Dopo l’embargo di libri e parole tentato da Raffaele Speranzon e dai suoi discepoli – tentativo stoppato grazie a un’indignazione diffusa – c’è un embargo di uomini e merci del quale parlare. Ma non si parlerà qui di embarghi imposti da potenze economiche portatrici di democrazia in punta di moschetto. Si parlerà  di un embargo più vicino, ma stranamente silente.

Un embargo che incide sulle tasche di chi ha la fortuna di abitare o visitare per diletto questo sandalo circondato d’acqua salata chiamato Sardegna. Dopo l’annunciata inchiesta dell’Antitrust, datata 22 gennaio, si riparla finalmente dei siderali aumenti imposti dagli armatori che, dal ponte dei loro traghetti, ci cantano il solidale: “o mangi di questa minestra o salti dalla finestra”. Altroconsumo, da cui è partita quella prima segnalazione, parlava di un aumento medio delle tariffe del 66%.

Ora, passato oltre un mese da quella segnalazione, Casper, Comitato contro le speculazione e per il risparmio, si accorge che qualcosa non quadra e, cadendo dalle nuvole, fa un’altra segnalazione all’Antitrust. Cadono dalle nuvole, nondimeno, anche i sindaci dei Comuni della Provincia di Cagliari, i Consorzi turistici, l’Unione delle Province della Sardegna, l’Api, la Camera di Commercio di Cagliari, l’Ascom, Confindustria, Confesercenti, Coldiretti, Confagricoltura e che più ne ha più ne metta.

Tramortiti da questa e da altre percentuali noi, per ogni buon conto, restiamo in attesa. Poi, se proprio non ce la sentiamo di fare la traversata in canotto, andiamo allo sportello di una compagnia di navigazione e, aspettando altri risvegli e altre indignazioni a scoppio ritardato, paghiamo con denaro contante il biglietto che ci consentirà di posare il nostro costoso piede in un’Italia sempre più distante e matrigna.

A proposito di compagnie di navigazione: a volerle cercare con il lanternino si possono leggere dichiarazioni di qualche armatore che, facendosi voce seccata di quest’isola, denunciava la situazione di monopolio di fatto, e di Stato, in cui lavora la Tirrenia. La stessa voce proponeva una raccolta di firme per sensibilizzare i sardi sulla continuità territoriale. Sensibilizzazione che avrebbe portato, par di capire, a una concorrenza più leale e, dunque, a prezzi più bassi.

Oggi che i prezzi sono pressoché raddoppiati, a chi gli chiede conto di quell’aumento, la stessa voce si nasconde dietro il salvifico coperchio adatto per ogni pentola: dato l’aumento esagerato del carburante nel corso dell’ultimo anno gli aumenti erano inevitabili. In questa spiegazione c’è qualcosa che, facendo due conti, non torna. Federconsumatori ha denunciato qualche mese fa un aumento complessivo, alla pompa, di 18 centesimi nell’ultimo anno. Un aumento spropositato che, tuttavia, diventa una quisquilia se paragonato a quel 66%.

Dopo aver finito di fare i conti ho messo da parte la calcolatrice e, osservando un cielo plumbeo che annunciava tempesta, sono arrivato a questa improbabile ma plausibile conclusione: il carburante che si bevono le navi della Moby, e delle altre compagnie, oltre ai soliti volgari additivi, deve avere briciole d’oro, argento e, immagino, zafferano. Polvere aromatica che negli ultimi tempi, lo sanno le casalinghe, è salito alle stelle.

Dico la verità: mi sembrava un’accattivante conclusione per questa riflessione. Ma, pensando proprio a quelle casalinghe che mettono da parte i propri spiccioli per regalarsi una breve vacanza oltre Tirreno, non mi è venuto da ridere. Mi sembrava più opportuno concluderla con una domanda e una proposta. Come si pone fine a quest’embargo di uomini e merci? E’ semplice: indignandosi tutti insieme, ma per davvero, proprio come è avvenuto per l’embargo di libri e parole.

  • di Augusto Secchi

intervento pubblicato sabato 26 febbraio nel Blog di Gianfranco Pintore