Da anni denunciamo da questo sito il dramma, vissuto da milioni di giovani italiani, del lavoro a tempo determinato, mal retribuito e privato di qualsiasi diritto sindacale.  Non siamo mai stati soli in questa battaglia, diversi economisti e intellettuali molto più titolati di noi ci hanno preceduto o seguito, ma non è servito assolutamente a nulla.  Il mercato del lavoro ai giovani italiani offre due scelte: essere sfruttati e sottopagati o emigrare. Nelle scorse settimane, anche il ministro dell’Economia Tremonti ha dichiarato di non credere che “la mobilità sia di per sè un valore. Per una struttura sociale come la nostra, il posto fisso è la base su cui costruire una famiglia. La stabilità del lavoro è alla base della stabilità sociale”. In parlamento però le priorità da discutere sono altre e riguardano quasi tutte gli interessi del Presidente del Consiglio. Qualsiasi proposta (perlopiù, va detto a onor del vero, provenienti dal Partito Democratico) per sanare questa situazione insostenibile finisce nel dimenticatoio e scompare dall’orizzonte degli argomenti da trattare e su cui è necessario legiferare. Dove porterà questa condotta è facile immaginarlo: allo scontro sociale.

Lo sa bene la maggioranza di governo che, infatti, ha messo in campo ogni arma di dissuasione esplicita e occulta per tramortire le giuste aspirazioni dei giovani lavoratori italiani. Tutti gli strumenti di comunicazione di massa, dalla televisione al cinema, sono stati arruolati in questa guerra civile che vede schierati da una parte un gruppo di oligarchi anziani e avidi e dall’altra tutto il resto degli italiani. L’obbiettivo, fino ad ora perfettamente raggiunto, è semplice: spegnere tutte le coscienze, ridurre i cittadini in schiavi. La seconda fase del progetto (che è già in atto da tempo), è altrettanto elementare: smantellare ogni istituzione pubblica, privare la collettività di ogni risorsa economica e morale (Costituzione compresa) per appropriarsene né più né meno di come farebbero dei comuni ladri.

Sintomo preoccupante ed ampiamente sottovalutato, di questa tragedia è la funzione assunta dalle famiglie italiane di unico, vero ammortizzatore sociale. I giovani (e con giovani, in Italia, si intendono uomini e donne fino ai 50 anni) si devono appoggiare ai propri genitori per sopravvivere, per avere un tetto sotto cui dormire, del cibo per mangiare e una parvenza di normalità che altrimenti sarebbe del tutto assente. Il grande inganno parte proprio dalla scatola magica, la tv, che sommerge giorno e notte le case degli italiani con rappresentazioni serene e posticce di una realtà che non esiste più e, forse, non tornerà mai più.

Il lavoro si de localizza all’estero seguendo un’insensata, vecchia logica del profitto che vorrebbe ridotti a zero i costi del lavoro. Il risultato è che in Europa è esplosa la disoccupazione e i consumatori europei ormai non consumano più perché non hanno più fonti di reddito. In Asia si lavora con salari talmente bassi da non potersi comprare i beni che si producono destinati a mercati ricchissimi che  esistono solo nelle fantasie degli imprenditori. Ma la maggioranza dei cittadini europei, che dovrebbero essere rappresentati prima dai loro governi e poi dal Parlamento Europeo, che vantaggio ne traggono da queste politiche economiche? Non dovrebbero pretendere immediatamente un intervento forte in loro difesa da parte dei loro governi? Perché invece non accade nulla di tutto ciò?

Ridotti alla fame, privati del futuro, cosa resta ai giovani italiani? La fuga l’hanno già sperimentata (spinti anche dall’oligarchia al comando che preferiva saperli in Germania, in Inghilterra o in Spagna a lavorare piuttosto che in Italia a covare rancore nei loro confronti). Però oggi la situazione è critica anche all’estero e anche fuggire diventa sempre più difficile. Quando sarà impossibile cosa succederà? Quando i giovani lavoratori italiani diventeranno troppo vecchi per lavorare e non potranno andare in pensione cosa succederà? Qualcuno oggi teme la reazione violenta che, si ipotizza, sarebbe fuori controllo, senza regole e incontrollabile. Quando si pensa a questo scenario non si immaginano più le sommosse politicizzate degli anni ’60 e ’70, ma si pensa a una sorta di guerriglia anarchica che ha come obiettivo tutto e tutti. Una reazione priva di qualsiasi strategia e quindi difficilissima da controllare e soffocare. In poche parole una rivoluzione che sente solo le ragioni della fame e della sopravvivenza. Sono previsioni fantasiose? Non si avvereranno mai? Chi può dirlo con certezza. Forse il terrore della violenza – evocata ogni giorno dall’oligarchia al potere per spaventare e rendere “più ragionevoli” i cittadini – potrebbe finire per manifestarsi realmente. E se così fosse, chi potrebbe difendere l’ordine e la coesione sociale? Di sicuro non l’attuale classe dominante che ha lavorato per decenni con l’unico scopo di defraudare la collettività.

Cominciamo col lavoro, e cominciamo subito. In Italia i contratti atipici, quelli a tempo determinato, la proliferazione insensata delle partite Iva: sono tutte cose che vanno abolite subito. Le aziende italiane ed europee devono riconoscere il vero valore dei propri lavoratori che è quello di comproprietari e non di mera forza lavoro da sfruttare e licenziare a proprio piacimento. E’ vero che senza il coraggio degli imprenditori molte realtà aziendali non esisterebbero, ma è altrettanto vero che senza la determinazione e la collaborazione dei loro lavoratori quelle stesse realtà sarebbero fallite. Non avrebbe più senso oggi, che la crisi economica ci ha reso consapevoli del fatto che possiamo sopravvivere solo come Unione Europea, uniformare la contrattazione del lavoro a livello europeo? Non sarebbe più sensato dare a tutti i cittadini lavoratori dell’Unione gli stessi diritti, gli stessi doveri e un salario che permetta loro di vivere degnamente? Chi dovrebbe occuparsi di queste cose perché non lo fa? L’Unione Europea è solo un patto di stabilità tra stati per garantirsi una moneta unica forte? C’è un’anima dietro questo progetto e quest’anima sono gli europei, non dovrebbero essere loro ad avere il potere di decidere del loro futuro?