«Un popolo che ha grandi monumenti onde inspirarsi non morirà del tutto, e moribondo sorgerà a vita più colma e vigorosa che mai». L’affermazione di Ippolito Nievo apre la grande mostra Scolpire gli Eroi. La scultura al servizio della memoria” allestita a Padova, dal 21 aprile al 26 giugno, in Palazzo della Ragione e promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Unità Tecnica di Missione per le celebrazioni del Centocinquantenario e dal Comune di Padova, a cura di Cristina Beltrami e Giovanni Carlo Federico Villa.

Già la sede, il Palazzo della Ragione, dà conto dei caratteri di eccezionalità di questa rassegna: si tratta dell’immenso Salone affrescato dove davanti a tutto il popolo si amministrava nel Medioevo la giustizia. Subito dopo il 1861 e ancor più verso la fine del secolo, l’Italia rese omaggio a chi aveva reso possibile il processo di unificazione, e in ogni città sorsero comitati per raccogliere sottoscrizioni pubbliche e finanziare la realizzazione di monumenti celebrativi dei quattro Padri della Patria – Mazzini, Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele – e degli eroi locali che avevano partecipato alle lotte.

Per queste opere vennero banditi concorsi di respiro nazionale cui partecipano i più grandi scultori del momento, e le città maggiori divennero esempio e modello per quelle minori: nevralgico fu il ruolo di Milano, Roma e Torino che, anche in quanto sedi di accademie storiche, rappresentavano i riferimenti della scultura monumentale italiana. Proprio perché doveva conciliare l’Italia intera, questa seppe sviluppare un linguaggio nazionale, compreso e condiviso nell’intera Penisola, in un percorso che andò sviluppandosi dal neoclassicismo di Canova, per sfociare nella pulizia formale e nel nuovo classicismo del Novecento.

La mostra si concentra sui soggetti ricorrenti: Vittorio Emanuele II, Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso di Cavour e Giuseppe Mazzini. All’indomani della scomparsa del I re d’Italia l’intera Penisola lanciò sottoscrizioni per la sua commemorazione con esiti grandiosi come il Vittoriano romano, citato in mostra dal modello del gruppo equestre presentato da Odoardo Tabacchi.  A Garibaldi – forse il personaggio più amato e rappresentato del nostro Risorgimento – vennero dedicati soprattutto dopo la morte nel 1882, monumenti in quasi tutte le città e cittadine d’Italia: in mostra è presente il bozzetto del monumento di Torino – completo anche del basamento -, quello di Michieli per Udine, città nella quale il sentimento irredentista caricava l’opera di un significato profondo e combattivo, o il più moderno Garibaldi a cavallo di Enrico Butti per il concorso di Milano, fino ad arrivare a due tardi esempi di Arturo Martini mai realizzati.

Di Mazzini sono presenti il bozzetto con cui Ettore Ferrari si aggiudicò il grande monumento romano, e quello milanese di Giovanni Spertini. Oltre a ricordare le diverse forme in cui vennero celebrati i protagonisti della storia risorgimentale, l’esposizione vuol aprire una parentesi sui padri spirituali che vaticinarono l’unità: come Ugo Foscolo, consolato dall’Italia dopo il trattato di Campoformio nello splendido gesso di Odoardo Tabacchi; piange anche l’Italia turrita sulla tomba di Vittorio Alfieri in Santa Croce a Firenze, nel bozzetto capolavoro di Antonio Canova. Non manca un accenno all’eroina napoletana Eleonora Pimentel Fonseca, ancora di Tabacchi, e a Giuseppe Verdi – nel gesso di Butti – nelle cui note gli italiani riconobbero il coraggio della rivolta.

L’esposizione rende poi omaggio a dei grandi “comprimari”: Niccolò Tommaseo, presente in mostra con i due esempi del monumento di Veneziane di Selenico, e Daniele Manin celebrato sia nella sua Venezia – e la mostra propone il bozzetto di Luigi Borro – che a Firenze e Torino. O ancora Carlo Cattaneo, di cui è esposto il bozzetto del monumento di Milano, opera assicuratasi ancora una volta da Ettore Ferrari, o i fratelli Cairoli immortalati sul Pincio da Ercole Rosa. Per alcuni monumenti, come quello di Vittorio Emanuele II a Venezia o quello al Duca d’Aosta, grazie ad inedite ricerche d’archivio, si sono ricreate le vicende del concorso, mostrando non solo il modello vincente ma portando anche quelli scartati ed analizzando le ragioni della scelta.

In concomitanza con l’esposizione, viene restaurato a Padova il monumento a Mazzini opera dello scultore padovano Giovanni Rizzo. Un intervento che rientra nel vastissimo progetto di restauro dei maggiori monumenti risorgimentali nelle varie regioni e città italiane, dal Veneto alla Sicilia, portato avanti nel 2011 dall’Unità Tecnica di Missione della Presidenza del Consiglio. La mostra è accompagnata da un supporto multimediale mirato alla contestualizzazione dei bozzetti attraverso video e immagini, sia storiche che attuali.

Info: www.padovanet.it