Sei fuori posto è un’antologia di racconti che ruotano attorno alla guerra, alle privazioni che questa comporta, all’amore che alcuni conoscono e che altri non hanno ancora incontrato, alla messa in discussione, alla riflessione sulla solitudine che può essere anche una risorsa. Sei fuori posto da Nord a Sud mette insieme frammenti di vita che, anche distanti nello spazio e nel tempo, a volte si somigliano, anche quando c’è chi è schiavo e chi riesce a liberarsi, o quando c’è qualcuno che è sottomesso e qualcuno che ha il potere. Queste storie lasciano intravedere una scomoda realtà, fatta di questioni irrisolte ma anche di grande speranza.

Ne Il contrario della morte Roberto, Saviano racconta la storia vera di un ragazzo del casertano che, per guadagnare qualche soldo per potersi sposare, parte in missione per l’Afghanistan. Una storia attraverso che rappresenta la vita di tanti giovani che si trovano a dover scegliere tra la malavita e le missioni armate: entrambe vie da cui spesso non si trova una sicura via d’uscita. Il protagonista, una volta tornato dalla guerra sposa la ragazza che avrebbe dovuto sposare Gaetano, un suo compagno rimasto ucciso durante un attentato. La sposa, Maria, è molto giovane (ha 17 anni) e attraverso le sue emozioni, il suo corpo viene rappresentato un rapporto con l’esercito e con la guerra che in questo caso rappresenta un’opportunità per chi ha pochi mezzi di accumulare in breve molto denaro da utilizzare per sistemarsi e metter su famiglia.

Un secolo indietro, un’altra guerra: in Ferengi Carlo Lucarelli racconta una storia ambientata a Massaua, Colonia Eritrea. La protagonista è la serva Aster, che al contrario di Maria non conosce l’amore e ai cui occhi gli italiani non fanno certo una bella figura anzi le fanno paura. Il racconto è basato su tre fotografie presenti sul luogo di un delitto ordinato ai danni del barone Caraffa dalla signora Ada che, con un falso testamento, ha destinato tutti i beni del vecchio ai propri figli. Ferengi è la parola etiope dall’inglese foreigner (straniero) come Aster chiama il barone.

Altre schiave forse si libereranno come Grazia, la protagonista del racconto di Valeria Parrella, Il premio ambientato nell’Italia ancora contadina del secondo dopoguerra. Dopo un inizio triste – un funerale e la scomparsa di una persona cara ai protagonisti della storia – vengono introdotti i personaggi del racconto e altre figure che occuperanno sempre più spazio; tra queste, la badante Grazia. In realtà è lei la protagonista, sposerà il suo datore di lavoro spinta dal parroco per non dar modo ai pettegolezzi di prendere piede. Ma il matrimonio non sarà tutte rose e fiori: passerà attraverso difficoltà, differenze che sembrano insormontabili e rapporti (come quello tra Grazia e la figliastra) apparentemente irrecuperabili. Non sempre sarà così, entrambe le figure femminili del racconto cominceranno a familiarizzare e questo agevolerà anche il rapporto tra Grazia e il marito. Quest’ultimo infatti sarà sempre più riconoscente nei confronti della moglie per il rapporto che ha saputo creare con la bambina, che viene così aiutata a crescere nel modo giusto e acquisire consapevolezza del mondo. La riconoscenza aumenterà fino a sfociare in un premio.

Nella Milano degli anni Ottanta ci porta invece Piero Colaprico con Scala C: all’ex maresciallo Pietro Binda torna in mente una storia di quegli anni, il giorno che il suo nipotino londinese gli chiede, nonno che cos’è il destino? Con Scala C Colaprico ci porta nelle atmosfere nebbiose di un poliziesco italiano, in una Milano di delinquenti, osterie e latterie. Questa volta è morto “Pallina”. un poveraccio della Scala C, “un fascicolo in più da archiviare” tra i tanti.

Esilarante il contributo di Wu Ming che mette in scena, nel segno della libertà della scrittura, la strana indagine che porta a scoprire chi è davvero American Parmigiano. Un giovane ricercatore universitario (che parla in prima persona) viene mandato da suo professore a partecipare come esperto a una causa del Parmigiano Reggiano contro gli Stati Uniti d’America che voglio produrre un formaggio e dargli il nome del noto marchio italiano.

In chiusura, Simona Vinci con Un’altra solitudine ci propone una meditazione controcorrente sulla vita solitaria che, in alcuni casi, può essere considerata una risorsa, un’esperienza meravigliosa mentre in altri un incubo. Si parla anche della solitudine di chi naviga in rete illudendosi di essere in compagnia per poi scoprire, una volta tornato alla realtà, di essere ancora più solo.

Aa. Vv.
Sei fuori posto

Einaudi
2010
271 pp., 17 euro