Uno dei meriti che si devono al “Padre dei Turchi”, Atatürk, è quello di aver contribuito all’emancipazione della donna in Turchia, la storia di Sabiha Gökçen, prima aviatrice turca, lo dimostra

Bisogna riconoscere che Atatürk credeva molto nei giovani e nelle donne, come simboli del progresso di una nazione come la Turchia.
Tra le tante donne straordinarie che hanno scritto alcune pagine importanti della Storia di questa nazione,quella di Sabiha Gökçen è molto interessante: una degli otto figli adottati da Atatürk e diventata la prima aviatrice turca. Una donna dotata certamente di grande personalità e carisma, tanto da sfidare, se così si può dire, un Paese in cui la mentalità maschile era (ed è forse ancora) predominante.

Ombre sul passato

Sabiha nacque a Bursa il 22 marzo 1913 da Mustafa Izzet Bey e Hayriye Hanım*, di origine bosniache, come ha più volte dichiarato la stessa Sabiha in alcune interviste.
Riguardo alle sue origini, c’è stata una controversia sorta dopo la pubblicazione di un’intervista, nel 2004, che un giornalista di discendenza turca-armena, Hrant Dink, fatta ad una nipote della Gökçen, che affermava lei fosse di origine armena. Mentre una delle sorelle adottive di Sabiha,Űlkü Adatepe, confermò le origini bosniache della sorella.

L’incontro con Atatürk

Sabiha assieme al “padre adottivo”, il Presidente Mustafa Kemal Atatürk

Sabiha assieme al “padre adottivo”, il presidente Mustafa Kemal Atatürk

Durante una visita del Presidente Atatürk a Bursa, nel 1925, Sabiha – allora dodicenne – riuscì ad avvicinarsi a lui chiedendogli il permesso di parlargli. Durante il suo colloquio con il presidente la ragazza gli espresse il desiderio di voler studiare in un collegio ma poiché la sua famiglia era molto povera non poteva studiare. Atatürk, commosso le chiese se volesse essere adottata e vivere nel Palazzo Presidenziale di Çankaya ad Ankara. Sabiha, entusiasta, rispose subito di sì se i suoi genitori avessero dato il consenso. Per sua fortuna i genitori acconsentirono e, assieme alle altre figlie adottive del presidente, Sabiha andò a vivere ad Ankara e frequentò la scuola primaria Çankaya e poi l’ Űsküdar American Academy, un Collegio femminile di Űsküdar, a Istanbul. Con l’approvazione della legge sul cognome il 19 dicembre del 1934 il presidente le diede il cognome di Gökçen che in turco vuol dire “cielo celeste” ( da Gök, cielo e gökçen, celeste).

La passione per il volo

Una foto di Sabiha ( a destra) assieme alle sorelle adottive, Rukiye, Afef e Zerha Aylin

Sabiha (a destra) assieme alle sorelle adottive, Rukiye, Afef e Zerha Aylin

Per Atatürk, l’aviazione era molto importante perciò patrocinò la fondazione dell’Associazione Aeronautica Turca. Nel 1935, alla cerimonia inaugurale della Türkkuşu (Uccello Turco), ossia la Scuola per Piloti, il Presidente portò con sé la giovane Sabiha. La ragazza rimase rapita dall’esibizione degli alianti e dei paracadutisti tanto che quando il presidente le chiese se volesse per caso diventare una paracadutista, lei rispose di sì. Così Atatürk chiese al dirigente della scuola, Fuat Bulca, di iscrivere la ragazza come prima studentessa donna. Dal conto suo, Sabiha era però più interessata al volo che a diventare una paracadutista, riuscì a prendere il brevetto di pilota. In seguito fu mandata in Russia, assieme ad altri sette studenti maschi, per un corso avanzato di paracadutismo e pilotaggio di aeroplani potenti. Fu proprio a Mosca che apprese della morta di Zerha, una delle figlie adottive di Atatürk e, fortemente provata dal dolore, decise di tornare in Turchia e si isolò per un po’ dalla vita sociale.

La prima donna turca pilota di guerra

Poiché all’epoca le donne non erano accettate ai college militari in Turchia, su ordine del presidente Sabiha ricevette una uniforme personalizzata e seguì un programma di istruzione speciale di circa 11 mesi alla Scuola Militare di Eskişehir (Tayyare Mektebi), tra il 1936 e 1937. Dopo il diploma di volo, studiò per diventare pilota di guerra nel Primo Reggimento Aereo di Eskişheir, per circa sei mesi. Qui migliorò le sue capacità come pilota di guerra e fece molta esperienza durante il 1937. Nello stesso anno, partecipò al Massacro di Dersim e divenne la prima pilota donna dell’aeronautica militare. In una relazione, lo Staff Generale raccontò del serio danno che avevano provocato il lancio 50 kg di bomba da parte della donna su un gruppo di 50 banditi fuggiaschi e che lei poi fu premiata con una lettera di apprezzamento. Ricevette anche la prima medaglia Murassa per la sua brillante performance durante questa operazione.

L’Associazione Aeronautica Turca

Nel 1938, Sabiha eseguì un volo di cinque giorni intorno le regione balcane. Sempre nello stesso anno fu nominata istruttore capo della Türkkuşu, la scuola per piloti dell’Associazione Aeronautica Turca, dove prestò servizio fino al 1954 come istruttore di volo. Inoltre divenne membro dello staff esecutivo dell’associazione stessa. Grazie alla sua istruzione, altre 4 donne divennero pilota: Edibe Şubası, Yıldız Uçman, Sahavet Karapas e Nezihe Viranyalı.
Sabiha volò intorno al mondo per circa 28 anni, fino al 1964. E, durante la sua carriera nell’Aeronautica Militare turca, ha pilotato 22 diversi tipi di aeroplani per oltre 8.000 ore di volo, 32 delle quali attivamente sul fronte di missioni di guerra.

La prima donna pilota di guerra

Sabiha accanto ad un quadro che la ritrae mentre bacia la mano del presidente in segno di rispetto e devozione

Nel 1981 uscì il suo libro A life Along the Path of Atatürk (Una vita lungo il sentiero di Atatürk), pubblicato dall’Associazione Aeronautica Turca, per celebrare il 100° anniversario della nascita del suo benefattore. Fatalmente o casualmente, la Gökçen è morta proprio il giorno del suo 88° compleanno, il 22 marzo 2001. A lei è stato dedicato l’Aeroporto Internazionale di Istanbul che si trova nel lato asiatico della città ed è menzionata in The Guinness Book of World Records coma la prima donna pilota di guerra. Inoltre è la sola donna pilota ad essere presente nella lista dei 20 Piloti più grandi della Storia pubblicata dall’Aeronautica Militare degli Stati Uniti nel 1996. Di sicuro la determinazione e la voglia di affermarsi di questa donna ha dato marcia in più nella corsa all’emancipazione femminile turca.