È da qualche tempo che provo una grande nostalgia per gli anni ’70. Lo so, erano anni fortemente ideologizzati, fatti di scontri violenti dentro e fuori del Parlamento. Erano anni permeati da due visioni del mondo contrapposte e inconciliabili. Ci si scontrava (verbalmente, ma spesso anche fisicamente) per affermare la propria idea di mondo perfetto. Perché ognuno credeva, presuntuosamente, che la sua portasse alla giustizia, all’uguaglianza, alla felicità.

Non erano anni belli, anzi erano bui, tesi, pesanti (di piombo), ma in quel marasma caotico di parole e di slogan c’era la speranza di poter migliorare il mondo e il destino degli uomini.

In quegli anni la politica infiammava perché aveva un sogno da realizzare. Progettava il futuro, difendeva o, addirittura, creava diritti, spiegava che la vita poteva essere migliore e che l’uomo doveva aspirare a molto di più. Ora, invece, che la politica è appiattita sulla finanza, i politici non trasmettono più sogni, ma sono diventati uno strumento di persuasione. Si limitano a trovare il modo per farci digerire le scelte imposteci per accontentare il mercato globale, la finanza internazionale, gli investitori, gli speculatori.

È per questo che provo nostalgia, perché vorrei che la politica tornasse ad avere un progetto per elevarci, per nobilitarci, vorrei che proponesse una strada per creare un mondo e una vita migliore. Che si battesse per ottenere giustizia ed equità.

Vorrei che i politici tornassero a parlare di valori e diritti e non di spread, di paura, di recessione. Il futuro si costruisce cercando di realizzare un’idea, inseguendo il proprio sogno. E non accontentando le capricciose divinità economiche dei nostri tempi. La politica ci sta facendo tornare all’epoca dei sacrifici umani. E i politici sono i nuovi sacerdoti di questi ingiusti riti propiziatori. Sacrificano le pensioni nella speranza che il famelico spread non ci inghiotta. Poi sacrificano i lavoratori illudendosi che in questo modo la lunatica dea degli investimenti e della crescita ci guardi con occhio benigno.  La reazione della politica (ma anche degli economisti) è proprio quella di chi, non riuscendo a comprendere la realtà, si affida alla superstizione per tentare di placare le forze ostili.

Ad ogni modo, mentre il “governo tecnico” smantella ammortizzatori sociali e diritti dei lavoratori per ingraziarsi le nuove capricciose divinità, i politici continuano a pavoneggiarsi con i loro lussuosi abiti fatti di piume, talismani e amuleti d’oro.