Il Castel Sismondo di Rimini prende il proprio nome dal suo ideatore e costruttore, Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e Fano. L’odierna struttura rimasta non rappresenta altro che il nucleo centrale del castello, che era originariamente difeso da un ulteriore giro di mura e da un fossato.

I lavori iniziarono nel maggio del 1437 e durarono circa 15 anni. Il castello, col Tempio Malatestiano, furono i due principali interventi voluti da Pandolfo sulla città, realizzati senza seguire un progetto urbanistico unitario, ma dettati semmai dalla volontà di dominare l’abitato quali segni architettonici inequivocabili del potere. La struttura venne costruita sopra le vecchie case di famiglia e smantellando un tratto delle mura urbiche. Essa si innalzava dominando l’antico borgo cittadino con sei torri, oggi mozze.

Nel 1821 il castello venne adibito a caserma dei carabinieri; nel 1826 vennero demolite le mura esterne e colmato il fossato. Dopo un lungo periodo di decadenza, il castello è stato ceduto per trenta anni, dal Comune che ne è proprietario, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che ha completato il restauro dotando il maniero di tutti gli impianti tecnologici (sicurezza e controllo microclimatico) necessari ad ospitare mostre a tema a partire dal 2000.

La grande conoscenza del Malatesta dell’arte militare del tempo e delle nuove artiglierie, permise la commissione di una struttura fortificata alla moderna, capace cioè di resistere alla forza distruttrice delle armi da fuoco. Le cortine infatti, sono molto più robuste del solito e gli stessi grandi torrioni quadrangolari accoglievano al loro interno un cannone in bronzo ciascuno.

Nonostante la sua posizione quasi esterna alla città, il Castello non presenta torri difensive rivolte verso l’esterno; le uniche presenti sono tutte rivolte verso la città. Questa particolarità ci permette di comprendere come non fossero rare rivolte cittadine al signore.

Verso la città è rivolta anche la porta, che presenta, al di sopra dell’arco di entrata, il simbolo araldico malatestiano, ovvero l’elmo con cimiero a forma di elefante. Ai lati di questa figura vediamo scritto per intero il nome Sigismondo Pandolfo, scritto in caratteri gotici. Questo goticismo stilistico ci riporta all’ambiente di Venezia, città che rimase sempre legata al Malatesta, essendo capitano di ventura delle truppe della Serenissima.

La parte centrale del Castello era adibita ad abitazione del principe. Qui vi erano le stanze più belle, adorne di arazzi e tende, di tavole ed affreschi, e qui si tenevano le tante feste di corte. Le mattonelle in maiolica poste a ridosso dei piedi dei torrioni danno un’idea della policromia presente nel castello.

Un’idea dell’aspetto originale della costruzione si può farsela osservando il clipeo presente nel dipinto su tavola di Piero della Francesca, che rappresenta Sigismondo Malatesta in ginocchio di fronte a San Sigismondo.