La rivolta dei Boxer

Cina, novembre 1899, i membri della Società di giustizia e concordia – conosciuta anche come Boxer (denominazione tratta dall’inglese) – fomentano una grande sollevazione popolare contro le influenze coloniali straniere. La Cina a quei tempi era considerata terra di conquista dalle potenze imperialiste del vecchio e del nuovo mondo, che sono presenti sul territorio con attività commerciali e sedi diplomatiche oltre che con una gran quantità di attività più o meno lecite. Il nome boxer, tradotto letteralmente come pugile, è dovuto al fatto che inizialmente questo movimento si chiamava Yihequan traducibile come “pugni di giustizia e concordia” ed i mezzi di informazione occidentale utilizzarono semplicemente la traduzione del termine Quan (Pugile). In un secondo momento, quando vi fu un riconoscimento da parte del governo imperiale, questa società segreta cinese assunse il nome Yihetuan. Il movimento era eterogeneo e comprendeva altre associazioni quali Hongquan, Meihuaquan, Dadaohui e Shenquan. Originari dello Shandong (Shantung in Wade-Giles), i Boxers si opposero fermamente alle missioni cattoliche al tempo in declino e alle missioni protestanti in fervida attività, alle legazioni e ai consolati stranieri. La loro reazione fu particolarmente influenzata dalle attività aggressive e violente attraverso cui i missionari cristiani facevano proselitismo: «i cristiani insidiano l’universo», era il loro slogan, «e con l’appoggio degli europei si comportano arrogantemente, insultano la povera gente, opprimono la dinastia Ching, offendono le consuetudini sacre sopprimendo il culto dei santi, costruirono grandi templi sulle rovine delle nostre venerate pagode; ingannano la gente incolta, rovinano la gioventù, strappano cuori e occhi per ricavarne filtri magici»». L’operato missionario cristiano in Cina iniziò trecento anni prima ad opera dalla Compagnia di Gesù con Padre Matteo. I Gesuiti seguirono una politica tollerante nei riguardi della tradizione confuciana e assimilarono gli usi tradizionali a quelli cristiani: il culto degli antenati ivi comprese le offerte votive all’imperatore nel quale entourage i Gesuiti furono accolti in ragione di scambi culturali di carattere tecnico scientifico utile all’impero cinese. Duecento anni dopo la Chiesa di Roma, contraria a questo genere di commistioni, tolse la missione ai Gesuiti e la consegnò ai Domenicani contro i quali, nel giro di un secolo, insorsero i Boxer. La ribellione sfociò presto nella cosiddetta guerra dei Boxer che le potenze occidentali, unitamente al Giappone ed alla Russia, dichiararono ufficialmente alla Cina, come reazione al movimento xenofobo. L’azione degli occidentali culminò prima nell’occupazione di Tientsin e quindi in quella di Pechino, da cui era fuggita la corte. I rivoltosi furono giustiziati e ciascun settore di Pechino venne affidato ad una potenza straniera, i soldati della quale furono autorizzati ad agire come volessero tanto che un funzionario confessò: «Si provava vergogna di essere europei». La conseguenza di questa guerra, negativa per la Cina, fu il pagamento da parte cinese di una notevole indennità, la concessione agli stati stranieri del diritto di far risiedere delle proprie truppe nel quartiere delle legazioni di Pechino eretto a questo scopo, nonché la punizione dei principali esponenti dei Boxer.