione.

Tutti fuggono

Chi fugge rimane però ingorgato (anche qui, chi ha orecchie per intendere, intenda) in un traffico hollywoodiano e le strade lungo la costa vengono riempite – sì, proprio così, riempite – di squali trasportati da un’onda: evidentemente avevano preso il posto dei surfisti. In una delle strade invase dagli squali, dopo il passaggio di un’altra onda, il gruppo di eroi formato da Fin e da avventori più o meno sobrii del bar salva, nell’ordine, un cane e una donna. Subito dopo scopre che quello per le due creature è stato l’ultimo e unico sacrificio della vita di uno dei membri: un’onda piena di squali se lo porta via. Arrivati alla casa dell’ex moglie, Fin discute con il ragazzo della figlia, che subito dopo viene ucciso da un’altra onda che allaga la casa (insomma, mai discutere con Fin: finora ci ha rimesso l’intera popolazione di un bar e il futuro genero). Poi il nostro eroe combatte con uno squalo, che uccide, il gruppo fugge, la casa è rasa al suolo, il gruppo salva i bambini di uno scuolabus, la loro auto viene danneggiata da uno squalo e una del gruppo si vendica uccidendo lo squalo. Mai toccare uno status symbol americano! Però la macchina esplode e perciò il gruppo decide di fermarsi in un negozio per rifornimenti: cosa portano via? Provate a indovinare: c’è una battaglia campale (anzi, quasi lagunare) da affrontare. Infatti la situazione diventa più complessa quando alcuni tornado si alzano dal mare trasportando gli squali in aria e scaraventandoli all’interno della città. Ed è qui che le gesta si fanno le più improbabili mai viste sullo schermo televisivo: i nostri “eroi” dovranno combattere gli squali che arrivano… dal cielo. Assistiamo a Fin che li combatte con una motosega e una pistola, gettandosi nella bocca e poi nello stomaco di uno di loro, vediamo uno dei tizi più sfigati del film che viene mangiato pezzo dopo pezzo da uno squalo “volante”, mentre si trova sopra un cavalcavia (a voi scoprire come possa accadere), e via di seguito. La trama è gentilmente offerta (battute a parte) da Wikipedia.

Puro divertimento

Detto questo, che senso ha un’operazione del genere? È puro divertimento? Ma ai nostri tempi, il puro divertimento in un film catastrofico risiede soprattutto nell’aspetto visivo, per il quale almeno gli effetti speciali siano all’altezza della situazione. E vi assicuro che qui si trovano alcuni degli effetti speciali più brutti che abbia mai visto in un film. Per quanto assurda sia la trama e gli effetti speciali siano brutti, la cosa peggiore di tutte è, però, la recitazione. Come si dice: il cane che non ho reciterebbe meglio. Perciò… è puro divertimento, mi chiedevo. Ma forse, il divertimento è tutto del regista. A ben pensarci, Anthony Ferrante ha scelto per il ruolo di Fin, il protagonista, nientemeno che… Ian Ziering. Ricordate? Universalmente conosciuto per Topi motociclisti da Marte (in cui era la voce di… Vinnie, sì, una topona bianca ma cattiva), Ian Ziering ha scolpito a futura memoria il suo volto sul personaggio più stupido di Beverly Hills, 90210, quello Steve Sanders che vuole solo una cosa, Kelly Taylor (si direbbe un essere umano di genere femminile)… e non può averla! (Leggere per credere, Wikipedia Italia, alla voce Steve Sanders, scrive proprio così!) Insomma, perché vi dico questo? Perché pare che il principale divertimento del regista sia stato confermare la caratura ridicola dell’attore.

Ma non ci si diverte affatto

Guardando il film – che ve lo dico a fare? – non ci si diverte affatto. La domanda perciò riemerge prepotente: quale può essere il motivo che ha spinto il regista a mettersi all’opera? Forse era il suo primo film e ne è uscita un’opera ingenua? Certo che no, perché Anthony Ferrante ha al proprio attivo almeno una quindicina di pellicole a partire dal 2000, il cui più famoso sembra essere proprio il nostro film. Con Boo (ricordate, ghost story, buh?) sembrava aver dato fondo a tutta la sua ironia per i titoli, ma è riuscito a superarsi con i seguiti di Sharknado. Sharknado 2 ha per sottotitolo The Second One (come a dire: Sharknado 2: il secondo) e Sharknado 3, Oh Hell No! (cielo, mia moglie!). Film dopo film, in teoria anche il regista più scarso dovrebbe imparare. E forse il nostro Ferrante lo ha fatto. Pare abbia capito l’antifona e per il terzo film ha accolto nel cast l’attore peggiore dopo Ian Ziering: David Hasselhoff (the second one, troppo conosciuto per parlarne). Che ha descritto il film come “il peggiore che abbiate mai visto”, per poi dirsi onorato di farne parte. Vabbe’! Il sito web Rotten Tomatoes ha dato un giudizio positivo al film per l’82% dei critici, con la motivazione che “con orgoglio, vergogna, e gloriosamente senza cervello, Sharknado ridefinisce una nuova generazione di So bad it’s so good“. Alla fine ci avete capito qualcosa? Io no.